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domenica 19 febbraio 2017

Quando andavamo alla Masseria Zurlo

La Masseria Zurlo nei pressi di Scandale dove sorgeva il vescovato di San Leone in alcune foto pubblicate su Facebook




lunedì 6 aprile 2015

Leonia e San Leone nei Quaderni Siberenensi


Di seguito una piccola parte di un lungo articolo del prof. Francesco Le Pera di Santa Severina sulla storia di Leonia-San Leone.

La Diocesi di San Leone

“Tutti gli storici, a partire dal XVI secolo, fanno menzione della cittadina di Leonia senza accennare, però, alla sua esatta posizione geografica, né alla sua origine.
Ne fa cenno per ben due volte, invece, Padre Giovanni Fiore da Cropani: la prima nel tomo Iº della sua opera, al capitolo VI dal titolo Città distrutte in Calabria e loro notizie, dove la dice posta “tra Santa Severina e Crotone”, di origine greca, chiamata poi San Leone per il fatto che abracciò la fede cristiana. La seconda volta nel tomo II° libro II° cap. III (Cattedrali unite), in cui afferma che fioriva tra Crotone e Santa Severina “la piccola città di San Leone, o pur Leonia. Fu sede vescovile greca e poi lartina. L’essere stata di rito greco le dà antichissima la nascita, almeno prima del 1000, ma la scarsezza delle scritture non le fa apparir pastore che dal 1300 in qua".
Naturalmente non c’è da meravigliarsi se le notizie del fiore sono derivate dall’Ughelli il quale, trattando espressamente delle suffraganee della metropolia di Santa Severina, doveva pur accennare alla piccola San Leone e dire quanto ai suoi tempi si conoscesse. Lo storico toscano del Seicento afferma che “la città di San Leone, una volta chiamata leonia, distrutta dalle fondamenta dai Saraceni, era situata fra la città di Crotone e Santa Severina. Di essa non si fa alcuna menzione fra gli antichi autori: è ricordata tuttavia da Leandro, Barrio e Marafioti nella storia della Calabria. Si vedono ancora i suoi ruderi e dove era la cattedrale c’era una gran croce. Anticamente aveva un Vescovo Greco, poi nei secoli successivi Latino, sottoposto alla Metropoli di Santa Severina. Pio V, Pontefice Massimo, nell’anno 1571 ne soppresse la dignità episcopale e unì in seguito alla Diocesi Metropolitana di Santa Severina le sue rendite” (Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, tomo IX, Venezia 1721, pp. 512-513.
Abbiamo voluto tradurre per intero il passo dell’Ughelli per far conoscere le notizie da lui possedute sulla storia di questa cittadina nella seconda metà del secolo XVII, ma soprattutto per dimostrare che tutti gli altri storici, che lo seguirono, non hanno fatto altro che copiarlo e per di più aggiungere qualche particolare, che è frutto della loro fantasia.

Francesco Le Pera, La Diocesi di San Leone (prima parte), Quaderni Siberenensi, Edizioni Publisfera, San Giovanni in Fiore (CS), anno VII, dicembre 2005, pp. 31-41. La Diocesi di San Leone (seconda parte), anno VIII, dicembre 2006, pp. 13-27. San Leone nei documenti storici (terza parte), anno VIII, dicembre 2006, pp. 29-48.


Scorcio dell'entrata della Masseria Galloppà dove sorgeva la Diocesi di San Leone. La Masseria, realizzata nell'Ottocento dal barone Drammis di Scandale, ora ospita l'Agriturismo Leonia.

domenica 18 maggio 2014

Leonia: una antica cittadina tra Scandale e Crotone



L'entrata della masseria dove sorgeva Leonia poi San Leone nel territorio di Scandale


“Tra queste campagne del fiume Esaro, e di Santa Severina, appaiono le antiche mura di una città distrutta chiamata Leonia”



Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, Padova 1601, pag. 206


In questa contrada, oggi chiamata Galloppà, sorgeva Leonia. Nell'Ottocento il barone Drammis di Scandale, sulle rovine vi costruì questo palazzo adoperando materiale preso sul posto.

domenica 7 luglio 2013

Pagine di storia - La Diocesi di San Leone

L'entrata dove sorgeva la Diocesi di San Leone in una foto pubblicata su Facebook

La diocesi di San Leone (in latino: Dioecesis Sancti Leonis) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.
La diocesi di San Leone fu eretta prima del XIV secolo e fu suffraganea dell'arcidiocesi di Santa Severina. Sede vescovile era la cittadina di San Leone, che oggi si trova nel territorio di Scandale, in provincia di Crotone.
La diocesi fu soppressa il 27 novembre 1571 per l'insufficienza delle rendite e incorporata nell'arcidiocesi di Santa Severina. Oggi San Leone sopravvive come sede vescovile titolare, mentre l'antica sede vescovile è completamente distrutta.

Dal sito Wikipedia
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Nel 1571 la Chiesa di Santa Severina veniva in maggiore splendore per l’incorporazione del vescovado di San Leone che Papa Pio V in quell’anno sopprimeva in vista della sua infelicissima situazione. Questa città un tempo detta Leonia era posta tra Crotone e Santa Severina, ma distrutta dai saraceni non risorse più, ed ora è scomparsa dalla corografia del Regno. Non sappiamo dire l’origine di questa Chiesa; ma è certo che essa pure nacque greca, e si mantenne tale fino alla sua soppressione nell’anno testé ricordato, cioè fin dopo la morte dell’ultimo suo titolare, che fu un Alvaro Megalenes portoghese, sublimato alla cattedra di San Leone nell’anno 1565. [...]

Vincenzo d’Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili e prelatizie del Regno delle Due Sicilie, Napoli 1848, pag. 619.


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LEONIA

Leonia quæ & Leonium, & Urbs Sancti Leonis dicitur, Urbs Magnæ Greciæ, seu Calabriæ Ulterioris, nunc excisa, inter Siberenam, seu Sanctam Severinam, & Crotonem. A Saracenis funditus deleta fuit, ejusque adhunc apparent vestigia.
Nullum de illa mentionem faciunt antiqui Scriptores, ejus tamen meminerunt Leander, Barrius, Marafiottus in Historia Calabriæ aliique recentis. Antiquitus ei præsuisse Græcum Episcopum, traditi Ughellus Tom. IX. col 720. Ceterum hujus rei vestigium nullum deprehenditur in Notitia Leonis Sapientis.
Nilus quoque Doxapatrius, qui Notitia suam circa medium seculi undecimi adornavit, tametsi Rhregium, & Sancta Severinæ Metropoles, eisque abnoxias Urbes recenset, altum tamen habet silentium de Episcopatu Sancti Leonis.
Id unum reperire potui in Notitia Ecclesiarum Urbis & Orbis, ante annos quadringentas ab Episcopo Catharensi scripta, quam D. Emanuel a Schelstrate ex MSS. Codicibus Vaticanis edit Tom. II. Antq. Eccles. in appendice ad Opus Geographicum, num. XXIV. pag. 759.
Inter Episcopos Suffraganeos S. Severinæ, recenseri Episcopum Sancti Leonis Grecum. Deinceps vero opportuit, Latinum Episcopum huic Ecclesiæ fuisse præfectum; nam ipse Ughellus in Serie Antistitum S. Leonis, primo loco posuit Lucam, quem sub Clemente V. anno 1349. abiisse affirmat.
Cum antem hæc civica diu desolata acuisse, Sanctissimus Pontifex Pius Quintus, anno 1571. Episcopalem dignitatem in ea suppessit, redditus vero una cum Diocesi Metropoli Sanctæ Severinæ perpetuo univit.

Francesco Orlandi, Orbis sacer et profanus illustratus, Firenze 1737, pars. II, vol. III, cap. XXXVII, pag. 2135.



martedì 5 marzo 2013

L'ultimo Vescovo di San Leone

Mons. Charles J. Scicluna

L’ULTIMO VESCOVO DI SAN LEONE

Il 6 ottobre 2012 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Vescovo Ausiliare dell'arcidiocesi di Malta e al tempo stesso Vescovo titolare di San Leone.
Il Rev.do Mons. Charles J. Scicluna è nato a Toronto, in Canada, il 15 maggio 1959. Dopo le scuole secondarie, ha compiuto gli studi presso il Seminario maggiore di Malta e frequentato l'Università locale, ottenendo la Laurea in Diritto Civile e la Licenza in S. Teologia. Successivamente ha conseguito anche la Laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma.
È stato ordinato sacerdote l’11 luglio 1986 per l'arcidiocesi di Malta. In seguito, conclusi gli studi di Diritto a Roma, è stato, tra il 1990 e il 1995, Difensore del Vincolo e Promotore di Giustizia al Tribunale Metropolitano di Malta, Professore di Teologia Pastorale e Diritto Canonico presso la locale Facoltà di Teologia e Vice-Rettore al Seminario Maggiore dell'arcidiocesi. In questi anni non ha mancato di offrire la sua collaborazione nel ministero sacerdotale presso le parrocchie di San Gregorio Magno, Sliema, e quella della Trasfigurazione, Iklin, presso Malta. Ha servito come Cappellano al Convento locale di S. Caterina.
Nel 1995 è entrato al servizio della Santa Sede, prima come Promotore di Giustizia Sostituto presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e poi come Promotore di Giustizia presso la Congregazione per la Dottrina della Fede. In questo periodo ha anche insegnato, come Professore Invitato, presso la Facoltà di Diritto della Pontificia Università Gregoriana.

Dal sito cattolici romani.it


I PRECEDENTI VESCOVI DI SAN LEONE
Eugène Georges Joseph Lecrosnier (21 aprile 1969 - 3 novembre 1979 nominato vescovo di Belfort-Montbéliard).
Stanisław Napierała (25 agosto 1980 - 25 marzo 1992 nominato vescovo di Kalisz).
Jacques Maurice Faivre † (29 aprile 1992 - 29 luglio 1997 nominato vescovo di Le Mans).
Stanisław Dziwisz (7 febbraio 1998 - 3 giugno 2005 nominato arcivescovo di Cracovia).
Víctor Manuel Ochoa Cadavid (24 gennaio 2006 - 24 gennaio 2011 nominato vescovo di Málaga-Soatá).
Prospero Grech, O.S.A. (21 gennaio 2012 - 18 febbraio 2012 nominato cardinale diacono di Santa Maria Goretti).


domenica 5 febbraio 2012

La soppressione del vescovato di San Leone



Nella foto sopra si vede il cortile interno del fabbricato costruito a metà dell’Ottocento dal barone Nicola Drammis sulle rovine di San Leone. Ristrutturato, adesso è sede dell’Agriturismo Leonia.


Morto l’ultimo vescovo di San Leone, il lusitano Alvaro Magalenes (1565-1566), e rimasto vacante il vescovato, il papa Pio V nel maggio 1566 concede l’amministrazione dei beni della chiesa di San Leone al nuovo arcivescovo di Santa Severina Giulio Antonio Santoro (1566 – 1572), promettendogli che in seguito sopprimerà il vescovato e lo unirà a quello di Santa Severina. Il nuovo arcivescovo ne prese subito possesso tramite il notaio Domenico Guarino. (Instrumentum captae possessionis Ep.tus Sancti Leonis per egregium Not.m Domenicum Guarinum sub die maii 1566). La soppressione del vescovato e la sua unione a quello di Santa Severina tardano. Finalmente, il 27 settembre 1570, Pio V invia un Breve al vescovo di Umbriatico, Pietro Bordone, incaricandolo di visitare e di istruire il processo sulle qualità della chiesa di San Leone, che deve essere soppressa a causa della desolazione e dello spopolamento.


Il vescovo dovrà certificare le rovine e l’abbandono del casale e della chiesa e compilare il processo, prendendo atto dello stato “de praedicta ecclesia eiusque Civitate, Diocesi, clero, populo, statu, situ, conterminis, nec non beneficiis, proprietatibus, censibus, iuribus et actionibus”. Ottenuto il Breve, che gli spiana la strada per ottenere la soppressione del vescovato di San Leone e l’incorporazione dei suoi beni alla mensa arcivescovile di Santa Severina, Giulio Antonio Santoro, detto il Cardinale di Santa Severina, invia subito da Roma, in data 29 settembre 1570, le istruzioni per il suo vicario generale in Santa Severina, Giovanni Antonio Grignetta, in modo che si prepari in modo adeguato per l’imminente visita del vescovo di Umbriatico Pietro Bordone ( 1567 -1578).


“Al Ven.le m. Gioanni Enfosino decano di Santa Severina et amico nostro carissimo a S.ta Severina.


Instruttioni per il processo c’ha da fare mons. d’Umbriatico sopra il Vescovado di San Leo che si manda al Reverendo Gio. Ant.o Grignetta Vicario n.ro generale in Santa Severina.


Dal tempo che piacque a N. S. farmi Arcives.vo di Santa Severina trovandosi vacare la chiesa di San Leo, Sua Santià la volse unire, ma scordatasi in quel consis.ro disse volerlo fare un’altra volta massime dopo ch’io fussi costi et c’havessi potuto farne il processo nel Concilio Provinciale secondo il Concilio Tridentino sess. 24 de refor. g.rali cap. 13 Vocatis quor. interest non di meno all’hora medesima S. S.ta mi fece quel breve c’havete costi de colligere et conservare i frutti di San Leo, et queste per un interim all’Unione.


Hora vedendosi la cosa andare in lunga S. B.ne ha deliberato di procedere et cosi scrive un Breve al Vescovo d’Umbriatico che s’informi della Chiesa, Città, Diocese, Redditi, Frutti della chiesa di S. Leo acciocché si possa risolver d’unirla a qualchuno per esser detto Vescovo confidente di S. B.ne come sua Creatura.


La copia del qual Breve ve si manda qui inchiusa. Pertanto bisogna andare o mandare a detto Vesc.vo per presentarlo, et per condurlo a vedere il luogho di San Leo onde io credo sarà necessario condurlo in Santa Severina per far questo overo in Cutro o altro luogho della Diocese dove a voi parrà più opportuno perch’io non so li luoghi con sumministrarli le spese et farlo spedir quanto prima et così potrete fare o come meglio vi parrà.


Et se con questa occ.ne vi paresse far che desse nella n.ra diocese il sacram.to della confirmatione mene rimetto a voi avertendo pero che s’osservino le debite circunstanze conforme la rubrica del Pontificale et Concilio Tridentino et il tuttoripongo in suo arbitrio.


Il Vescovo predetto si pigli un Notaro sufficiente et che facci buona... ancor capace S. S. dell’animo anco ch’o di fare una chiesa nel luogho di San Leo se si potrà et una cappella nella chiesa n.ra dove si celebrasse quotidianamente ma perch’io non sò il luogho dove sia ne appresso che habitato non posso dir altro.


Quello che si ha da provare per l’Unione o suppressione sarà che la detta chiesa è rovinata à fundamentis. Che non ha città alcuna, che non ha popolo, che non ha beneficii, che non ha diocese anzi ch’è dentro la dioc.se di Santa Severina. (ch’io sappia, ma se è altrimenti, che si deducha in processo)


Che il più vicino Vescovado o chiesa è la metrop.na di S.ta Severina dalla cui città dista tre o quattro over sei miglia che siano, et ch’è nel territorio di detta città d’altra terra della terra della sua diocese.


Che li frutti son tenui, esigui, et pochi quali quasi non bastano ad un Prete non ch’ad un Vescovvo et qua potrete far essaminare testimonii sopra li redditi, et beni si potran produrre li instrum.ti degli affitti. Et anco computare da fertile ad infertile che può valer ciascuno anno secondo i communi et generali prezzi.


S’ha da produrre nel processo copie autentiche, ascoltate con le originali appresso del Comm.rio de beni et censi o altre cose di detta chiesa con avertir quelle de quali la chiesa n’è hoggi in poss.ne et di quelli che non, et cosi d’una Platea che l’archidiacono havra ricovrata da un Notaro di Policastro de quei beni detta chiesa non è in poss.ne


Et così anco si puo dedurre il med.mo per testimonii per d’altre ragioni, et attioni d’essa chiesa et del resto far diligenza che questo processo venghi ben formato et finire la verità.


Sara bene che si esaminassero qualche testimoni di fuora di S.ta Severina, cioe che non siano della città per rimuovere ogni scrupolo di suspitione sopra questo breve non ho fatto pigliare l’essequat. per non havere di servire in contradictorio Judicio.Per questo né voi né il detto vescovo non ne prenderete ombra ma attenderete all’essecutione.


Il processo me si mandi poi per via sicura per poterlo presentare a Sua Santità. Havrei chiaro tra l’altre una cosa che vedessino di ricovrar bolle et scritture appartenenti tanto alla detta n.ra Città quanto à quella di San Leo, et altri della Diocese per conservarli nell’Archivio n.ro ma il tutto destram.te tamq. aliud agens.


In reliquis supleat cum prudentia. Roma XXIX sept.ris LXX. Iul. Ant. Card. et administrator S. Severinae”.


Cfr., Andrea Pesavento, La soppressione del vescovato di San Leone, pubblicato su La Provincia KR n°. 31-33/2006.


domenica 17 luglio 2011

L’appassionato di archeologia Giuseppe Giovinazzi




Il documento che segue dimostra con quanta passione il nostro Giuseppe Giovinazzi si è impegnato in tutti questi anni per valorizzare il sito di Leonia – San Leone, dove sono venuti alla luce molti reperti archeologici, grazie anche al suo lavoro. Reperti che andrebbero studiati e catalogati da esperti archeologi e poi sistemati nel Museo comunale. Ne riporto una piccola parte:



MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ COLTURALI



Comando Carabinieri tutela patrimonio culturale


Nucleo di Cosenza


Palazzo Arnone – Via Colle Triglio n° 4



OGGETTO: verbale di acquisizione di atti, documenti e cose.


Il giorno 10/03/2005, alle ore 10,30, in Scandale, presso il Comando Stazione Carabinieri.


Il sottoscritto ufficiale di Polizia Giudiziaria, Vice Brigadiere Gabellone Alessandro, al servizio al Nucleo Carabinieri in intestazione, dà atto che Giovinazzi Giuseppe, nato a Scandale, il 20/06/1958, ivi residente in via Mattia Preti, 5 identificato a mezzo di patente di guida n°CZ2365016P, rilasciata il (data illeggibile) dal Prefetto di Catanzaro, ha spontaneamente consegnato la seguente documentazione, dallo stesso citata nel corso delle sommarie informazioni dallo stesso rese e verbalizzate con atto a parte in qualità di indagato nell’ambito del procedimento penale n° 681/2004 R.G.N.R. della Procura della Repubblica presso il tribunale di Crotone, che si è proceduto ad acquisire perché ritenuta utile al prosieguo delle indagini:


1)- Copia lettera datata 12/09/2002 indirizzata al sig. Sindaco di Scandale Fabio Brescia compresa di n° 18 fogli ad essa allegati.


2)- Copia lettera indirizzata alla Direzione dell’Intendenza Museo Statale di Crotone, più altri indirizzi, con apposta ricevuta postale di riscossione n° 0985.


3)- Copia lettera datata 10/06/1996 indirizzata al C/te Stazione CC Scandale, alla Direzione della Sopraintendenza Archeologica di Crotone, alla Direzione della Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria con relative copie ricevute postali di riscossione, parzialmente leggibili, recanti n° 2075 e 2077, e relativo avviso di ricevimento n° 2075.


4)- Copia segnalazione di località di interesse storico ed archeologico, datata 12/06/1996 controfirmata per ricevuta da tale Giuseppe Nicoletti.


5)- Copia lettera indirizzata alla Sopraintendenza Archeologica Museo Statale di Crotone datata 12/06/1996 con apposta copia ricevuta postale di riscossione, parzialmente leggibile, n° 2331.


6)- Copia lettera indirizzata alla Direzione Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria e Ufficio Scavi di Crotone e p.c. al Segretario Comunale del Comune di Scandale, datata 08/07/1997 con apposto in copia articolo di giornale dal titolo “Emergono Reperti”, relative ricevute postali di riscossione n° 0333 e 0335 e copia avviso di ricevimento e riscossione n° 333 datato 14/07/1997.


7)- Copia lettera indirizzata all’Ill.mo sig. Console dell’Ambasciata turca e p.c. al sig. Sindaco del Comune di Scandale Fabio Brescia ed alla Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria e Ufficio Scavi Palazzo Morelli, datata 14/08/2002 con relativa copia di avviso di ricevimento n° 12147702591-8 datato 20/08/2002. [...]



domenica 10 ottobre 2010

I Vescovi della Diocesi di San Leone

L’entrata del Casino di Galloppà, dove sorgeva la Diocesi di San Leone, in una foto di Luca Simbari.



Vescovi di San Leone



Filippo

(anno 1223)

Il nome di questo vescovo è inserito in una sentenza pronunciata a Cirò il 25 gennaio 1223 da Giovanni, Nicola e Bartolomeo Logotheta, giustizieri imperiali, in favore del monastero florense. Sconosciuto a tutti i repertori, si presume che sia il vescovo che sottoscrisse gli atti del IV Concilio Lateranense nel 1215.


Giovanni

(8 luglio 1322)

Con altri nove vescovi, concedeva indulgenze alla chiesa di San Giovanni di Repolano, nel territorio di Spello in Umbria: il documento in pergamena si trova nell’archivio della collegiata di Spello. Di lui, come del precedente, non ebbe notizia l’Ughelli.


Luca

(anno 1349)

Non si hanno altre notizie, tranne che morì nel 1349, sotto il pontificato di Clemente VI.


Adamo

(12 ottobre 1349)

Basiliano, da Gimigliano nella diocesi di Catanzaro. Monaco di San Nicolò di Flagario.


Giacomo

(anno 1390)

Nel 1400 diventò Arcivescovo di Santa Severina, su disposizione di Bonifacio IX.


Giovanni II

(anno 1391)

Morì nel stesso anno (1391), come risulta dagli Atti Concistoriali di Bonifacio IX.


Nicola di Lorenzo

(5 giugno 1391)

Eremita agostiniano. Morì nel 1402.


Giacomo de Villano

Alla morte di Nicola di Lorenzo è trasferito da Martirano a San Leone per pochi mesi, e precisamente dal 18 maggio al 7 ottobre del 1400. A questa data fu promosso Metropolita di Santa Severina.


Antonio

(anno 1402)

Di Roma, domenicano, già vescovo di Segni, nel Lazio, fu qui trasferito l’anno medesimo.


Geminiano Giovanni

(10 dicembre 1404)

Di Sochefani. Dell’Ordine degli Eremiti di Sant’ Agostino.


Nicola II

(anno 1430)

Morì nel 1439.


Gilberto di Nichesola

(22 giugno 1439)

Canonico di Verona.


Giovanni Domenico

(anno 1490)

Morì nel 1490.


Giovanni di Bonifacio

(anno 1491)

Benedettino del monastero di San Bonifacio di Squillace.


Matteo

(anno 1517)

Morì nel 1518.


Giulio Dati

(26 febbraio 1518)

Nobile fiorentino, valente poeta e teologo. Morì a Roma nel 1524, e fu sepolto nella chiesa dei Santi Silvestro e Dorotea, dove era stato parroco.


Francesco Sferolo

(18 gennaio 1525)

Da Camerino, rinunciò per dare la sede ad un parente. Morì nel 1526.


Anselmo Sferolo

(19 gennaio 1526)

Suo congiunto, dei Conventuali, traslato da Minervino (Andria). Nel dicembre dello stesso anno fu mandato a Velletri, in veste di commissario apostolico per gli affari della guerra. Morì nel 1531.


Anastasio

(18 gennaio 1532)

Canonico di Bologna, probabilmente si chiamava Avanzo Cricca. Morì nel 1535.


Ottaviano Castelli

(anno 1535)

Da Bologna, dei Predicatori. Morì nel 1542 a Ferrara e, portato a Bologna, fu sepolto nella chiesa di San Petronio.


Tommaso Caselli (o Castelli)

(11 dicembre 1542)

Della nobiltà di Rossano, dell’ordine di San Domenico, partecipò due volte al Concilio di Trento ed in una vi fu commissario generale. Traslato ad Oppido, Bertinoro e Cava, morì il 19 marzo 1571 a Roma e venne sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.


Marco Salvidio

(14 novembre 1544)

Rettore della chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Bisignano. Morì nel 1555.


Giulio Pavesi

(23 agosto 1555)

Di Quinzano, della diocesi di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, trasferitovi dal vescovado di Vieste, diventò poi arcivescovo di Sorrento, morì nel 1555.


Giulio Rossi (o De Rossi)

(2 ottobre 1555)

Canonico di Polignano di Bari, fu assunto da Papa Paolo IV al vescovado di San Leone il 2 di ottobre del 1555. Intervenne al Sacro Concilio di Trento. Morì a Roma nel mese di marzo del 1564.


Alvaro Megalenes

(1 marzo 1565)

Portoghese; visse pochi anni. Morto lui ne fu soppresso il vescovado.


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Cfr. Francesco Le Pera, San Leone nei documenti storici, Quaderni Siberenensi (anno VII – dicembre 2005, anno VIII – dicembre 2006). Luigi Santoro, Storia di Scandale, Roma, Gangemi, 2007.


domenica 27 giugno 2010

LEONIA

Entrata del Casino di Galloppà nei pressi di Scandale, costruito dal barone Nicola Drammis nella prima metà dell’Ottocento sulle rovine della Diocesi di San Leone.


LEONIA


Edificata, probabilmente, da profughi troiani sulle pianure tra Santa Severina e Crotone, forse, in quell’agro oggi detto San Leo, nei pressi di Scandale, ove sono state rinvenute suppellettili bizantine.

Coll’avvento del Cristianesimo venne detta San Leone, forse perché eretta a sede Vescovile.

Distrutta al tempo delle invasioni saracene, non risorse più. I superstiti si rifugiarono nelle vicine città.


Gustavo Valente, Dizionario dei luoghi della Calabria, Frama Sud, Chiaravalle, 1973.


A titolo di cronaca va detto che lo storico Gustavo Valente fa parte di quella schiera di studiosi sostenitori della tesi che l’antica città di Leonia sorgeva a San Leo nei pressi di Scandale e, dopo la sua distruzione (840), fu successivamente ricostruita a Galloppà col nome di San Leone.


giovedì 6 maggio 2010

Alcune frasi storiche su Leonia – San Leone

FERMATI E VERSA LACRIME

LEONIA QUI FU

ATTENTO, ATTENTO, MIRALA

AH! LA RAVVISI TU

SÌ, SÌ, NICOLA DRAMMIS

L’OMBRA NE RINNOVÒ

M.A.T.E


Nella foto si vede l’entrata del Casino di Galloppà (prima del restauro), costruito dal barone Nicola Drammis nella prima metà dell’Ottocento. Lo storico Pericle Maone, in un suo libro, sostiene che il muro che si vede in primo piano è l’unica cosa rimasta in piedi della vecchia cattedrale di San Leone. Sopra, la scritta del 1848 che compare sul muro.

Di seguito riporto alcune frasi su Leonia–San Leone, scritte da illustri storici che in passato si sono occupati di questa Diocesi scomparsa.


“Da Santa Severina a Crotone fioriva in quel frammezzo la piccola città di San Leone, o pur Leonia. Fu sede vescovile greca, e poi latina; L’essere stata di rito greco le dà antichissima la nascita, almeno prima del mille; ma la scarsezza delle scritture, non le fa apparir Pastore che dal mille trecento in qua”.


Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, vol. II, Napoli 1743, p. 282.

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“La minuscola diocesi di San Leone, non si sa né come né quando, ma certamente al tramonto del dominio bizantino, era suffraganea di Santa Severina, a breve distanza da Crotone. Il Barrio che è sempre classicheggiante, la chiama Leonia, anche se nella storia non c’è traccia di un toponimo del genere. Essa è sparita senza lasciare traccia di sé”.


Francesco Russo, Regesto Vaticano per la Calabria, Vol. IV, Roma, Gesualdi Editore, 1978 p. 383, nota n° 89.

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“Il castello munito di Leonia o di San Leone è un altro bel problema per l’archeologia bizantina. La piccola città, vescovado e fortezza, fu rasa al suolo nello stesso anno della presa di Santa Severina (circa 840). Tuttavia rimase il titolo e la sede vescovile fino al 1571, in cui fu aggregata a Santa Severina, perché “solo aequata” senza rendita e senza clero. In realtà la si colloca in contrada Manca del Vescovo presso Apriglianello. Visitai e studiai il luogo, mai esaminato da archeologi, ma nulla trovai della bizantina Leonia”.


Paolo Orsi, Le Chiese basiliane della Calabria, Firenze, 1929, p. 234.

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“Sulle vicende di questa Chiesa ben poco conosciamo. E, a dire il vero, ci sembra molto strana l’apparizione della sua cattedra vescovile. Si dice che la città di San Leone sia la vecchia Leonia, greca e poi bizantina. Ma nessun documento ce ne può far certi. Pare che la città sia stata rasa al suolo dagli Arabi nello stesso anno della presa di Santa Severina, ma è veramente preoccupante il fatto che di essa, che pur è segnata come diocesi fino al 1571, non si sia riusciti a definire neppure l’esatta ubicazione. È additato il luogo dove presumibilmente sorgeva un tempo, ma nessun archeologo e storico è giunto finora a di una qualche conclusione. Si ha in ogni modo motivo per credere che la Diocesi negli ultimi tempi sia esistita solo di nome e che i suoi vescovi ne abbiano portato solo il titolo, giacché, come si legge nel Decreto della S.C. Concistoriale, che il 7 novembre 1571 la univa alla nostra Arcidiocesi, essa era assolutamente priva di popolo, di rendite, di privilegi e (cosa veramente incredibile) aequata solo”.


Bernardo Silvio, Santa Severina nella vita calabrese dai tempi più remoti ai nostri giorni, Napoli, Istituto Editoriale del Mezzogiorno, 1960.

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“La diocesi di San Leone, i Saraceni la smantellarono; se ne vede appena un qualche vestigio. Dove era la cattedrale fu rizzata una croce greca perché dai greci era uffiziata nel rito e ne avevano il vescovo. Le notizie di quei tempi andarono affatto perdute. Risorse la città poco lungi dal primitivo suo sito ed ebbe successione di vescovi di rito latino”.


Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d’Italia, vol. XXI, Venezia, 1870.

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“Da Crotone procedendo verso l’interno c’era una volta la città di Leonia, poi distrutta, come raccontava Camillo Lucifero nel manoscritto già citato. In seguito la città cambiò nome in San Leone e fu sede vescovile, poi aggiunta alla diocesi di Santa Severina.

La città di San Leone era conforme oggi se ne vedono le reliquie disabitate negli ultimi confini del territorio di Santa Severina e quel di Crotone, via pubblica per il mezzo, vicino le terre dette Spataro [terre di Fota], e Mezzaricotta di Crotone. Appresso sopra un monte è la terra di San Mauro e più in basso è Scandale, che è casale di Santa Severina”.


Giovan Battista Nola Molisi, Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone, Napoli 1649, pp. 60 e 89.

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Nell’agosto del 1572 Alfonso de Rasis Arciprete del Casale di San Mauro e “de Civitate Sanctae Severinae Publica Apostolica Auctoritate Notarius”, compila l’atto di possesso del vescovato di Santo Leone per l’arcivescovo Giulio Antonio Santoro.


sabato 12 dicembre 2009

La questione archeologica di Leonia – San Leone: la parola a gli esperti.

Nella foto, presa dal sito www.agriturismoleonia.it si vede l’entrata della masseria Galloppà di Scandale, sorta a metà dell'Ottocento sulle rovine di San Leone. Secondo lo storico Pericle Maone, il muro che si vede in primo piano (ora restaurato), apparterrebbe alla cattedrale scomparsa. Nella zona sono stati trovati vari reperti archeologici, esposti nel museo locale.


Margherita Corrado, Tarda antichità e alto medioevo nell’odierna Calabria centro-orientale: il territorio di Crotone nei reperti della raccolta Attianese, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, anno LXXI, 2004, p. 24 ecc.


La provenienza di due sigilli plumbei della raccolta Attianese dal territorio di Scandale (KR), pur viziata dalla completa ignoranza di dati puntuali circa luoghi, modi e tempi del rinvenimento, implica verosimilmente la possibilità di maneggiare quanto resta di documenti ufficiali relativi ad un abitato e/o ad un complesso cultuale [del culto, della religione] anteriore alla nascita della diocesi Leonia/San Leone, modesta suffraganea della metropolia di Santa Severina ubicata in quelle contrade.

È risaputo che dove sorgeva la diocesi sono stati trovati vari reperti archeologici da un appassionato del luogo che aspettano di essere classificati.

Intanto gli esperti dicono che “in mancanza, per il momento, di dati scientificamente più puntuali, le numerose monete trovate a Galloppà, alcune delle quali finite in collezione privata, ma altre consegnate in varie occasioni al Museo Nazionale Archeologico di Crotone da appassionati locali, si distribuiscono innanzi tutto tra l’età tardo-ellenistica e, meno numerose, quelle romana imperiale, giungendo fino al III d.C. Dopo una lunga fase di stallo, la ripresa della circolazione monetaria nell’area è documentata a partire dal IX secolo grazie ad un follis di Michele III (842-867). Seguono alcuni folles anonimi di classe A risalenti all’XI, un follaro ed una frazione di follaro di Guglielmo II (1166-1189), nonché alcuni denari di Manfredi e di Carlo I d’Angiò con i quali si giunge agevolmente alla seconda metà del XIII secolo.

Da Galloppà, appunto, proverrebbero anche le bulle in esame, tutte e due circolari e con iscrizioni a lettere greche in rilievo su entrambe le facce, racchiuse rispettivamente entro cornice laureata l’una e perlinata l’altra. Ottenute grazie alla compressione di un globo di piombo tra due stampi bronzei con caratteri incisi in negativo, sono entrambe del tipo connesso alla missiva tramite un laccio in fibra vegetale o per mezzo di una striscia di carta o di pergamene fatta passare all’interno del sigillo mediante i fori d’ingresso e d’uscita aperti sull’asse mediano di quello.

Il primo esemplare, lacunoso di circa un quarto del totale e intaccato da una crepa, può tuttavia essere restituito interamente con una certa sicurezza. L’invocazione mariale contenuta nel monogramma del diritto cela il consueto “Madre di Dio proteggi il tuo servo” e permette di riconoscere nella bulla un esempio del tipo Zacos-Veglery Invocative Monograms XLVI. Al rovescio, il nome ed il titolo del mittente, resi al dativo in lettere capitali distribuite in modo ineguale su quattro righe e precedute da una piccola croce potenziata, gettano luce su un tal Giovanni vescovo di Crotone, finora ignoto, che è il solo presule bizantino della città di cui sia pervenuto un sigillo” (Corrado, A.S.C.L., anno LXXI, 2004, p. 26).

Un sigillo in piombo da Scandale dello stesso tipo di quelli trovati a Galloppà “databile in via preliminare al IX-X secolo, acquisito anch’esso allo Stato grazie alla consegna di un privato, attende tuttora lettura, mentre alcune fibbie da cintura di VI-VII secolo, in bronzo, provengono da un sequestro effettuato in loco dalle forze dell’ordine e reso noto dalle stampa locale” (p. 26).

“Posto che la crisi iconoclasta degli inizi dell’VIII fece la fortuna dei sigilli aniconici, attestati a lungo anche dopo il ritorno delle immagini su quelli imperiali e patriarcali a partire dall’843, la cronologia della prima bulla scandalese, valutati i confronti suggeriti dall’esame paleografico e dalle abbreviazioni, può ragionevolmente essere fissata a cavallo tra l’VIII ed il IX secolo. Essa potrebbe dare vigore, perciò, sia pure con tutta la prudenza del caso in attesa delle indispensabili verifiche sul campo, alla tradizione di una Leonia proto-bizantina sorta grosso modo a mezza strada tra centri urbani costieri o sub-costieri di antica data e lunga militanza cristiana, quali Crotone e Strongoli, e realtà paleografico-religiose decisamente più giovani, nate ex novo nell’entroterra come espressione e portato di una mutata realtà insediativa.

La seconda bulla alla quale le dimensioni più contenute ed il maggior spessore delle due lamine di piombo hanno assicurato una discreta conservazione, è anch’essa aniconica. Decisamente più tarda della precedente (risale all’XI secolo), si aggiunge ai già numerosi indizi del carattere non definitivo del presunto annientamento di Leonia nell’840. Al diritto vi compare per esteso, disposta su quattro righe, non esente da errori e preceduta da una piccola croce, l’invocazione mariale e cristologica che il primo sigillo affidava alla croce monogrammatica. Nettamente diverse però, sono le dimensioni e la grafia delle lettere. Un monogramma onomastico cruciforme occupa invece il rovescio ma la sua corretta lettura è ostacolata dallo scarso rilievo dei singoli caratteri e da una certa usura delle superfici”.