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| Iginio Carvelli e Gino Scalise in una foto del settembre 1963, all'inaugurazione della "Casa di Carità" |
Gino Scalise, il “sindaco santo” di Scandale dal cuore di poeta certosino
di
Iginio
Carvelli
Il
19 ottobre del 2014 moriva a Scandale all’età di ottantotto anni Gino Scalise.
La sua esistenza vissuta intensamente nella spiritualità oblata di don Mottola,
centrata a “vivere nel mondo e vedere tutto in Cristo, unica luce attraverso
cui vogliamo risolvere tutti i problemi”, è rimasta viva nella chiesa locale
come straordinaria testimonianza di virtù umane e cristiane.
L’indicativa
attualità del suo pensiero, maturato nell’esperienza di vita interiore,
percorre i campi della letteratura, in particolare quello della poesia. Dalla
critica è stato definito “poeta dolce, dal respiro soave che lega la terra al
cielo, la morte alla vita, la disperazione alla speranza, l’uomo a Dio. Un
poeta contemplativo che guarda al cielo senza distacco dal mondo dove
l’ingiustizia, l’odio, l’edonismo, l’indifferenza schiavizzano l’uomo”.
Il
sentirsi vibrare l’anima di poesia era confortato e stimolato dalle idee di don
Mottola: “Troppa poesia? Chi vi ha detto che la poesia sia un male? O
confondete questa combustione d’anima, che è primo elemento d’arte, con il
fraseggiare vuoto del romanticismo decadente o dell’arcadia o, peggio, con
l’entusiasmo a freddo di troppi giornali e giornaletti? Ogni poesia è visione
del mondo attraverso il proprio soggetto. Senza il proprio soggetto è nulla la
poesia.”
La
prima raccolta delle sue poesie è stata pubblicata nel 1977 da Fasano Editore
con il ti-tolo “Sui fiumi di Babilonia – cento canti in terra straniera-” per
cantare con la vita, per le strade di questa moderna e più complessa Babilonia,
l’ideale di una umanità nuova, i canti senza fine di fraternità e di gioia, di
liberazione totale dai nostri oppressori.
I
suoi versi sono strettamente connessi con la contemplazione, col suo essere
certosino della strada, dove incontra Cristo crocefisso volerli ascoltare
accompagnati dal suono delle nostre cetre.” e redentore nell’umana sofferenza,
nell’abbandono del povero e dell’oppresso, nel giovane disorientato in cerca di
verità, di giustizia e di carità.
Gino
Scalise
Scandale,
5 ottobre 1926 – Scandale, 19 ottobre 2014
Nella
lirica “Deserto spirituale” confessa:
“Spesso
lungo le vie incontro – le case deserte dello spirito, - dalle finestre aperte
senza luce – Risento parole di materia – fangheggianti, insulse, vuote, trite;
– bestemmie inaudite – e c’è ovunque il male. (…) Allibito, stanco, nauseato –
indietro io starei per voltarmi – e vivere soltanto di ricordi. - Ma reagisco e
lancio la mia sfida – che venga a me vicino – lo sguardo luminoso d’un bambino
– a rincuorarmi – e mi dia forza a fare contro il male – il dono totale! – che
dia vita alle case deserte – e tanta luce alle finestre buie – e rispuntar
ovunque il fior del bene.” In un’altra lirica: “Batte il cuore d’acciaio –
della mia sveglia –e rompe il silenzio della notte. – Anche il mio cuore di
carne – trepidando, batte –per le sorti del mondo”.
Nel
quotidiano andare della vita, il poeta certosino incontra : il contadino “ oh come vorrei essere al tuo
fianco _ per confortare il tuo cammino stanco”; l’emigrante col ricordo dell’esodo biblico: “Folle di braccianti
verso il nord –come uliveti fuggenti –incrocianti i treni del sud”; una madre,
“La nocciolaia –stanca, adagiata sopra il carrettino – pieno di noccioline
americane- mamma di più d’un bambino – a cui portar sera per sera il pane.(…)
Ti vedo sì dolce e taciturna, -sì stanca, sì disfatta, sì smarrita – Oh, se
potessi darti questo turno! – oh se potessi scorger sul tuo viso – rugato e
triste l’antico sorriso: un povero, “Ho visto un uomo – che raccattava – o
fingeva di raccogliere – cose usate – e sacchetti di plastica – tra i rifiuti –
alla periferia della città.- Un uomo muto -offeso nella sua dignità – che
pareva anch’egli un rifiuto”.
Poeta,
non avulso dalla realtà, era radicato nella vita della comunità cittadina. Ne
era soprattutto protagonista finanche assumendo impegni civili e politici.
Era
il certosino operoso con uno spirito cristiano che animava la sua vena poetica
con toni profetici.
Amava
definire le sue liriche «espressioni d’intuizioni, ricerche e visioni della
vita e del fatto sociale che io vorrei ora donare anzitutto ai giovani che si
preparano ad essere gli uomini del domani, agli adolescenti che, con ricchezze
spirituali straordinarie, attraverso il sapere, s’apprestano ad ascendere i
gradini decisivi della giovinezza. Non v’è in quest’alcuna pretesa letteraria,
bensì il desiderio di comunicare e dialogare con molti, con i giovani
soprattutto, partecipando l’itinerario d’uno di noi, in tal caso il mio,
cosparso, come quello d’ognuno, di gioie e dolori, di ansie e speranze,
sostenuto e guidato, però, da una luce ideale».
Possiamo
affermare senza ombre di dubbio che la poesia di Gino Scalise esprime sempre
parole sofferte e radicate nella fede in una tensione spirituale che si
manifesta nella solidarietà e nella denuncia contro ogni degrado sociale con lo
sguardo illuminato dalla luce della speranza e della verità.
L’articolo
di Iginio Carvelli e la foto si trovano sul sito Parva Favilla del 19 ottobre
2025










