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mercoledì 29 dicembre 2021

Scandalesi laureati

Francesca Rizzuto
 
Ippolito Emanuele Pingitore



Emanuela Aprigliano

domenica 21 giugno 2020

Massime e aforismi - Ippolito Emanuele Pingitore

Ippolito Emanuele Pingitore





Terra sacrificata all'emigrazione bidellizia, alla velocità di un pacco Amazon, al locale notturno e alle corse pomeridiane tra Zara e Benetton, al grigio squallore delle periferie metropolitane, al traffico chiassoso delle otto mattutine. "Qui non c'è niente", senti dire. È esattamente il motivo per cui resto: per dimostrare, al contrario, che quel niente è serenità, amenità, verde, azzurro, terra, onestà e sudore. Quel niente è tutto.





Ippolito Emanuele Pingitore
Crotone 1994 –
Laureato in Filosofia
Scandalese


mercoledì 24 luglio 2019

Massime e aforismi - Ippolito Emanuele Pingitore

Ippolito Emanuele Pingitore in una foto del 2012


“Il vero provincialismo è credere che partire possa trasformare in meglio una persona. Si può essere provinciali pur abitando in Piazza Duomo a Milano. Per parte mia ho già fatto i conti: mi godo il mio mare, le mie colline, il mio verde, il mio sole. I miei libri di filosofia, di storia, i miei romanzi, i miei interessi posso continuare a coltivarli a Scandale. Mi ispira di più ammirare un mandorlo in fiore che fare aperitivo sul Naviglio ed essere svegliato da una sirena della polizia alle due di notte”



Ippolito Emanuele Pingitore
Crotone 1994 –
Laureato in Filosofia
Scandalese


sabato 15 giugno 2019

Sempre cara mi fu Santa Marina

Ippolito Emanuele Pingitore


Per qualche scriteriato che evidentemente conosce solo il tintinnare di spiccioli queste terre dovrebbero essere ridotte a cumulo di immondizia, discarica di rifiuti di mezza Italia. La terra solcata dall'aratro dei nostri padri devastata da chi crede che la salute del popolo crotonese possa essere barattata con quattro posti di lavoro per accontentare i disperati. Dalle discariche non si torna indietro: l'olezzo nauseabondo, la devastazione fisica del paesaggio, i tumori. Meditate che questo sarà.
Una discarica porta benefici solo nella testa di chi si lascia ingannare.



Ippolito Emanuele Pingitore
Crotone 1994 –
Laureato in Filosofia.
Scandalese


sabato 16 marzo 2019

Scandalesi al Governo

A sinistra, Ippolito Emanuele Pingitore - Al centro, Matteo Salvini

mercoledì 29 agosto 2018

Valorizzare il Centro Storico

Piazza San Francesco a Scandale in un disegno del pittore Nicola Santoro


SULLA VALORIZZAZIONE DEL CENTRO STORICO E SULLA FUNZIONE DELLA PIAZZA

I paesi che hanno perso l'uso e l'abitudine di frequentare la piazza storica, centro urbano primario della tradizione e della vita di ogni borgo, a vantaggio di altri luoghi o non-luoghi, sono paesi destinati alla morte sociale. Certo, una vita economica non è messa in crisi dal ritrovarsi a giocare a briscola al bar degli anziani o in qualche altro bar del paese. Non ne va della stessa esistenza materiale del borgo. E' messa in crisi, però, qualcosa di più importante che, del resto, fa degna l'esistenza tranquilla di un piccolo paese di collina, di mare o di montagna. L'inurbamento selvaggio degli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale ha contribuito, nel migliore dei casi, allo svuotamento dei centri storici, delle sue viuzze popolate da artigiani, contadini e dalla gioventù di ogni età, a vantaggio di nuovi spazi, più ampi e flessibili, dove costruire enormi casermoni spesso mai terminati. Così, scopro che a Scandale, il mio paesino, Via Roma, una delle vie che si allacciano alla Chiesa Madre e la collegano a Piazza San Francesco, oggi abitata da pochi cittadini, era un tempo popolata e frequentata da una moltitudine di persone che di sera ne facevano il ritrovo cittadino, il luogo del passo e spasso, mancando il paese della parte superiore costruita a partire dalla seconda metà del '900 in poi.

Il centro storico, in ragione delle più elementari esigenze della civiltà moderna, così come ogni altro centro storico, ha subito uno spopolamento drastico, cosicché basta farsi un giro alla sera per contare la poca gente che vi passeggia intendendolo come luogo di transito e le molte macchine che vi scendono per poi risalire. La piazza, da luogo di scambio, ma soprattutto di segni e simboli, diventa luogo di passaggio temporaneo. Sarebbe invero il luogo degli incontri, delle chiacchiere tra vecchi e giovani, lo spazio vivo in cui gli uomini dei quartieri si ritrovano per la quotidiana passeggiata interrotta da una bevanda sorseggiata all'ombra di un albero. Si va al caffè, si annuisce, ci si informa e si sfilano notizie. È tutta una serie di passaggi informali reiterati che tesse la vita sociale dei borghi. Come scrive Maurice Aymard, "non si entra al caffè per bere, ma per rivestire il proprio ruolo in una società di uomini". Si va in piazza, dunque, per celebrare il proprio rito di esistenza quotidiana. Si parla con gli altri, li si vede stazionare, li si conosce, si stringono mani, si fanno battute, si discute della vita politica e di ogni altro genere di curiosità e amenità, in quello che diviene e che è indirettamente riconosciuto come il parlatorio collettivo. La piazza storica, con le sue chiese ed i suoi palazzi, è il luogo di massima familiarità cittadina, la madre arcana di ogni borgo: lì, in genere, nascono i paesi, lì è la storia, la vita, l'utero di ogni assembramento urbano storicizzato. Non c'è vita sociale senza la piazza. Non c'è dialogo né crescita.

Ma nel mio paese la piazza principale, quella che accoglie il Palazzo dei Baroni Drammis e la chiesetta di Maria SS. Addolorata, è morta, così come morto è il centro storico, sempre più deserto e spopolato. Muoiono gli anziani, si spengono le case. Nessuno o pochi vi si trasferiscono per ripopolarlo. Non c'è un bar per prendersi un caffè, non c'è un tavolino per sedersi in piazza (poco sopra Piazza De Cardona, antistante la chiesa madre, si offrirebbe bene alla causa), non si passeggia e non vi si staziona. Una decina di anni fa mi rallegravo nel vedere un folto gruppo di anziani che scacciavano la noia pomeridiana sul sagrato della chiesa dell'Addolorata. Di quel gruppo, ne sono rimasti in vita pochi, ormai "spaesati" e sottratti anch'essi all'idea familiare del luogo di casa. E così la piazza è sacrificata all'altare del grande Moloch rappresentato dal Corso Nazionale, un lungo marciapiede (questo, in ogni caso, resta), che accompagna in parallelo la Via Nazionale, la strada provinciale che porta a Crotone, sui cui bordi, nella seconda metà del secolo scorso, è sorto il nuovo paese. Si chiudono attività per aprirle sulla Via Nazionale, si chiudono case per aprirle sulla Via Nazionale, si spostano eventi sulla Via Nazionale. Il grande sacrifico è compiuto. Si uccide un paese per farlo rinascere sulla Via Nazionale.

Approfittando della sindacatura di mio padre, mi feci abbagliare dall'idea, piccola, ma che riscosse una non sottovalutabile risposta, di organizzare, in piazza, una Rassegna del Teatro Dialettale, giunta, l'anno passato, alla terza edizione ed estesasi alla partecipazione di gruppi provenienti da tutta la Calabria. L'idea nasceva con l'obiettivo di riflettere sulle radici del popolo calabrese, perseguitato da un connaturato complesso di inferiorità che lo porta a misconoscere la propria storia, la propria cultura e ad abbandonarsi ad uno stato di perenne rassegnamento dinanzi alle sfide dei tempi. L'emigrazione come medicina per le sue piaghe, lo spopolamento come conseguenza, la morte sociale come risultato. Reagire e sfruttare le ricchezze della nostra terra, a partire dalla scoperta del mosaico di dialetti e culture locali di cui la Calabria è piena: questa era l'idea di fondo. Ma, insieme a ciò, riscoprire il valore affettivo con la piazza. Le serate si svolsero, infatti, nel centro storico. Non era un modo per ripopolarlo, era un modo per apprezzare la bellezza e la suggestione tipica di quei borghi a sussistenza agricola, nati senza troppi obiettivi e pretese. Le serate riscossero notevole successo, con una partecipazione collettiva che contava, in alcune serate, finanche le 250 persone.

Lo dico senza nessuna polemica verso gli attuali amministratori: si pensi a rivalutare la piazza, a renderlo un luogo frequentato, ad abituare i cittadini a farne un luogo vivo. Lo si faccia con la consapevolezza che una serata nel centro storico riuscirà più di una serata in uno spazio indefinito come Piazza Condoleo, luogo anch'esso di transito, giacché distratto dalla passeggiata sul Corso. Si abitui la gente a frequentare il centro storico. La si porti lì attirandola con eventi di richiamo non solo locale. E, soprattutto, si pensi a qualche evento di maggiore interesse culturale, perché questo paese ne ha bisogno.

Articolo di Ippolito Emanuele Pingitore del 18 agosto 2018 su Facebook


sabato 23 giugno 2018

Massime e aforismi - Ippolito Emanuele Pingitore

Ippolito Emanuele Pingitore

Per essere popolari, in questo paese, basta sparlare continuamente dell'Italia e degli italiani. Fate come Roberto Saviano e venderete caterve di libri in Feltrinelli, scriverete su Repubblica e potrete spedire i vostri articoli all'Espresso. Perché l'Italia merita di essere disintegrata, l'Italia, a loro dire, è il posto più bello che ci sia solo se lo certifica qualche giornalista americano del National Geographic. Basta insistere sull'incapacità degli italiani, sui loro istinti ferini, sul loro razzismo, sul loro pascere e mai volere un posto migliore. Imparate dagli altri, imparate dai tedeschi, esempio mondiale di efficienza, di legalismo, di accoglienza, dove lo Stato può subire una truffa di 32 miliardi da una masnada di banchieri, avvocati e consulenti, ma su cui si può chiudere un occhio perché la Germania, si sa, è pur sempre la Germania; i tedeschi sanno accogliere gli immigrati, non sono razzisti, non parcheggiano in doppia fila e non divaricano le gambe in treno, con atto di protervia maschile. Fate come Saviano, come Michele Serra, come Beppe Severgnini, e sarete i migliori. Fate come loro, sparlate degli italiani, parlate male di questo popolo di caproni. E avrete successo, poiché parlerete ad un paese che si è convinto della propria connaturata vigliaccheria. Un motivo in più, naturalmente, per accogliere qualche altro immigrato. Perché un italiano non vale uno straniero. Uno straniero, specie se immigrato, è certamente migliore di te.


Ippolito Emanuele Pingitore
Scandale 1994 –
Laureato in filosofia


martedì 26 dicembre 2017

Scandalese laureato

Ippolito Emanuele Pingitore

domenica 10 settembre 2017

La memoria di Gino Scalise ricordata a Scandale

Piazza San Francesco a Scandale

La memoria di Gino Scalise ricordata a Scandale nella serata conclusiva di una bella rassegna teatrale.


Si è conclusa come meglio non si poteva la III Edizione della Rassegna Regionale del Teatro Dialettale, intitolata alla memoria di Gino Scalise, illustre cittadino di Scandale, già sindaco del piccolo borgo e presidente diocesano dell’Azione Cattolica, passato a vita migliore quasi tre anni fa. E’ stata l’Associazione Culturale “Hercules” di Catanzaro con la commedia brillante “Comu vo’ Diu” di Antonio Macrì a vincere il primo premio, facendo incetta di riconoscimenti, nella cerimonia conclusiva del 5 settembre (Premio Gradimento del Pubblico, Premio FITA, Migliore Regia, Migliore Attrice non protagonista, Migliore Attore caratterista), che ha visto la presenza di Don Serafino Parisi, vicario episcopale per la pastorale, ed Iginio Carvelli, autore della biografia “Gino Scalise – Ulivo Rigoglioso in piena selva” (Calabria Letteraria Editrice).
La Rassegna, organizzata dal Comune di Scandale ha visto il patrocinio della Federazione Italiana Teatro Amatori ed il contributo di Ergosud ed Enervia Catanzaro.
Un evento che, per il terzo anno, ha raccolto notevole successo tra gli abitanti del piccolo borgo del Marchesato, accorsi nella splendida cornice di Piazza San Francesco ad assistere alle cinque rappresentazioni tenutesi nel mese di agosto. Ha dato il via alla manifestazione il Gruppo Teatro “Giovanni Vercillo” di Lamezia Terme (9 agosto), seguita (il 17 agosto) dall’Associazione Culturale “Hercules” di Catanzaro, dall’Associazione Culturale Teatro Amatoriale “Nati per caso” di Vibo Valentia (23 agosto), dall’Associazione Culturale Gruppo Teatrale “Belluvidiri” di Belvedere Spinello (21 agosto) e, dall’Associazione “Confluenze” di Rende (25 agosto), la quale si è aggiudicata il Secondo Premio con la commedia brillante in atto unico “Tuttapò” di Loredana Marsico, oltre ai premi per il migliore attore protagonista e per la migliore sceneggiatura.
Un evento realizzato con l’obiettivo di riflettere sulle radici del nostro popolo, perseguitato da un connaturato complesso di inferiorità che lo porta a misconoscere la propria storia, la propria cultura e ad abbandonarsi ad uno stato di perenne rassegnamento dinanzi alle sfide dei tempi. L’emigrazione come medicina per le sue piaghe, lo spopolamento come conseguenza, la morte sociale come risultato. Non rassegnarsi alla globalizzazione – era questo il messaggio di fondo - bensì reagire e sfruttare le ricchezze di cui la nostra terra è piena, a partire dalla scoperta del mosaico di dialetti e culture locali di cui la Calabria è piena. Da questi sentimenti è scaturita l’idea di intitolare la manifestazione alla memoria di Gino Scalise, il quale nei suoi scritti e nella sua vita ha saputo testimoniare le virtù e le piaghe più purulenti della Calabria. Folle di braccianti verso il nord/ come uliveti fuggenti/ incrocianti i treni del sud. È questa la metafora con cui si apre Sui fiumi di Babilonia (Fasano Editore, Cosenza) pubblicato da Scalise nel 1976. Sta in questi versi ermetici la descrizione di settanta anni di sofferenza, vissuta sulla pelle di nonni e padri, partiti verso le terre del Canada, dell’Argentina su navi cariche di speranze. Oltre l’oceano portarono i loro cuori e i loro affetti. Da lì mai fecero ritorno.
Nella cerimonia conclusiva sono stati assegnati i seguenti premi: a Marco Tiesi (Rende) il Premio Migliore Attore protagonista, a Jenny Longo (Vibo Valentia) Premio Migliore Attrice Protagonista, a Giovanni Paolo d’Ippolito (Lamezia Terme) il Premio Migliore Attore Non Protagonista, a Mariella Iritano (Catanzaro) il Premio Migliore Attrice non Protagonista, a Franco Procopio (Catanzaro) il Premio Migliore Attore Caratterista, a Piero Procopio (Catanzaro) il Premio Migliore Regista, a Loredana Marsico (Rende) il Premio Migliore Sceneggiatura, all’Associazione Culturale Teatro Amatoriale “Nati per caso” di Vibo Valentia il Premio Migliore Scenografia ed il Premio della Critica.

Ippolito Emanuele Pingitore