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| Brancaleone |
“La gente che mi vede ora si asciuga col dorso
della mano una lacrima, perché pensano che farò Natale fuori casa, cosa che per
loro è peggio di un pugno in testa. Ci sono le pie donne che mandano chi un
tortellino, chi i fichi secchi, chi gli aranci, chi altro”
“Non capisco perché voglio tornare a Torino. Qui, a
parte la pelle, sto benissimo e le vere seccature cominceranno una volta a
casa; non ultimi, i vostri piagnistei. Penso di sposarmi qui e comprare un
bambino che a due anni dica già cornutu e porcherusu”
“La gente di questi paesi è di un tatto e di una
cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca.
Persino le donne che, a vedermi disteso in un campo come un morto, dicono «Este
u’ confinatu», lo fanno con una tale cadenza ellenica che io mi immagino di
essere Ibico e sono bell’è contento… niente è più greco di queste regioni
abbandonate. I colori della campagna sono greci. Rocce gialle o rosse, verdechiaro
di fichindiani e agavi, rose di leandri e gerani, a fasci dappertutto, nei
campi e lungo la ferrata, e colline spelacchiate brunoliva”
Cesare
Pavese
Santo
Stefano Belbo 1908 – Torino 1950
Scrittore
La casa dove abitava Cesare Pavese a
Brancaleone in una foto di Alfonso Morelli
La casa dove abitava Cesare Pavese a
Brancaleone in alcune foto di Alfonso Morelli
“C'è
sempre un silenzio che ci imbroglia, perché lì sentiamo tutte le parole che ci
spaventano”
“Noi non
andremo verso il popolo. Perché siamo già il popolo. Andremo se mai verso
l’uomo. Perché questo è l’ostacolo, la crosta da rompere: la solitudine
dell’uomo, di noi e degli altri”
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di
andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente,
nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei
resta ad aspettarti”
Cesare
Pavese
Santo
Stefano Belbo 1908 – Torino 1950
Scrittore
Vicino al gruppo degli antifascisti torinesi, fu
arrestato nel 1935 perché venne trovato in possesso di lettere compromettenti.
Condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro (Reggio Calabria), dopo
un anno ebbe una riduzione della pena e rientrò a Torino: l’esperienza offrirà
lo spunto per il romanzo Il carcere.
Morì suicida dopo aver ingerito una dose letale di barbiturici in una stanza
dell’Hotel Roma a Torino.
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| Panorama di Brancaleone |
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| Stazione di Brancaleone Calabro |
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| La stanza dove ha vissuto Cesare Pavese a Brancaleone |