Visualizzazione post con etichetta Romanzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Romanzi. Mostra tutti i post

lunedì 1 novembre 2021

mercoledì 11 novembre 2020

domenica 17 maggio 2015

Massime e aforismi - Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

“Se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi”

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Palermo 1896 – Roma 1957
Scrittore
Di famiglia aristocratica, condusse un’ esistenza appartata e non ebbe contatti con la società letteraria del tempo. Noto per il romanzo Il Gattopardo, pubblicato nel 1958 dopo la morte e subito divenuto un caso letterario internazionale. Ambientato in Sicilia sullo sfondo della transizione dal regime borbonico al nuovo stato unitario, è incentrato sulla figura del principe Fabrizio Salina, erede di una illustre casata, lucido e disilluso interprete della decadenza di un mondo segnato dall’immobilismo e dal fatalismo.


martedì 11 marzo 2014

La spina di rovo - Nuovo romanzo di Iginio Carvelli


Iginio Carvelli - La spina di rovo


"C'è un'onda in ciascuno di noi che chiamiamo amore, in continua ricerca di una riva a cui approdare e annullarsi nella sabbia dell'accoglienza. Ma non tutte le rive hanno la sabbia. Scogli oscuri e senza anima formano una barriera e respingono ogni alito d'amore".

Iginio Carvelli, La spina di rovo. Donne nel buio della mala, Europa Edizioni, Roma 2014


DESCRIZIONE
Mario Lucci, un giovane maestro calabrese, vive barcamenandosi tra una supplenza e l'altra, coltivando nel silenzio la sua più grande passione: la scrittura. Si reca alla certosa di Serra San Bruno, alla ricerca di notizie su un soldato americano che si sarebbe rifugiato lì. Quello che scoprirà sarà qualcosa di molto più interessante e molto più importante per la sua vita e gli darà la forza di cominciare a raccontare della 'ndrangheta e delle persone che hanno avuto il coraggio di resisterle. Un libro immerso nel fascino del meridione. Iginio Carvelli intreccia le vicende, fino a ricreare una realtà fatta di coraggio, di determinazione e di amore.

Il romanzo “La spina di rovo” ruota attorno a personaggi sullo sfondo di una realtà, dominata da una minoranza mafiosa, dove si scontrano amori e violenze, aneliti dell’Assoluto e passioni con un protagonista invisibile, il silenzio inteso sia come rifugio mistico e sia come colpevole omertà.
Un critico letterario lo definisce: "Uno spaccato di vita meridionale, dai toni fortemente realistici, dove ogni personaggio diventa emblema di valori come "il coraggio, la forza dell’amore, la cultura della legalità". La storia d’amore che fa da cornice al quadro smorza certamente i toni drammatici della tematica, “alleggerendo” la lettura. Toccante, intenso ed anche fortemente educativo".


Il libro si può richiedere sia al sito della Casa Editrice europaedizioni.it, mail: ordini@europaedizioni.it, oppure sui principali Bookstore: Ibs - Unilibro - Amazon - Bol ecc. 

domenica 4 agosto 2013

“I Baroni”: romanzo della decadenza borbonica

Gian Paolo Callegari (ultimo a destra) a Stromboli nel 1949 insieme a Roberto Rossellini e Sergio Amidei, durante la preparazione di un film. 


Come abbiamo già scritto nella “Storia di Scandale”, Gian Paolo Callegari scrisse due romanzi, I Baroni e Janchicedda, prendendo spunto dai racconti di Nicola Tiano che, come sappiamo, lavorò per tanti anni con la famiglia Drammis. Soprattutto sul primo romanzo, molti giornalisti scissero vari articoli pubblicati da giornali e riviste dell’epoca. Per esempio, La Nazione Italiana del 9 luglio 1950, riporta a pagina tre, un articolo molto lungo di Aldo Capasso dal titolo Romanzo della decadenza Borbonica che, fra le altre cose, diceva:

“I Baroni”: romanzo della decadenza borbonica

“Nei Baroni, con un’ampiezza e fermezza di disegno di “affresco storico”, il Callegari riprende il suo quieto eppure appassionato esame del Sud. Ecco la Calabria degli ultimissimi anni di Ferdinando, la Calabria di “Francesciello”, la Calabria attraversata dalle ascendenti colonne di “Don Peppino” Garibaldi. Giorni di decadenza, di sfacelo: annunziati già negli anni da sinistri scricchiolii: con la dinastia borbonica crolla la grande nobiltà terriera, crolla una casta e una tradizione. In questi crolli fatali della storia c’è sempre qualcosa di triste: e un poeta, un artista, può compiangerli, recitarne il commosso epicedio, anche senza essere “antiprogressivo” nelle sue idee politiche e sociali. E c’è, in essi crolli, qualcosa di grandioso, vitalissimo, consolante: la fatalità che vita nuova sorga dalla morte delle cose vecchie, che gli uomini camminino e si appassionino, che “vadano avanti”. Ed anche questo un artista può, con gioia Whitmaniana, cantare. Per dire il vero, il chiuso e imbronciato Callegari non mostra di trarre letizia né dall’una né dall’altra cosa. Non bello ciò che cade non bello ciò che sorge: il significato profondo del libro sembra essere che gli uomini sono cosa meschina in tutti i regimi e in tutte le età.
È significativo, in primo luogo, ciò che nel romanzo manca: il Callegari sa benissimo che, nello sfacelo della, ora dura e ora paternalistica, monarchia borbonica, sussisteva una élite protesa verso tempi nuovi di maggiore libertà, di uguaglianza giuridica,, di sogni democratici: élite in cui figuravano anche patrizi delle più vecchie famiglie”.