venerdì 10 gennaio 2014

Scrittori calabresi - Nicola Misasi


NICOLA MISASI
Cosenza, 1850 – Roma, 1923
Scrittore 

Nicola Misasi
Nicola Misasi nasce a Cosenza il 4 maggio del 1850 da una famiglia della piccola borghesia. Insofferente alla disciplina scolastica, egli interrompe ben presto gli studi regolari, che riprenderà in seguito. Esordisce in letteratura quasi ventenne, con un racconto intitolato Il povero saltimbanco; successivamente pubblica due raccolte di poesie: Notti stellate nel 1873 e Leggende liriche nel 1879. Imitando l’esempio di tanti altri scrittori meridionali e spinto dall’esigenza di evadere dal chiuso provincialismo della sua Cosenza, nel 1880 si reca a Napoli, presso lo scrittore Martino Cafiero. Alcune novelle “paesane” pubblicate sul “Corriere del Mattino” attraggono l’attenzione del giornalista Ferdinando Martini, il quale lo invita a scrivere sulle “appendici” di altri giornali famosi, quali il “Fanfulla della domenica”, la “Domenica letteraria” e la “Domenica del Fracassa”. Nel 1882, trasferitosi a Roma su invito del Sommaruga, pubblica altri suoi racconti sulla “Cronaca bizantina”. A Roma il Misasi, accolto nel cenacolo dell’editore Sommaruga, riceve manifestazioni di simpatia e di consensi da parte di scrittori illustri come Gabriele D’Annunzio.
Scrisse più di 50 romanzi e circa 200 racconti, volti a illustrare passioni, drammi, e leggende del popolo calabrese. Le sue storie truci e lacrimevoli, centrate su figure di briganti, richiamano spesso la tecnica a effetto della narrativa d’appendice. Tra i libri di maggiore successo si ricordano: Racconti calabresi (1881), In Magna Sila (1883), Frate Angelico (1892), Badia di Montenero (1902). Le sue storie sono popolate da contadini, pastori e briganti calabresi, accomunati da un senso alquanto primitivo della giustizia e dell’onore, trame macchinose, forti accentuazioni che spesso scadono nel convenzionale e non di rado generano monotonia.
Nel 1884 tornò in Calabria, a Monteleone (l’attuale Vibo Valentia), come professore di lettere al locale liceo, e vi rimase fino al 1892, allorché tornò a Cosenza in qualità di insegnante al liceo classico “Bernardino Telesio”. Iniziò una imponente attività pubblicistica a quotidiani e periodici italiani e stranieri, pubblicando non soltanto romanzi e racconti a puntate, ma anche resoconti di viaggi e studi di carattere socio-economico e storico sulla Calabria. Lasciò l’insegnamento nel 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale, e si ritirò a San Fili, un piccolo paese nei pressi di Cosenza. Morì a Roma il 23 novembre 1923.