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| Il Luminario a Scandale in una foto By Ros del 2011 |
IL
“LUMINARIO”
di
Don Renato Cosentini
“È
tradizione, che in questo piccolo centro del Crotonese (Scandale), la vigilia
della festa di San Giuseppe (18 Marzo) accendere in ogni rione dei falò di
molta legna, raccolta nelle campagne circostanti. Una tradizione che dura
ancora nel tempo affondando le sue radici in antiche consuetudini, che se hanno
perduto la sacralità rituale di una volta, restano ancora radicate nella
memoria della nostra gente.
Uomini
di ogni età, donne e bambini si mobilitano, quasi come una gara: rendere il
“luminario” del rione più bello di quello degli altri.
Sono
scene commoventi che ti toccano l'anima, il cuore: retaggio di una fede che il
nuovo non riesce a scalfire. Non restarvi fedele è considerata mancanza di
devozione e fiducia in Giuseppe, sposo di Maria e Padre putativo di Cristo. Una
legge non scritta in alcun libro di storia paesana, che vede ancora nei giorni
precedenti la festività del falegname di Nazaret, in tutti i rioni, la gente
intenta a preparare “U Cumbitu”, una minestra saporita e piccante di pasta e
ceci che raccoglie davanti al desco più famiglie del vicinato come segno di
comunione e riporta il pensiero a quella di Nazaret, nella tranquillità gioiosa
di un piatto caldo che affratella ricchi e poveri alla mensa dell'amore e della
solidarietà.
Dopo
il vespro, mentre le campane con il suono dell'Ave annunciano il domani del dì
di festa, bruciano i “luminari” attorno ai quali la gente sosta in preghiera
con i canti rituali della quaresima, passione del Cristo, fuoco santo simbolo
del Cristo risorto.
E
per i vari rioni sciamano i ragazzi e le ragazze a raccogliere la “carbonella”
che riscalderà le case dei poveri ove manca il tepore di un focolare sempre
spento.
Con
il nuovo che avanza, mentre va scomparendo o affievolendosi la pietà dei padri,
ora, davanti ai luminari, la gente balla al suon della fisarmonica, ricordo dei
vecchi zampognari, pastori di Betlemme, che vegliavano i loro greggi, e gli
Angeli annunziavano la nascita del Bambino.
E la
gente dimentica, anche se per pochi momenti, il tormento della disoccupazione,
la tristezza di un’emigrazione che va sempre più impoverendo e spopolando
questo piccolo centro del Marchesato, fiduciosa, almeno, che il pane amaro
dell'esilio non manchi, domani, festa di Giuseppe, sulla tavola parata a nuovo,
ove un posto rimane sempre vuoto: quello del papà lontano al Nord, in Germania
o nelle vecchie Americhe.
E
sogna, tornata a casa, che domani il postino porti una buona notizia: forse per
la Pasqua, l'agnello, cresciuto all'ombra del pergolato, farà la sua comparsa
nella gioia ritrovata di una presenza che più vuoto il posto a tavola.
Ed
intanto il “luminario” va spegnendosi, ma non si spegne la fiamma della
speranza e dell'amore: l'avvento di giorni più belli perché le vacche magre
sono state satollate dalle vacche d'Egitto e le sue cipolle renderanno più
saporita la minestra condita di lacrime, olio dell'attesa, che rinfranca la
solitudine e la mestizia di una vigilia caldeggiata dal ricordo del tempo che
fu”.







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