domenica 4 gennaio 2015

Paesi di Calabria - Scandale

Il centro storico di Scandale in un disegno del pittore Nicola Santoro

SCANDALE
Paese di origini remote del Marchesato di Crotone. Nel territorio comunale sono stati trovati vari reperti archeologici, quali una grande ascia neolitica di pietra scura, reperti litici e fittili, conservati nel museo di Crotone. Il nome Scandale (Σχανδάλη) deriva dal greco.
Alla fine dell’Ottocento il marchese Armando Lucifero di Crotone, scoprì in località Vituso una Necropoli Preromana composta da più di 20 tombe, risalenti al VI-III secolo a.C. Nel periodo romano, nel territorio di Scandale esistevano latifondi imperiali: da qui proviene un epitaffio dedicato ad un Flavius Theogenes (chiaramente un greco affrancato dai Flavi) alla propria madre Imperatoris Caesaris Serva.
All’inizio del Novecento altri reperti vennero alla luce con le ricerche dell’archeologo Paolo Orsi (Senatore del Regno). In particolare il materiale rinvenuto in contrada Prebenda (nei pressi di San Leone, ora Galloppà), proveniente dalla stipe di un santuario rurale del IV-III secolo a.C. Tra le offerte votive alcune statuette con symplegma, una veste indossata in modo particolare, figure femminili in terracotta del tipo tanagrine e busti fittili con corone di foglie. Ragguardevole, per le dimensioni, è la parte inferiore di una statuetta in terracotta con schiniere, vestita con un corto mantello.
Dalla località San Leo (collina nei pressi di Scandale), provengono monete greche pertinenti ad un ripostiglio databile, secondo il Kraay, all’inizio del III secolo (una moneta di elettro siracusana e dieci stateri d’argento di varia provenienza), e un’ancoretta “decorata su fondo nero”. Dalla contrada Turrotio provengono 150 monete di bronzo, bruzie.

Anche se esisteva già da molto tempo, il primo documento ufficiale che cita il paese di Scandale risale alla fine del XII secolo e riguarda un suo illustre cittadino. Si tratta di atto notarile che risalirebbe in prima stesura intorno al 1184, conservato nell’Archivio Segreto Vaticano (Codice Vaticano Latino 13490, N°84), che porta la data del 17 marzo 1217 rogato in presenza del bàiulo (giudice) di Santa Severina, Guarniero di Scandale. Il documento del 1034 che cita la parola Scandale, riguarda un cittadino di Rossano con questo cognome e non il nostro paese.
Nell’attuale territorio comunale, nel XIII secolo, c’erano altri 3 feudi: San Leone (Diocesi), Turrotio e Santo Stefano. Nel 1268, Giovanni di Notolio, primo feudatario di Scandale di cui si ha notizia, restituì i feudi al re Carlo d’Angiò, che precedentemente glieli aveva assegnati. Così, nel 1269, Carlo decise di assegnare come beneficium terriero, la metà delle terre di Turrotio, San Leone e Scandale ai fratelli Giordano e Berlingerio Sanfelice (nobili di origine normanna, che presero questo cognome perché avevano in concessione il castello di San Felice in provincia di Caserta), per i grandi e graditi servizi resi da questi militi nella conquista del regno di Sicilia. Giordano, in quel periodo era Capitano Generale e Vicario del re nell’isola di Corfù in Grecia. Ebbe per consorte la ricchissima Rosata d’Albidona, che portò in dote terre e castelli.
Nel 1272, l’atra metà che comprendeva probabilmente anche il feudo di Santo Stefano, Carlo d’Angiò l’assegna a Guglielmo di Amendolea, barone di Calatabiano. Ritiratosi dopo pochi anni, la sua parte passa, nel 1280, a Manassaio, figlio primogenito del quondam Stefano de Ramagio. Nel 1284 va a Pietro de Foliuso, che morì pochi anni dopo. Finché, morto Giordano, nel 1291 tutto il feudo viene acquisito dai Sanfelice e diviso ai due eredi: metà alla figlia Beatrice, sposata con Giovanni Vigerio, che sui documenti è il titolare del feudo; l’altra metà va al figlio Giordano che per distinguerlo dal padre lo chiamavano Giordanello. Essendo minorenne, i feudi venivano amministrati dal fratello del padre, Berlingerio, che in quel periodo ricopriva la carica di Giustiziere di Basilicata. Giordanello, studiò legge. Arrivato alla maggiore età, nel 1309 fu dal re Roberto d’Angiò (figlio di Carlo II, morto a maggio di quell’anno), creato Giudice d’appello alla Gran Corte Reale.
Nel 1276, Scandale vecchio contava 431 abitanti, San Leone 300, Santo Stefano 605 e Turrotio 904. Nel XII secolo Turrotio (in dialetto Turrutio) era un centro importante, con una bella parrocchia che si chiamava San Domenico. Da allora, però, tutta la zona è meglio conosciuta come Corazzo (oggi, frazione di Scandale) perché, nel 1225, tutti i terreni compresi tra il fiume Neto e la contrada di Fota, furono assegnati, da re Federico II, ai monaci dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, che avevano la sede generale nei pressi di Carlopoli, ai confini di Soveria Mannelli in provincia di Catanzaro. Danneggiata dal terremoto del 1783, fu progressivamente abbandonata e definitivamente soppressa nel 1808: ne restano solo i ruderi. Nel 1325, Scandale è menzionata per il pagamento delle decime nel Rationes Decimarum Italiae Apulia-Lucania-Calabria.
Tra il 1348 e il 1351, arriva, proveniente dall’Oriente, la terribile peste nera, che colpisce l’Italia e l’Europa, riducendone di un terzo la popolazione e determinò la scomparsa di numerosi centri abitati. Del vecchio casale di Scandale non si hanno più notizie. Ma, anche se disabitato, il territorio, teoricamente, risulta, nel 1419, in possesso di Giacomo Sanfelice. In realtà, dal 1402, la contea di Santa Severina, e quindi anche il territorio di Scandale, passa a Niccolò Ruffo, marchese di Crotone, e successivamente (1430) alla figlia Enrichetta che la recò in dote al marito Antonio Centelles. Nel 1444 Alfonso d’Aragona concedeva a Santa Severina una serie di capitoli dove erano compresi i casali di Cutro, San Giovanni Minagò, San Leone, Scandale e Santo Stefano de Ferrato, “li quali licet non habeteno che sù disfacti”. Dalla documentazione storica, risulta che il piccolo feudo di Santo Stefano che si trovava sotto Scandale, fu venduto il 10 dicembre del 1423 ad Enrichetto de Cerseto. Nel 1482, ormai disabitato, risulta in possesso di Giovanni de Colle. La parrocchia di Santo Stefano de Ferrato è segnalata già all’inizio del XII secolo. Nel 1326 risulta che il suo parroco, che si chiamava Achimus, pagò due tarì di tasse.

Nel 1496, il re Federico d'Aragona, concede ad Andrea Carafa, dietro il versamento di 9 mila ducati, la contea di Santa Severina. Il paese di Scandale vecchio, risultava ancora disabitato nel 1505, quando la monarchia spagnola aggiornò a fini fiscali la popolazione del Regno di Napoli, come si rileva dal Levamentum Foculariorum Regni. Comunque, i Sanfelice si ritenevano ancora i legittimi proprietari del territorio di Scandale: infatti, da un mandato regio del 1515, risulta che il nobile cosentino Giulio Sanfelice, barone di Amendolara, tentò di riprendersi i feudi di Scandale, San Leone e Turrotio, da lui già posseduti, ma confiscatigli nel 1503 da Consalvo di Cordova per la sua condotta filo francese. La causa che ne seguì fu vinta in un primo tempo da Carafa ma, nel 1540, ancora era in corso una lite giudiziaria fra il conte di Santa Severina e Luca e Carlo Sanfelice.
La Diocesi di San Leone (conosciuta anticamente come Leonia) fu soppressa da Pio V nel 1571. Il feudo di Santo Stefano, scomparve nel Settecento.

L'odierna Scandale è stata fondata nel 1555 dal conte Galeotto Carafa di Santa Severina, su una collina conosciuta all’epoca col nome di Gaudioso, dove venne edificato il primo palazzo signorile, tuttora esistente, proprietà della famiglia Catanzaro già dall’Ottocento. Nei pressi, sorgeva la chiesa della Pietà, anticamente chiamata Chiesa delle Cinque Piaghe, scomparsa all’inizio dell’Ottocento, che segnava anche l’inizio del paese. Sul posto, la famiglia Cizza vi costruì un palazzo signorile (ora sostituito da una nuova costruzione), che per tanti anni fu sede della caserma dei Carabinieri.
Nel 1589, Scandale-Gaudioso è un casale, abitato da cinquecento Greci e centocinquanta Latini. Dal Cinquecento in poi segue le vicende del feudo di Santa Severina, in possesso di Galeotto e dei suoi discendenti fino al 1599. Passato al demanio regio, nel 1608 fu venduto a Vincenzo Ruffo, principe di Scilla, per la somma di 82 mila ducati. Gli succedette, dal 1616 al 1650, la figlia Giovanna. Il discendente, Francesco Maria, vendette il feudo al nobile crotonese Carlo Sculco. Nel 1687 con la morte, senza eredi, di Domenico Sculco il feudo venne incamerato dalla regia corte che lo mise all’asta. Nel gennaio del 1691 fu comprato per 93 mila ducati da donna Cecilia Carrara (vedova di Francesco Grutther) per il figlio Antonio. I Grutther, che in realtà si chiamavano Greuther, tennero il feudo fino alla definitiva scomparsa del feudalesimo, abolito con un decreto di Giuseppe Bonaparte il 2 agosto 1806.

Nel 1799 gli scandalesi, con 80 uomini comandati da uno dei primi baroni Drammis, si unirono all'esercito della Santafede del cardinale Fabrizio Ruffo. Il 26 luglio del 1806, durante l’occupazione francese della Calabria, il generale Reynier ordinò al generale Berthier di saccheggiarono il paese. Nello scontro che seguì, morirono 25 scandalesi ed un numero imprecisato di soldati francesi. Come risulta dalle sue memorie, al saccheggio partecipò anche il famoso calabrese Guglielmo Pepe, allora giovane ufficiale di Napoleone.
Nel terremoto del 1832 crollarono decine di case, sette persone morirono e molte rimasero ferite. Nell’Ottocento, la maggior parte del territorio risulta in possesso della famiglia dei baroni Drammis. Il suo maggior esponente, il barone Salvatore Drammis, è stato per decine di anni, contemporaneamente capo della Guardia Nazionale, Sindaco, Consigliere provinciale per il Dipartimento di Crotone.

Su mandato dell’UNESCO, nel 1955 il prof. Manlio Rossi Doria svolse a Scandale un’indagine sulla Riforma agraria: la relazione finale, tenuta in archivio per tanti anni, è stata pubblicata nel 2007 dall’'Ancora del Mediterraneo di Napoli, col titolo Un paese di Calabria. Una sintesi era stata precedentemente pubblicata dal “Bollettino delle ricerche sociali”, anno I, numero 3/4, maggio-luglio 1961 col titolo: Studio di una comunità rurale interessata alla riforma agraria: Scandale, in provincia di Catanzaro.
Nel centro storico del paese (tra il 1960 ed il 1961), il regista Renato Castellani girò per conto della Cineriz molte scene del film “Il Brigante”, tratto da un romanzo del 1951 di Giuseppe Berto. Nominato per il Leone d’Oro, ebbe soltanto il premio FIPRESCI alla Mostra del Cinema di Venezia del 1961. La copia originale del film è stata restaurata e dura 3 ore.
Il paese è famoso per la Sagra del fico d’India, che si svolge ogni anno alla fine di agosto. Nella frazione Corazzo, in località Scrivo, anni fa S.E. Rev.ma Mons. Luigi Cantafora, nato a Scandale nel 1943, fondò L’Eremo di Santa Croce.

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Per un approfondimento sulla storia di Scandale e della Diocesi di San Leone è necessario consultare almeno le seguenti opere: Luigi Pigorini, Necropoli preromana nel Comune di Scandale, Bollettino di Paletnologia Italiana, 1902. Andrea Pesavento, La Cattedrale scomparsa di San Leone “Graecus”, in “la ProvinciaKR”, n° 15-16, 1998. La soppressione del vescovato di San Leone, “la ProvinciaKR”, 4 agosto 2006 n° 31. Il casale di Scandale nel Medioevo, pubblicato su La Provincia KR n° 45-47/2006. Il casale ed il feudo di Santo Stefano in territorio di Santa Severina, pubblicato su La Provincia KR nr. 3-12 /2007. Dal casale “Torlocio” alla contrada “Turrotio”, pubblicato su La Provincia KR nr. 40-42/2006. Fabata [Fota] da casale a feudo rustico. Storia di un abitato scomparso in territorio di Crotone, pubblicato su La Provincia KR nr. 43-44/2006. I mulini di Corazzo sul fiume Neto, pubblicato su La Provincia KR nr. 36-39/2006. Apprezzo della città di Santa Severina con i casali di San Mauro e Scandale, la Provinciakr, gennaio e febbraio 2008. Il casale di Scandale,“la Provinciakr”, maggio 2008 n°20. Francesco Le Pera, La Diocesi di San Leone (prima parte), Quaderni Siberenensi, Edizioni Publisfera, San Giovanni in Fiore (CS), anno VII, dicembre 2005, pag. 31. La Diocesi di San Leone (seconda parte), anno VIII, dicembre 2006, pag. 13. San Leone nei documenti storici (terza parte), anno VIII, dicembre 2006, pag. 29.
Bernardo Silvio, Santa Severina nella vita calabrese dai tempi più remoti ai nostri giorni, Napoli, Istituto Editoriale del Mezzogiorno, 1960. Giuseppe Caridi, Aspetti e momenti della vita di un casale ripopolato: Scandale nel Seicento, in Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, anno LII, 1985, Roma, Tipografia della Pace, 1987. Uno «stato» feudale nel Mezzogiorno spagnolo, Roma, Gangemi Editore, 1988. Lettieri Carolina, Scandale nella storia dei suoi emigranti, Crotone, La Tipografica, 1993. Iginio Carvelli, Rughe di pietra, Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, 1995. Audia Antonio, Biografia di Antonio Barberio, Crotone, La Stamperia, 1996. Luigi Scalise, Scandale e Leonia, Salerno, Edizioni Cronache Italiane, 1999. Le Pera Francesco – Pancari Salvatore, Tra sacro e profano. Santa Severina, la Metropolia, i suoi metropoliti, San Giovanni in fiore, Edizioni Publisfera, 2005. AA.VV., I Luminari, a cura della Pro Loco “Gaudioso”, Edizioni Marra, Salerno 1997.
Il ‘900 a Scandale, Stampe digitali Vincenzo Marino, Scandale, 2006. Luigi Santoro, Storia di Scandale, Roma, Gangemi 2007. Manlio Rossi-Doria, Un paese di Calabria [Scandale], L'Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2007. Oliverio Rosa, Pane e fichi secchi, Editoriale Progetto 2000, Cosenza, 2010. Ezio Scaramuzzino, Violetta spensierata e altri racconti, Gruppo Editoriale l’Espresso, 2012. Callegari Gian Paolo, I Baroni, Garzanti 1950. Calabria ridestata, in “Almanacco Calabrese”, 1956. Janchicedda, Gherardo Casini Editore, Roma 1956.