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| La Masseria Zurlo nei pressi di Scandale dove sorgeva il vescovato di San Leone in alcune foto pubblicate su Facebook |
domenica 19 febbraio 2017
Quando andavamo alla Masseria Zurlo
lunedì 6 aprile 2015
Leonia e San Leone nei Quaderni Siberenensi
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| Scorcio dell'entrata della Masseria Galloppà dove sorgeva la Diocesi di San Leone. La Masseria, realizzata nell'Ottocento dal barone Drammis di Scandale, ora ospita l'Agriturismo Leonia. |
domenica 18 maggio 2014
Leonia: una antica cittadina tra Scandale e Crotone
“Tra queste campagne del fiume Esaro, e di Santa Severina, appaiono le antiche mura di una città distrutta chiamata Leonia”
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| In questa contrada, oggi chiamata Galloppà, sorgeva Leonia. Nell'Ottocento il barone Drammis di Scandale, sulle rovine vi costruì questo palazzo adoperando materiale preso sul posto. |
domenica 7 luglio 2013
Pagine di storia - La Diocesi di San Leone
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| L'entrata dove sorgeva la Diocesi di San Leone in una foto pubblicata su Facebook |
martedì 5 marzo 2013
L'ultimo Vescovo di San Leone
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| Mons. Charles J. Scicluna |
domenica 5 febbraio 2012
La soppressione del vescovato di San Leone
Nella foto sopra si vede il cortile interno del fabbricato costruito a metà dell’Ottocento dal barone Nicola Drammis sulle rovine di San Leone. Ristrutturato, adesso è sede dell’Agriturismo Leonia.
Morto l’ultimo vescovo di San Leone, il lusitano Alvaro Magalenes (1565-1566), e rimasto vacante il vescovato, il papa Pio V nel maggio 1566 concede l’amministrazione dei beni della chiesa di San Leone al nuovo arcivescovo di Santa Severina Giulio Antonio Santoro (1566 – 1572), promettendogli che in seguito sopprimerà il vescovato e lo unirà a quello di Santa Severina. Il nuovo arcivescovo ne prese subito possesso tramite il notaio Domenico Guarino. (Instrumentum captae possessionis Ep.tus Sancti Leonis per egregium Not.m Domenicum Guarinum sub die maii 1566). La soppressione del vescovato e la sua unione a quello di Santa Severina tardano. Finalmente, il 27 settembre 1570, Pio V invia un Breve al vescovo di Umbriatico, Pietro Bordone, incaricandolo di visitare e di istruire il processo sulle qualità della chiesa di San Leone, che deve essere soppressa a causa della desolazione e dello spopolamento.
Il vescovo dovrà certificare le rovine e l’abbandono del casale e della chiesa e compilare il processo, prendendo atto dello stato “de praedicta ecclesia eiusque Civitate, Diocesi, clero, populo, statu, situ, conterminis, nec non beneficiis, proprietatibus, censibus, iuribus et actionibus”. Ottenuto il Breve, che gli spiana la strada per ottenere la soppressione del vescovato di San Leone e l’incorporazione dei suoi beni alla mensa arcivescovile di Santa Severina, Giulio Antonio Santoro, detto il Cardinale di Santa Severina, invia subito da Roma, in data 29 settembre 1570, le istruzioni per il suo vicario generale in Santa Severina, Giovanni Antonio Grignetta, in modo che si prepari in modo adeguato per l’imminente visita del vescovo di Umbriatico Pietro Bordone ( 1567 -1578).
“Al Ven.le m. Gioanni Enfosino decano di Santa Severina et amico nostro carissimo a S.ta Severina.
Instruttioni per il processo c’ha da fare mons. d’Umbriatico sopra il Vescovado di San Leo che si manda al Reverendo Gio. Ant.o Grignetta Vicario n.ro generale in Santa Severina.
Dal tempo che piacque a N. S. farmi Arcives.vo di Santa Severina trovandosi vacare la chiesa di San Leo, Sua Santià la volse unire, ma scordatasi in quel consis.ro disse volerlo fare un’altra volta massime dopo ch’io fussi costi et c’havessi potuto farne il processo nel Concilio Provinciale secondo il Concilio Tridentino sess. 24 de refor. g.rali cap. 13 Vocatis quor. interest non di meno all’hora medesima S. S.ta mi fece quel breve c’havete costi de colligere et conservare i frutti di San Leo, et queste per un interim all’Unione.
Hora vedendosi la cosa andare in lunga S. B.ne ha deliberato di procedere et cosi scrive un Breve al Vescovo d’Umbriatico che s’informi della Chiesa, Città, Diocese, Redditi, Frutti della chiesa di S. Leo acciocché si possa risolver d’unirla a qualchuno per esser detto Vescovo confidente di S. B.ne come sua Creatura.
La copia del qual Breve ve si manda qui inchiusa. Pertanto bisogna andare o mandare a detto Vesc.vo per presentarlo, et per condurlo a vedere il luogho di San Leo onde io credo sarà necessario condurlo in Santa Severina per far questo overo in Cutro o altro luogho della Diocese dove a voi parrà più opportuno perch’io non so li luoghi con sumministrarli le spese et farlo spedir quanto prima et così potrete fare o come meglio vi parrà.
Et se con questa occ.ne vi paresse far che desse nella n.ra diocese il sacram.to della confirmatione mene rimetto a voi avertendo pero che s’osservino le debite circunstanze conforme la rubrica del Pontificale et Concilio Tridentino et il tuttoripongo in suo arbitrio.
Il Vescovo predetto si pigli un Notaro sufficiente et che facci buona... ancor capace S. S. dell’animo anco ch’o di fare una chiesa nel luogho di San Leo se si potrà et una cappella nella chiesa n.ra dove si celebrasse quotidianamente ma perch’io non sò il luogho dove sia ne appresso che habitato non posso dir altro.
Quello che si ha da provare per l’Unione o suppressione sarà che la detta chiesa è rovinata à fundamentis. Che non ha città alcuna, che non ha popolo, che non ha beneficii, che non ha diocese anzi ch’è dentro la dioc.se di Santa Severina. (ch’io sappia, ma se è altrimenti, che si deducha in processo)
Che il più vicino Vescovado o chiesa è la metrop.na di S.ta Severina dalla cui città dista tre o quattro over sei miglia che siano, et ch’è nel territorio di detta città d’altra terra della terra della sua diocese.
Che li frutti son tenui, esigui, et pochi quali quasi non bastano ad un Prete non ch’ad un Vescovvo et qua potrete far essaminare testimonii sopra li redditi, et beni si potran produrre li instrum.ti degli affitti. Et anco computare da fertile ad infertile che può valer ciascuno anno secondo i communi et generali prezzi.
S’ha da produrre nel processo copie autentiche, ascoltate con le originali appresso del Comm.rio de beni et censi o altre cose di detta chiesa con avertir quelle de quali la chiesa n’è hoggi in poss.ne et di quelli che non, et cosi d’una Platea che l’archidiacono havra ricovrata da un Notaro di Policastro de quei beni detta chiesa non è in poss.ne
Et così anco si puo dedurre il med.mo per testimonii per d’altre ragioni, et attioni d’essa chiesa et del resto far diligenza che questo processo venghi ben formato et finire la verità.
Sara bene che si esaminassero qualche testimoni di fuora di S.ta Severina, cioe che non siano della città per rimuovere ogni scrupolo di suspitione sopra questo breve non ho fatto pigliare l’essequat. per non havere di servire in contradictorio Judicio.Per questo né voi né il detto vescovo non ne prenderete ombra ma attenderete all’essecutione.
Il processo me si mandi poi per via sicura per poterlo presentare a Sua Santità. Havrei chiaro tra l’altre una cosa che vedessino di ricovrar bolle et scritture appartenenti tanto alla detta n.ra Città quanto à quella di San Leo, et altri della Diocese per conservarli nell’Archivio n.ro ma il tutto destram.te tamq. aliud agens.
In reliquis supleat cum prudentia. Roma XXIX sept.ris LXX. Iul.
Cfr., Andrea Pesavento, La soppressione del vescovato di San Leone, pubblicato su
domenica 17 luglio 2011
L’appassionato di archeologia Giuseppe Giovinazzi

Il documento che segue dimostra con quanta passione il nostro Giuseppe Giovinazzi si è impegnato in tutti questi anni per valorizzare il sito di Leonia – San Leone, dove sono venuti alla luce molti reperti archeologici, grazie anche al suo lavoro. Reperti che andrebbero studiati e catalogati da esperti archeologi e poi sistemati nel Museo comunale. Ne riporto una piccola parte:
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ COLTURALI
Comando Carabinieri tutela patrimonio culturale
Nucleo di Cosenza
Palazzo Arnone – Via Colle Triglio n° 4
OGGETTO: verbale di acquisizione di atti, documenti e cose.
Il giorno
Il sottoscritto ufficiale di Polizia Giudiziaria, Vice Brigadiere Gabellone Alessandro, al servizio al Nucleo Carabinieri in intestazione, dà atto che Giovinazzi Giuseppe, nato a Scandale, il 20/06/1958, ivi residente in via Mattia Preti, 5 identificato a mezzo di patente di guida n°CZ2365016P, rilasciata il (data illeggibile) dal Prefetto di Catanzaro, ha spontaneamente consegnato la seguente documentazione, dallo stesso citata nel corso delle sommarie informazioni dallo stesso rese e verbalizzate con atto a parte in qualità di indagato nell’ambito del procedimento penale n° 681/2004 R.G.N.R. della Procura della Repubblica presso il tribunale di Crotone, che si è proceduto ad acquisire perché ritenuta utile al prosieguo delle indagini:
1)- Copia lettera datata
2)- Copia lettera indirizzata alla Direzione dell’Intendenza Museo Statale di Crotone, più altri indirizzi, con apposta ricevuta postale di riscossione n° 0985.
3)- Copia lettera datata
4)- Copia segnalazione di località di interesse storico ed archeologico, datata
5)- Copia lettera indirizzata alla Sopraintendenza Archeologica Museo Statale di Crotone datata
6)- Copia lettera indirizzata alla Direzione Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria e Ufficio Scavi di Crotone e p.c. al Segretario Comunale del Comune di Scandale, datata
7)- Copia lettera indirizzata all’Ill.mo sig. Console dell’Ambasciata turca e p.c. al sig. Sindaco del Comune di Scandale Fabio Brescia ed alla Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria e Ufficio Scavi Palazzo Morelli, datata
domenica 10 ottobre 2010
I Vescovi della Diocesi di San Leone
L’entrata del Casino di Galloppà, dove sorgeva
Vescovi di San Leone
Filippo
(anno 1223)
Il nome di questo vescovo è inserito in una sentenza pronunciata a Cirò il 25 gennaio 1223 da Giovanni, Nicola e Bartolomeo Logotheta, giustizieri imperiali, in favore del monastero florense. Sconosciuto a tutti i repertori, si presume che sia il vescovo che sottoscrisse gli atti del IV Concilio Lateranense nel 1215.
Giovanni
(8 luglio 1322)
Con altri nove vescovi, concedeva indulgenze alla chiesa di San Giovanni di Repolano, nel territorio di Spello in Umbria: il documento in pergamena si trova nell’archivio della collegiata di Spello. Di lui, come del precedente, non ebbe notizia l’Ughelli.
Luca
(anno 1349)
Non si hanno altre notizie, tranne che morì nel 1349, sotto il pontificato di Clemente VI.
Adamo
(12 ottobre 1349)
Basiliano, da Gimigliano nella diocesi di Catanzaro. Monaco di San Nicolò di Flagario.
Giacomo
(anno 1390)
Nel 1400 diventò Arcivescovo di Santa Severina, su disposizione di Bonifacio IX.
Giovanni II
(anno 1391)
Morì nel stesso anno (1391), come risulta dagli Atti Concistoriali di Bonifacio IX.
Nicola di Lorenzo
(5 giugno 1391)
Eremita agostiniano. Morì nel 1402.
Giacomo de Villano
Alla morte di Nicola di Lorenzo è trasferito da Martirano a San Leone per pochi mesi, e precisamente dal 18 maggio al 7 ottobre del
Antonio
(anno 1402)
Di Roma, domenicano, già vescovo di Segni, nel Lazio, fu qui trasferito l’anno medesimo.
Geminiano Giovanni
(10 dicembre 1404)
Di Sochefani. Dell’Ordine degli Eremiti di Sant’ Agostino.
Nicola II
(anno 1430)
Morì nel 1439.
Gilberto di Nichesola
(22 giugno 1439)
Canonico di Verona.
Giovanni Domenico
(anno 1490)
Morì nel 1490.
Giovanni di Bonifacio
(anno 1491)
Benedettino del monastero di San Bonifacio di Squillace.
Matteo
(anno 1517)
Morì nel 1518.
Giulio Dati
(26 febbraio 1518)
Nobile fiorentino, valente poeta e teologo. Morì a Roma nel 1524, e fu sepolto nella chiesa dei Santi Silvestro e Dorotea, dove era stato parroco.
Francesco Sferolo
(18 gennaio 1525)
Da Camerino, rinunciò per dare la sede ad un parente. Morì nel 1526.
Anselmo Sferolo
(19 gennaio 1526)
Suo congiunto, dei Conventuali, traslato da Minervino (Andria). Nel dicembre dello stesso anno fu mandato a Velletri, in veste di commissario apostolico per gli affari della guerra. Morì nel 1531.
Anastasio
(18 gennaio 1532)
Canonico di Bologna, probabilmente si chiamava Avanzo Cricca. Morì nel 1535.
Ottaviano Castelli
(anno 1535)
Da Bologna, dei Predicatori. Morì nel
Tommaso Caselli (o Castelli)
(11 dicembre 1542)
Della nobiltà di Rossano, dell’ordine di San Domenico, partecipò due volte al Concilio di Trento ed in una vi fu commissario generale. Traslato ad Oppido, Bertinoro e Cava, morì il 19 marzo
Marco Salvidio
(14 novembre 1544)
Rettore della chiesa parrocchiale di San Bartolomeo di Bisignano. Morì nel 1555.
Giulio Pavesi
(23 agosto 1555)
Di Quinzano, della diocesi di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, trasferitovi dal vescovado di Vieste, diventò poi arcivescovo di Sorrento, morì nel 1555.
Giulio Rossi (o De Rossi)
(2 ottobre 1555)
Canonico di Polignano di Bari, fu assunto da Papa Paolo IV al vescovado di San Leone il 2 di ottobre del 1555. Intervenne al Sacro Concilio di Trento. Morì a Roma nel mese di marzo del 1564.
Alvaro Megalenes
(1 marzo 1565)
Portoghese; visse pochi anni. Morto lui ne fu soppresso il vescovado.
............................
Cfr. Francesco Le Pera, San Leone nei documenti storici, Quaderni Siberenensi (anno VII – dicembre 2005, anno VIII – dicembre 2006). Luigi Santoro, Storia di Scandale, Roma, Gangemi, 2007.
domenica 27 giugno 2010
LEONIA
Entrata del Casino di Galloppà nei pressi di Scandale, costruito dal barone Nicola Drammis nella prima metà dell’Ottocento sulle rovine della Diocesi di San Leone.
LEONIA
Edificata, probabilmente, da profughi troiani sulle pianure tra Santa Severina e Crotone, forse, in quell’agro oggi detto San Leo, nei pressi di Scandale, ove sono state rinvenute suppellettili bizantine.
Coll’avvento del Cristianesimo venne detta San Leone, forse perché eretta a sede Vescovile.
Distrutta al tempo delle invasioni saracene, non risorse più. I superstiti si rifugiarono nelle vicine città.
Gustavo Valente, Dizionario dei luoghi della Calabria, Frama Sud, Chiaravalle, 1973.
A titolo di cronaca va detto che lo storico Gustavo Valente fa parte di quella schiera di studiosi sostenitori della tesi che l’antica città di Leonia sorgeva a San Leo nei pressi di Scandale e, dopo la sua distruzione (840), fu successivamente ricostruita a Galloppà col nome di San Leone.
giovedì 6 maggio 2010
Alcune frasi storiche su Leonia – San Leone
FERMATI E VERSA LACRIME
LEONIA QUI FU
ATTENTO, ATTENTO, MIRALA
AH!
SÌ, SÌ, NICOLA DRAMMIS
L’OMBRA NE RINNOVÒ
M.A.T.E
Nella foto si vede l’entrata del Casino di Galloppà (prima del restauro), costruito dal barone Nicola Drammis nella prima metà dell’Ottocento. Lo storico Pericle Maone, in un suo libro, sostiene che il muro che si vede in primo piano è l’unica cosa rimasta in piedi della vecchia cattedrale di San Leone. Sopra, la scritta del 1848 che compare sul muro.
Di seguito riporto alcune frasi su Leonia–San Leone, scritte da illustri storici che in passato si sono occupati di questa Diocesi scomparsa.
“Da Santa Severina a Crotone fioriva in quel frammezzo la piccola città di San Leone, o pur Leonia. Fu sede vescovile greca, e poi latina; L’essere stata di rito greco le dà antichissima la nascita, almeno prima del mille; ma la scarsezza delle scritture, non le fa apparir Pastore che dal mille trecento in qua”.
Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, vol. II, Napoli 1743, p. 282.
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“La minuscola diocesi di San Leone, non si sa né come né quando, ma certamente al tramonto del dominio bizantino, era suffraganea di Santa Severina, a breve distanza da Crotone. Il Barrio che è sempre classicheggiante, la chiama Leonia, anche se nella storia non c’è traccia di un toponimo del genere. Essa è sparita senza lasciare traccia di sé”.
Francesco Russo, Regesto Vaticano per
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“Il castello munito di Leonia o di San Leone è un altro bel problema per l’archeologia bizantina. La piccola città, vescovado e fortezza, fu rasa al suolo nello stesso anno della presa di Santa Severina (circa 840). Tuttavia rimase il titolo e la sede vescovile fino al
Paolo Orsi, Le Chiese basiliane della Calabria, Firenze, 1929, p. 234.
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“Sulle vicende di questa Chiesa ben poco conosciamo. E, a dire il vero, ci sembra molto strana l’apparizione della sua cattedra vescovile. Si dice che la città di San Leone sia la vecchia Leonia, greca e poi bizantina. Ma nessun documento ce ne può far certi. Pare che la città sia stata rasa al suolo dagli Arabi nello stesso anno della presa di Santa Severina, ma è veramente preoccupante il fatto che di essa, che pur è segnata come diocesi fino al 1571, non si sia riusciti a definire neppure l’esatta ubicazione. È additato il luogo dove presumibilmente sorgeva un tempo, ma nessun archeologo e storico è giunto finora a di una qualche conclusione. Si ha in ogni modo motivo per credere che
Bernardo Silvio, Santa Severina nella vita calabrese dai tempi più remoti ai nostri giorni, Napoli, Istituto Editoriale del Mezzogiorno, 1960.
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“La diocesi di San Leone, i Saraceni la smantellarono; se ne vede appena un qualche vestigio. Dove era la cattedrale fu rizzata una croce greca perché dai greci era uffiziata nel rito e ne avevano il vescovo. Le notizie di quei tempi andarono affatto perdute. Risorse la città poco lungi dal primitivo suo sito ed ebbe successione di vescovi di rito latino”.
Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d’Italia, vol. XXI, Venezia, 1870.
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“Da Crotone procedendo verso l’interno c’era una volta la città di Leonia, poi distrutta, come raccontava Camillo Lucifero nel manoscritto già citato. In seguito la città cambiò nome in San Leone e fu sede vescovile, poi aggiunta alla diocesi di Santa Severina.
La città di San Leone era conforme oggi se ne vedono le reliquie disabitate negli ultimi confini del territorio di Santa Severina e quel di Crotone, via pubblica per il mezzo, vicino le terre dette Spataro [terre di Fota], e Mezzaricotta di Crotone. Appresso sopra un monte è la terra di San Mauro e più in basso è Scandale, che è casale di Santa Severina”.
Giovan Battista Nola Molisi, Cronica dell’antichissima e nobilissima città di Crotone, Napoli 1649, pp. 60 e 89.
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Nell’agosto del 1572 Alfonso de Rasis Arciprete del Casale di San Mauro e “de Civitate Sanctae Severinae Publica Apostolica Auctoritate Notarius”, compila l’atto di possesso del vescovato di Santo Leone per l’arcivescovo Giulio Antonio Santoro.
sabato 12 dicembre 2009
La questione archeologica di Leonia – San Leone: la parola a gli esperti.
Nella foto, presa dal sito www.agriturismoleonia.it si vede l’entrata della masseria Galloppà di Scandale, sorta a metà dell'Ottocento sulle rovine di San Leone. Secondo lo storico Pericle Maone, il muro che si vede in primo piano (ora restaurato), apparterrebbe alla cattedrale scomparsa. Nella zona sono stati trovati vari reperti archeologici, esposti nel museo locale.
Margherita Corrado, Tarda antichità e alto medioevo nell’odierna Calabria centro-orientale: il territorio di Crotone nei reperti della raccolta Attianese, in Archivio Storico per
La provenienza di due sigilli plumbei della raccolta Attianese dal territorio di Scandale (KR), pur viziata dalla completa ignoranza di dati puntuali circa luoghi, modi e tempi del rinvenimento, implica verosimilmente la possibilità di maneggiare quanto resta di documenti ufficiali relativi ad un abitato e/o ad un complesso cultuale [del culto, della religione] anteriore alla nascita della diocesi Leonia/San Leone, modesta suffraganea della metropolia di Santa Severina ubicata in quelle contrade.
È risaputo che dove sorgeva la diocesi sono stati trovati vari reperti archeologici da un appassionato del luogo che aspettano di essere classificati.
Intanto gli esperti dicono che “in mancanza, per il momento, di dati scientificamente più puntuali, le numerose monete trovate a Galloppà, alcune delle quali finite in collezione privata, ma altre consegnate in varie occasioni al Museo Nazionale Archeologico di Crotone da appassionati locali, si distribuiscono innanzi tutto tra l’età tardo-ellenistica e, meno numerose, quelle romana imperiale, giungendo fino al III d.C. Dopo una lunga fase di stallo, la ripresa della circolazione monetaria nell’area è documentata a partire dal IX secolo grazie ad un follis di Michele III (842-867). Seguono alcuni folles anonimi di classe A risalenti all’XI, un follaro ed una frazione di follaro di Guglielmo II (1166-1189), nonché alcuni denari di Manfredi e di Carlo I d’Angiò con i quali si giunge agevolmente alla seconda metà del XIII secolo.
Da Galloppà, appunto, proverrebbero anche le bulle in esame, tutte e due circolari e con iscrizioni a lettere greche in rilievo su entrambe le facce, racchiuse rispettivamente entro cornice laureata l’una e perlinata l’altra. Ottenute grazie alla compressione di un globo di piombo tra due stampi bronzei con caratteri incisi in negativo, sono entrambe del tipo connesso alla missiva tramite un laccio in fibra vegetale o per mezzo di una striscia di carta o di pergamene fatta passare all’interno del sigillo mediante i fori d’ingresso e d’uscita aperti sull’asse mediano di quello.
Il primo esemplare, lacunoso di circa un quarto del totale e intaccato da una crepa, può tuttavia essere restituito interamente con una certa sicurezza. L’invocazione mariale contenuta nel monogramma del diritto cela il consueto “Madre di Dio proteggi il tuo servo” e permette di riconoscere nella bulla un esempio del tipo Zacos-Veglery Invocative Monograms XLVI. Al rovescio, il nome ed il titolo del mittente, resi al dativo in lettere capitali distribuite in modo ineguale su quattro righe e precedute da una piccola croce potenziata, gettano luce su un tal Giovanni vescovo di Crotone, finora ignoto, che è il solo presule bizantino della città di cui sia pervenuto un sigillo” (Corrado, A.S.C.L., anno LXXI, 2004, p. 26).
Un sigillo in piombo da Scandale dello stesso tipo di quelli trovati a Galloppà “databile in via preliminare al IX-X secolo, acquisito anch’esso allo Stato grazie alla consegna di un privato, attende tuttora lettura, mentre alcune fibbie da cintura di VI-VII secolo, in bronzo, provengono da un sequestro effettuato in loco dalle forze dell’ordine e reso noto dalle stampa locale” (p. 26).
“Posto che la crisi iconoclasta degli inizi dell’VIII fece la fortuna dei sigilli aniconici, attestati a lungo anche dopo il ritorno delle immagini su quelli imperiali e patriarcali a partire dall’843, la cronologia della prima bulla scandalese, valutati i confronti suggeriti dall’esame paleografico e dalle abbreviazioni, può ragionevolmente essere fissata a cavallo tra l’VIII ed il IX secolo. Essa potrebbe dare vigore, perciò, sia pure con tutta la prudenza del caso in attesa delle indispensabili verifiche sul campo, alla tradizione di una Leonia proto-bizantina sorta grosso modo a mezza strada tra centri urbani costieri o sub-costieri di antica data e lunga militanza cristiana, quali Crotone e Strongoli, e realtà paleografico-religiose decisamente più giovani, nate ex novo nell’entroterra come espressione e portato di una mutata realtà insediativa.
La seconda bulla alla quale le dimensioni più contenute ed il maggior spessore delle due lamine di piombo hanno assicurato una discreta conservazione, è anch’essa aniconica. Decisamente più tarda della precedente (risale all’XI secolo), si aggiunge ai già numerosi indizi del carattere non definitivo del presunto annientamento di Leonia nell’840. Al diritto vi compare per esteso, disposta su quattro righe, non esente da errori e preceduta da una piccola croce, l’invocazione mariale e cristologica che il primo sigillo affidava alla croce monogrammatica. Nettamente diverse però, sono le dimensioni e la grafia delle lettere. Un monogramma onomastico cruciforme occupa invece il rovescio ma la sua corretta lettura è ostacolata dallo scarso rilievo dei singoli caratteri e da una certa usura delle superfici”.









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