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domenica 17 luglio 2011

L’appassionato di archeologia Giuseppe Giovinazzi




Il documento che segue dimostra con quanta passione il nostro Giuseppe Giovinazzi si è impegnato in tutti questi anni per valorizzare il sito di Leonia – San Leone, dove sono venuti alla luce molti reperti archeologici, grazie anche al suo lavoro. Reperti che andrebbero studiati e catalogati da esperti archeologi e poi sistemati nel Museo comunale. Ne riporto una piccola parte:



MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ COLTURALI



Comando Carabinieri tutela patrimonio culturale


Nucleo di Cosenza


Palazzo Arnone – Via Colle Triglio n° 4



OGGETTO: verbale di acquisizione di atti, documenti e cose.


Il giorno 10/03/2005, alle ore 10,30, in Scandale, presso il Comando Stazione Carabinieri.


Il sottoscritto ufficiale di Polizia Giudiziaria, Vice Brigadiere Gabellone Alessandro, al servizio al Nucleo Carabinieri in intestazione, dà atto che Giovinazzi Giuseppe, nato a Scandale, il 20/06/1958, ivi residente in via Mattia Preti, 5 identificato a mezzo di patente di guida n°CZ2365016P, rilasciata il (data illeggibile) dal Prefetto di Catanzaro, ha spontaneamente consegnato la seguente documentazione, dallo stesso citata nel corso delle sommarie informazioni dallo stesso rese e verbalizzate con atto a parte in qualità di indagato nell’ambito del procedimento penale n° 681/2004 R.G.N.R. della Procura della Repubblica presso il tribunale di Crotone, che si è proceduto ad acquisire perché ritenuta utile al prosieguo delle indagini:


1)- Copia lettera datata 12/09/2002 indirizzata al sig. Sindaco di Scandale Fabio Brescia compresa di n° 18 fogli ad essa allegati.


2)- Copia lettera indirizzata alla Direzione dell’Intendenza Museo Statale di Crotone, più altri indirizzi, con apposta ricevuta postale di riscossione n° 0985.


3)- Copia lettera datata 10/06/1996 indirizzata al C/te Stazione CC Scandale, alla Direzione della Sopraintendenza Archeologica di Crotone, alla Direzione della Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria con relative copie ricevute postali di riscossione, parzialmente leggibili, recanti n° 2075 e 2077, e relativo avviso di ricevimento n° 2075.


4)- Copia segnalazione di località di interesse storico ed archeologico, datata 12/06/1996 controfirmata per ricevuta da tale Giuseppe Nicoletti.


5)- Copia lettera indirizzata alla Sopraintendenza Archeologica Museo Statale di Crotone datata 12/06/1996 con apposta copia ricevuta postale di riscossione, parzialmente leggibile, n° 2331.


6)- Copia lettera indirizzata alla Direzione Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria e Ufficio Scavi di Crotone e p.c. al Segretario Comunale del Comune di Scandale, datata 08/07/1997 con apposto in copia articolo di giornale dal titolo “Emergono Reperti”, relative ricevute postali di riscossione n° 0333 e 0335 e copia avviso di ricevimento e riscossione n° 333 datato 14/07/1997.


7)- Copia lettera indirizzata all’Ill.mo sig. Console dell’Ambasciata turca e p.c. al sig. Sindaco del Comune di Scandale Fabio Brescia ed alla Sopraintendenza Archeologica di Reggio Calabria e Ufficio Scavi Palazzo Morelli, datata 14/08/2002 con relativa copia di avviso di ricevimento n° 12147702591-8 datato 20/08/2002. [...]



domenica 12 giugno 2011

LARGO GENUZZO




Corteo nuziale di Maria e Mico Aprigliano a Largo Genuzzo in una foto dell’Archivio Aprigliano. Questo largo ha preso il nome dal sig. Giovinazzi, titolare dell’osteria che lì sorgeva, e padre del dottor Giuseppe Giovinazzi.




“Il corso Umberto sembra il letto di un fiume che scorre veloce a valle. Lo strozzano due case appollaiate sui fianchi all’altezza del vecchio municipio. Si forma qui una gola, larga il giusto necessario per consentire il passaggio di un asino carico con due sarcine di legna. Era questo, una volta, il metro di misura per stabilire la larghezza minima di una via del paese. Subito dopo la strettoia, si snodano quattro viuzze: via Municipio, vico Isonzo, via Campanella e via Principe Umberto. Un crocevia non segnalato dalla toponomastica comunale. Il popolo da oltre mezzo secolo lo chiama “u largu i Genuzzo”.


Centro nevralgico di Scandale, questo angolo di paese non ha poi nulla di particolare. Fino a qualche anno fa c’era un’osteria. Un ritrovo sempre affollato, dove accanto a un bicchiere di vino, si discuteva, spesso animatamente, e si affogavano i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana della povera gente.


Si parlava di lavoro, di terra, di politica. Un parlare disperato anche quando da sottomessi braccianti sfruttati dai baroni del latifondo, si era diventati piccoli proprietari di piccoli fazzoletti di terra. Solo Totonno di Ciomba, un giovane ortolano speranzoso, riusciva a portare una nota di allegria improvvisando poesie satiriche e cantando parodie.


L’oste era Genuzzo. Persona amabile e dal carattere forte. Con lui si confidavano i braccianti e i contadini afflitti da mille bisogni. I problemi della povertà. Genuzzo sembrava un rude. Si commuoveva invece facilmente. Sapeva consigliare, ma soprattutto sapeva aiutare. [...]


“U largu i Genuzzo” era particolarmente animato durante le campagne elettorali. Qui si tenevano i comizi. Dal pianerottolo della casa costruita da Bruno i curvu, capofila dell’emigrazione scandalese a Milano, appassionati discorsi infuocavano gli animi dei contadini, i quali dell’oratore apprezzavano non tanto le argomentazioni bensì la foga con la quale attaccava il “Governo ladro”, e l’ardore convincente con il quale si faceva carico dei problemi del proletariato.


Il comizio puntualmente veniva aperto da Giovanni i Gori, un proletario che “aveva fatto la guerra”, che con la riforma agraria era diventato assegnatario di un podere in località Cipodero, ed era “rosso” si soleva dire “come il sangue delle sue vene”. Giovanni i Gori saliva sul pianerottolo con un fazzoletto rosso intorno al collo, grande da coprire le spalle, annodato sul petto. Lui era uno del popolo e non poteva mentire. Lui rappresentava il bisogno e le vittime della borghesia, della polizia, della classe governante. Era, insomma, il simbolo del proletariato scandalese che sperava nella propria liberazione sognando “bandiera rossa che trionferà”.




Passo del libro di Iginio Carvelli, Rughe di pietra. Piccole storie di un paese calabrese (Scandale), Rubbettino, Catanzaro 1995, p. 53.