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giovedì 14 maggio 2026

mercoledì 22 dicembre 2021

Cesare Pavese a Brancaleone

 


“La gente che mi vede ora si asciuga col dorso della mano una lacrima, perché pensano che farò Natale fuori casa, cosa che per loro è peggio di un pugno in testa. Ci sono le pie donne che mandano chi un tortellino, chi i fichi secchi, chi gli aranci, chi altro”

 

“Non capisco perché voglio tornare a Torino. Qui, a parte la pelle, sto benissimo e le vere seccature cominceranno una volta a casa; non ultimi, i vostri piagnistei. Penso di sposarmi qui e comprare un bambino che a due anni dica già cornutu e porcherusu”

 

“La gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca. Persino le donne che, a vedermi disteso in un campo come un morto, dicono «Este u’ confinatu», lo fanno con una tale cadenza ellenica che io mi immagino di essere Ibico e sono bell’è contento… niente è più greco di queste regioni abbandonate. I colori della campagna sono greci. Rocce gialle o rosse, verdechiaro di fichindiani e agavi, rose di leandri e gerani, a fasci dappertutto, nei campi e lungo la ferrata, e colline spelacchiate brunoliva”

 

 

Cesare Pavese

Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950

Scrittore 

La casa dove abitava Cesare Pavese a Brancaleone in una foto di Alfonso Morelli


mercoledì 20 ottobre 2021

Massime e aforismi - Cesare Pavese

 

La casa dove abitava Cesare Pavese a Brancaleone in alcune foto di Alfonso Morelli


“C'è sempre un silenzio che ci imbroglia, perché lì sentiamo tutte le parole che ci spaventano”

 

“Noi non andremo verso il popolo. Perché siamo già il popolo. Andremo se mai verso l’uomo. Perché questo è l’ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine dell’uomo, di noi e degli altri”

 

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”

 

Cesare Pavese

Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950

Scrittore

 

Vicino al gruppo degli antifascisti torinesi, fu arrestato nel 1935 perché venne trovato in possesso di lettere compromettenti. Condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro (Reggio Calabria), dopo un anno ebbe una riduzione della pena e rientrò a Torino: l’esperienza offrirà lo spunto per il romanzo Il carcere. Morì suicida dopo aver ingerito una dose letale di barbiturici in una stanza dell’Hotel Roma a Torino.

 



venerdì 3 aprile 2020

Cesare Pavese – Lettere da Brancaleone

Panorama di Brancaleone



Il 4 agosto 1935 Cesare Pavese giunse a Brancaleone (RC).

Scrisse ad Augusto Monti:

"Qui i paesani mi hanno accolto umanamente, spiegandomi che, del resto, si tratta di una loro tradizione e che fanno così con tutti. Il giorno lo passo "dando volta", leggicchio, ristudio per la terza volta il greco, fumo la pipa, faccio venir notte; ogni volta indignandomi che, con tante invenzioni solenni, il genio italico non abbia ancora escogitato una droga che propini il letargo a volontà, nel mio caso per tre anni. Per tre anni! Studiare è una parola; non si può niente che valga in questa incertezza di vita, se non assaporare in tutte le sue qualità e quantità più luride la noia, il tedio, la seccaggine, la sgonfia, lo spleen e il mal di pancia. Esercito il più squallido dei passatempi. Acchiappo le mosche, traduco dal greco, mi astengo dal guardare il mare, giro i campi, fumo, tengo lo zibaldone, rileggo la corrispondenza dalla patria, serbo un'inutile castità"



Cesare Pavese
Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950
Scrittore.
Vicino al gruppo degli antifascisti torinesi, fu arrestato nel 1935 perché venne trovato in possesso di lettere compromettenti. Condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro (Reggio Calabria), dopo un anno ebbe una riduzione della pena e rientrò a Torino: l’esperienza offrirà lo spunto per il romanzo Il carcere. Morì suicida dopo aver ingerito una dose letale di barbiturici in una stanza dell’Hotel Roma a Torino.


domenica 19 maggio 2019

Lettera da Brancaleone

Stazione di Brancaleone Calabro
La stanza dove ha vissuto Cesare Pavese a Brancaleone


“La mia stanza ha davanti un cortiletto, poi la ferrovia, poi il mare. Cinque o sei volte al giorno (e la notte) mi si rinnova la nostalgia dietro i treni che passano. Indifferente mi lasciano invece i piroscafi all’orizzonte e la luna nel mare, che con tutti i suoi chiarori mi fa pensare solo al pesce fritto. Inutile, il mare è una gran vaccata”

Lettera di Pavese alla sorella Maria del 19 agosto 1935 da Brancaleone.


Cesare Pavese
Santo Stefano Belbo 1908 – Torino 1950
Scrittore


Vicino al gruppo degli antifascisti torinesi, fu arrestato nel 1935 perché venne trovato in possesso di lettere compromettenti. Condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro (Reggio Calabria), dopo un anno ebbe una riduzione della pena e rientrò a Torino: l’esperienza offrirà lo spunto per il romanzo Il carcere. Morì suicida dopo aver ingerito una dose letale di barbiturici in una stanza dell’Hotel Roma a Torino.