Visualizzazione post con etichetta Hera Lacinia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hera Lacinia. Mostra tutti i post

mercoledì 15 gennaio 2020

Quando dal mare Virgilio vedeva il Tempio di Hera Lacinia

Capo Colonna, un tempo Capo Lacinio


Hinc sinus herculei, si vera est fama, Tarenti
Cernitur, attolit se diva Lacinia contra
Caulonisque arces et navifragum Scylaceum.
Tum procul e fluctu trinacria cernitur Aetna,
Et gemitum ingentem pelagi pulsataque saxa
Audimus longe fractasque ad litora voces


Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti


Di qui il golfo di Taranto erculea, se vera è la fama,
si scorge, e di contro la diva Lacinia si leva,
e le rocche Caulonie e lo Squillace navifrago.
Più avanti, dal flutto si vede l’Etna trinacria;
e il gemito ingente del mare, e battute le rupi
udiamo lontano, e il fragore dell’onda rotta alla spiaggia.



VIRGILIO
Publius Vergilius Maro
Andes 70 a.C. – Brindisi 19 a.C
Poeta latino


Virgilio, Eneide, Giulio Einaudi editore S.p.a. 1967, capitolo III, 551-556, pag. 113. Versione di Rosa Calzecchi Onesti.


Capo Colonna - Crotone

domenica 24 febbraio 2019

Capo Colonna – Il culto di Hera Lacinia

Capo Colonna - Crotone


CULTO DI HERA LACINIA IN CALABRIA

Nell'antica colonia achea di Kroton insieme al culto di Eracle, fondatore mitologico della città, e di Apollo, ispiratore della fondazione stessa, era molto sentito il culto di Hera Lacinia. Pochi chilometri più a sud della città, sul promontorio Lacinio, sorgeva il grande santuario dedicato ad Hera Lacinia, tra le più grandi aree sacre di tutto il mondo ellenico. Moglie e sorella di Zeus e regina tra gli dei, Hera veniva venerata come dea protettrice dei pascoli anzitutto, delle donne, della fertilità femminile, della famiglia e del matrimonio.
Nel VI secolo a.C. venne eretto un maestoso tempio dorico a 48 colonne, facente parte del monumentale Santuario di Hera Lacinia, che già prima era esistente e venerato in tutto il mondo greco. Nello stesso periodo il leggendario Milone, eroe pluriolimpionico ritenuto figlio di Eracle, fu nominato sacerdote del tempio di Hera Lacinia in segno dell'assoluta devozione che la città di Kroton aveva nei confronti del santuario e della dea venerata. Il santuario, uno dei più grandi e certamente più famosi di tutta la Magna Grecia, divenne subito il principale luogo di culto del versante ionico, meta di viandanti e navigatori provenienti da ogni dove pronti a pagare pegni votivi pur di ingraziarsi la potente dea. Nel IV secolo a.C. il Santuario di Hera Lacinia divenne sede sacra della Lega Italiota, voluta dalle città di Taranto e Crotone per difendersi dai continui attacchi delle popolazioni brettie. Durante gli scavi archeologici sul promontorio Lacinio, oggi chiamato di Capo Colonna, è stata rinvenuta una grossa quantità di ori, gioielli, vasi in terracotta e altri oggetti votivi che i pellegrini portavano in dono, tra cui il famoso Diadema Aureo e la misteriosa Barchetta Nuragica, che oggi sono custoditi presso il Museo Archeologico di Crotone, nella sala dedicata al Tesoro di Hera. Venerata dunque come dea protettrice dei vincoli familiari, la dea lacinia riceveva offerte di vesti finemente intessute da parte delle giovani donne prima del matrimonio. Una gran parte degli oggetti votivi rinvenuti nel santuario, proviene da luoghi lontani, come le isole dell'egeo, l'Anatolia, spesso dall'Africa mediterranea, il che rende l'idea della profonda diffusione del culto di Hera Lacinia.
Così la poetessa locrese Nosside, ricorda ed accompagna il suo personale dono alla dea lacinia : "Hera onorata, che spesso proveniente dal cielo guardi l'odoroso promontorio Lacinio, accogli la veste di bisso tessuta da teofili di cleoca con Nosside, figlia nobile". Diodoro Siculo racconta anche della consuetudine che avevano le donne crotoniati di piangere ogni anno la morte di Achille, mostrando così la loro partecipazione al dolore della madre Teti, colei che secondo la leggenda aveva donato le terre del sacro promontorio Lacinio proprio alla dea Hera.

Lilith Day, da Facebook – Calabria pagana


domenica 15 maggio 2016

Crotone - Il Santuario di Hera Lacinia

Capo Colonna  in un disegno del Codice Romano Carratelli - Nel Seicento c'erano due colonne in piedi
Codice Romano-Carratelli è un manoscritto risalente al XVI-XVII secolo che contiene un centinaio di disegni di torri costiere della Calabria Ultra. L'opera fu acquistata nel 2008 dall’avvocato Domenico Romano Carratelli.

Capo Colonna (Crotone) - Ricostruzione video 3D  del Tempio di Hera Lacinia 

Crotone - Il santuario di Hera Lacinia (Era Lacinia) di Capo Colonna, sede della lega Italiota fino al IV secolo a.C. (successivamente trasferita a Taranto), fu uno dei santuari più importanti della Magna Grecia. Posto su un promontorio chiamato anticamente Lacinion (Λακίνιον in greco) ma anche "Capo Nao", dal greco nao, tempio. Il santuario era stato edificato alla fine del VI secolo a.C. ed era anche chiamato di Hera Eleytheria, come resta testimoniato da un'iscrizione sul cippo del Lacinion, al Museo archeologico nazionale di Crotone. Dal XVI secolo in poi fu quasi completamente saccheggiato. I materiali furono anche usati per costruire il porto di Crotone (molto tempo fa pubblicai le foto su questo blog).
Va ricordato che Era (Hera), era la principale divinità femminile greca, figlia di Crono e Rea. Fu allevata da Oceano e Teti, sorella e sposa di Zeus, al quale generò Efesto, Ares, Ilizia ed Ebe. Protettrice dei matrimoni, del parto e della monogamia. Gelosa e possessiva era spesso in lite con Zeus. Perseguitò i troiani per vendicarsi di Paride, che aveva decretato Afrodite la più bella delle dee. Le erano sacri la melagrana, il pavone e la cornacchia.
Principali luoghi di culto erano Argo, Samo e il santuario che sorgeva sul promontorio Lacinio, presso Crotone (ora conosciuto come Capo Colonna). I romani la identificarono con Giunone.

Capo Colonna - Crotone