domenica 15 marzo 2026

Il Luminario

 

Il Luminario a Scandale in una foto By Ros del 2011

IL “LUMINARIO”

di Don Renato Cosentini

 

“È tradizione, che in questo piccolo centro del Crotonese (Scandale), la vigilia della festa di San Giuseppe (18 Marzo) accendere in ogni rione dei falò di molta legna, raccolta nelle campagne circostanti. Una tradizione che dura ancora nel tempo affondando le sue radici in antiche consuetudini, che se hanno perduto la sacralità rituale di una volta, restano ancora radicate nella memoria della nostra gente.

Uomini di ogni età, donne e bambini si mobilitano, quasi come una gara: rendere il “luminario” del rione più bello di quello degli altri.

Sono scene commoventi che ti toccano l'anima, il cuore: retaggio di una fede che il nuovo non riesce a scalfire. Non restarvi fedele è considerata mancanza di devozione e fiducia in Giuseppe, sposo di Maria e Padre putativo di Cristo. Una legge non scritta in alcun libro di storia paesana, che vede ancora nei giorni precedenti la festività del falegname di Nazaret, in tutti i rioni, la gente intenta a preparare “U Cumbitu”, una minestra saporita e piccante di pasta e ceci che raccoglie davanti al desco più famiglie del vicinato come segno di comunione e riporta il pensiero a quella di Nazaret, nella tranquillità gioiosa di un piatto caldo che affratella ricchi e poveri alla mensa dell'amore e della solidarietà.

Dopo il vespro, mentre le campane con il suono dell'Ave annunciano il domani del dì di festa, bruciano i “luminari” attorno ai quali la gente sosta in preghiera con i canti rituali della quaresima, passione del Cristo, fuoco santo simbolo del Cristo risorto.

E per i vari rioni sciamano i ragazzi e le ragazze a raccogliere la “carbonella” che riscalderà le case dei poveri ove manca il tepore di un focolare sempre spento.

Con il nuovo che avanza, mentre va scomparendo o affievolendosi la pietà dei padri, ora, davanti ai luminari, la gente balla al suon della fisarmonica, ricordo dei vecchi zampognari, pastori di Betlemme, che vegliavano i loro greggi, e gli Angeli annunziavano la nascita del Bambino.

E la gente dimentica, anche se per pochi momenti, il tormento della disoccupazione, la tristezza di un’emigrazione che va sempre più impoverendo e spopolando questo piccolo centro del Marchesato, fiduciosa, almeno, che il pane amaro dell'esilio non manchi, domani, festa di Giuseppe, sulla tavola parata a nuovo, ove un posto rimane sempre vuoto: quello del papà lontano al Nord, in Germania o nelle vecchie Americhe.

E sogna, tornata a casa, che domani il postino porti una buona notizia: forse per la Pasqua, l'agnello, cresciuto all'ombra del pergolato, farà la sua comparsa nella gioia ritrovata di una presenza che più vuoto il posto a tavola.

Ed intanto il “luminario” va spegnendosi, ma non si spegne la fiamma della speranza e dell'amore: l'avvento di giorni più belli perché le vacche magre sono state satollate dalle vacche d'Egitto e le sue cipolle renderanno più saporita la minestra condita di lacrime, olio dell'attesa, che rinfranca la solitudine e la mestizia di una vigilia caldeggiata dal ricordo del tempo che fu”.

 


Quando Moro doveva morire sul treno “Italicus”

 

Maria Fida Moro

Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, alle ore 1:23, una bomba ad alto potenziale esplose nella quinta vettura del treno espresso 1486 ("Italicus"), proveniente da Roma e diretto a Monaco di Baviera via Brennero.

 

Interessante testimonianza di Maria Fida Moro

 

“Ricordo il 3 agosto del 1974, altra data infausta della storia italiana. Papà allora era ministro degli esteri e avrebbe dovuto raggiungerci in treno a Bellamente, sulle montagne del Trentino, dove di solito trascorrevamo insieme le vacanze estive. Era già salito sulla sua carrozza, alla stazione Termini, e il treno stava per partire, quando all’ultimo momento arrivarono dei funzionari e lo fecero scendere perché doveva tornare per firmare delle carte. A causa di quell’imprevisto perse il treno e fu costretto a raggiungerci in macchina. Un ritardo provvidenziale, perché quel treno era l’Italicus. Non ho alcuna prova per dirlo con certezza, però ho avuto il sospetto che la bomba esplosa poche ore dopo nella galleria San Benedetto Val di Sambro avesse come obiettivo proprio lui”

 

Maria Fida Moro

Roma, 17 dicembre 1946 – Roma, 7 febbraio 2024

Politica italiana, figlia di Aldo Moro e senatrice della Repubblica nella X Legislatura.

 


sabato 14 marzo 2026

Oggi andiamo a Le Castella

 

Le Castella (Isola Capo Rizzuto) in due foto Pingitore


venerdì 13 marzo 2026

"Cumbitu" di Reggio Emilia

 


Rieccoci, siamo giunti all'appuntamento annuale con il "CUMBITU di SAN GIUSEPPE" 14^ edizione.

Questo evento, molto atteso e partecipato dalla comunità Scandalese residente nel nord Italia, viene vissuto come un'occasione per ritrovarsi e condividere questa nostra antica tradizione.

Purtroppo le dimensioni del salone, per ragioni di sicurezza, non ci consentono di dare spazio a tutte le richieste. I posti disponibili si sono esauriti rapidamente con il solo passaparola fra compaesani.

Siamo dispiaciuti e ci scusiamo per non aver potuto accogliere tutte le richieste di partecipazione pervenute.


Da Facebook

giovedì 12 marzo 2026

Quelli di Piazza San Giorgio

 

Scandalesi in una immagine di repertorio

mercoledì 11 marzo 2026

Massime e aforismi - Wilhelm Friedrich Hegel

 

Wilhelm Friedrich Hegel

“La storia mondiale non è il terreno della felicità”

 

“Ciò che è noto, proprio in quanto noto, non è conosciuto”

 

“La storia è la versione ufficiale dominante imposta dai vincitori che detengono il potere”

 

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Stoccarda, 27 agosto 1770 – Berlino, 14 novembre 1831

Filosofo tedesco

 


martedì 10 marzo 2026