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| Nuova Leonia Amatori Scandale |
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| Marcello Veneziani |
La piccola
Italia
"L’Italia è un piccolo paese sotto schiaffo
dal ‘45, da decenni al rimorchio e all’ombra degli Stati Uniti, magari con
qualche episodio di autonomia, proprio in Medio Oriente, al tempo di Craxi e
Andreotti (e forse Moro), che pagò caro. Ma che possiamo fare? Una cosa almeno:
sottrarci alla partita Occidente contro Resto del Mondo, non sposare la guerra
come soluzione dei problemi, non accettare il principio e il fatto che gli
Stati Uniti siano gli arbitri armati del pianeta e che Israele possa fare tutto
senza limiti. Dobbiamo dire al mondo che l’Europa, e nell’Europa l’Italia, ha
un ruolo internazionale forte – lo abbiamo detto tante volte – come luogo
centrale tra Oriente e Occidente, Nord e Sud del pianeta. Il Mediterraneo è il
tavolo naturale del pianeta attorno a cui sedersi e trattare. L’Europa deve far
valere e pesare questa centralità geopolitica mediterranea, senza schiacciarsi
sull’Atlantico, trattando con tutti i paesi del mondo a partire dai più vicini,
come la Russia. Nel mondo ci sono più autocrazie che democrazie e non possiamo
pensare di abbattere tutte le dittature del mondo o le finte democrazie (come
era considerato il Venezuela). Dobbiamo con realismo assumere un ruolo autonomo
e indipendente dagli Stati Uniti. Questo è l’unico sovranismo europeo
possibile. Non è la guerra, non sono i muscoli, la nostra forza; ma la nostra
centralità, il nostro equilibrio tra mondi opposti, il nostro antico prestigio
universale. Facciamoli valere."
Marcello
Veneziani
Bisceglie
1955 -
Filosofo,
giornalista e scrittore
Marcello Veneziani, "E ora noi italiani ed
europei cosa dobbiamo fare?", 5 marzo 2026
Anche questa attesissima 14^ edizione del "Cumbitu
di San Giuseppe" organizzata a Reggio Emilia da Scandale in Emilia, si è
svolta con una entusiasmante e calorosa partecipazione di Scandalesi
provenienti alcuni dalla Germania e tanti altri dalle città del nord Italia.
Il Cumbitu di San
Giuseppe di Reggio Emilia mette in evidenza il più profondo valore di questa
antica tradizione di condivisione, ed è sempre emozionante assistere ai
calorosi abbracci fra Scandalesi che si ritrovano in occasione di questo
evento. Grazie di cuore alla signora Maria Miliè e a tutte le volontarie e
volontari che con il loro lavoro rendono possibile la realizzazione di questo
evento.
Da
Facebook
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| Il Luminario a Scandale in una foto By Ros del 2011 |
IL
“LUMINARIO”
di
Don Renato Cosentini
“È
tradizione, che in questo piccolo centro del Crotonese (Scandale), la vigilia
della festa di San Giuseppe (18 Marzo) accendere in ogni rione dei falò di
molta legna, raccolta nelle campagne circostanti. Una tradizione che dura
ancora nel tempo affondando le sue radici in antiche consuetudini, che se hanno
perduto la sacralità rituale di una volta, restano ancora radicate nella
memoria della nostra gente.
Uomini
di ogni età, donne e bambini si mobilitano, quasi come una gara: rendere il
“luminario” del rione più bello di quello degli altri.
Sono
scene commoventi che ti toccano l'anima, il cuore: retaggio di una fede che il
nuovo non riesce a scalfire. Non restarvi fedele è considerata mancanza di
devozione e fiducia in Giuseppe, sposo di Maria e Padre putativo di Cristo. Una
legge non scritta in alcun libro di storia paesana, che vede ancora nei giorni
precedenti la festività del falegname di Nazaret, in tutti i rioni, la gente
intenta a preparare “U Cumbitu”, una minestra saporita e piccante di pasta e
ceci che raccoglie davanti al desco più famiglie del vicinato come segno di
comunione e riporta il pensiero a quella di Nazaret, nella tranquillità gioiosa
di un piatto caldo che affratella ricchi e poveri alla mensa dell'amore e della
solidarietà.
Dopo
il vespro, mentre le campane con il suono dell'Ave annunciano il domani del dì
di festa, bruciano i “luminari” attorno ai quali la gente sosta in preghiera
con i canti rituali della quaresima, passione del Cristo, fuoco santo simbolo
del Cristo risorto.
E
per i vari rioni sciamano i ragazzi e le ragazze a raccogliere la “carbonella”
che riscalderà le case dei poveri ove manca il tepore di un focolare sempre
spento.
Con
il nuovo che avanza, mentre va scomparendo o affievolendosi la pietà dei padri,
ora, davanti ai luminari, la gente balla al suon della fisarmonica, ricordo dei
vecchi zampognari, pastori di Betlemme, che vegliavano i loro greggi, e gli
Angeli annunziavano la nascita del Bambino.
E la
gente dimentica, anche se per pochi momenti, il tormento della disoccupazione,
la tristezza di un’emigrazione che va sempre più impoverendo e spopolando
questo piccolo centro del Marchesato, fiduciosa, almeno, che il pane amaro
dell'esilio non manchi, domani, festa di Giuseppe, sulla tavola parata a nuovo,
ove un posto rimane sempre vuoto: quello del papà lontano al Nord, in Germania
o nelle vecchie Americhe.
E
sogna, tornata a casa, che domani il postino porti una buona notizia: forse per
la Pasqua, l'agnello, cresciuto all'ombra del pergolato, farà la sua comparsa
nella gioia ritrovata di una presenza che più vuoto il posto a tavola.
Ed
intanto il “luminario” va spegnendosi, ma non si spegne la fiamma della
speranza e dell'amore: l'avvento di giorni più belli perché le vacche magre
sono state satollate dalle vacche d'Egitto e le sue cipolle renderanno più
saporita la minestra condita di lacrime, olio dell'attesa, che rinfranca la
solitudine e la mestizia di una vigilia caldeggiata dal ricordo del tempo che
fu”.
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| Maria Fida Moro |
Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, alle ore
1:23, una bomba ad alto potenziale esplose nella quinta vettura del treno
espresso 1486 ("Italicus"), proveniente da Roma e diretto a Monaco di
Baviera via Brennero.
Interessante
testimonianza di Maria Fida Moro
“Ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta
della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto
raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito
trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza,
alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento
arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per
firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto
a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era
l’Italicus. Non ho alcuna prova per dirlo con certezza, però ho avuto il
sospetto che la bomba esplosa poche ore dopo nella galleria San Benedetto Val
di Sambro avesse come obiettivo proprio lui”
Maria Fida
Moro
Roma, 17
dicembre 1946 – Roma, 7 febbraio 2024
Politica
italiana, figlia di Aldo Moro e senatrice della Repubblica nella X Legislatura.