lunedì 8 febbraio 2010

Paesi abbandonati: Roghudi Vecchio.

Nelle due foto si vede il borgo abbandonato di Roghudi Vecchio.


Sulle pendici meridionali dell'Aspromonte in provincia di Reggio Calabria, a 600 metri sul livello del mare sul torrente Amendolea troviamo, tra montagne impenetrabili, il vecchio abitato di Roghudi.

L’abbandono fu deciso a seguito di forti alluvioni avvenute tra 1971 e il 1973. Il paese, fino ad allora sede comunale, fu dichiarato totalmente inagibile.

Così si decise di trasferire gli abitanti di Roghudi Vecchio, nonché la sede comunale, in un abitato di nuova fondazione, nelle vicinanze di Melito di Porto Salvo, che prese la denominazione di Roghudi Nuovo.

Si racconta, che erano presenti nel paese grossi chiodi conficcati nei muri delle abitazioni dove venivano fissate corde legate alle caviglie dei bambini, per evitare che mentre giocavano precipitassero nel burrone che circondava l'intero abitato.



domenica 7 febbraio 2010

Poesia di Luigi Demme.

Vecchia cartolina di Scandale.


Paese


Il passato che stenta a morire,

attaccato al presente che incalza,

massiccio scomposto attaccato a catena:

questo è il paese mio, questo è Scandale.

D’intorno uliveti a terrazza,

bucolico collare verdeggiante,

inzuppate da chiazze vermiglie:

è il sudore di braccia mai stanche.

A sera, fumar di comignoli,

sparge aromatiche scie nel suo cielo.

Sforbiciano i crocchi per le vie:

triste satira del suo giorno che muore.

venerdì 5 febbraio 2010

Il dottor Rocco Mazzarone a Scandale.


Rocco Mazzarone in una foto del 1972 di Henri Cartier-Bresson.


A Scandale assieme a Rossi-Doria c’era il dottor Rocco Mazzarone, figura insigne di medico-sociologo, noto in Italia e all’estero. Morto il 28 dicembre 2005 a Tricarico (Matera) dov’era nato il 17 agosto 1912. A lui si deve il rapporto sulla situazione sanitaria di Scandale nel 1955 che si trova nell’Archivio Rossi-Doria a Roma.


Ultimo dei grandi meridionalisti, amico fraterno di Rocco Scotellaro e Carlo Levi, aveva una visione del Mezzogiorno fuori dagli schemi ideologici e dentro la risoluzione dei problemi concreti.

In un’intervista al figlio di Manlio Rossi Doria per “Linea d’ombra” nel 1992 dal titolò “Una vita mal spesa” diceva: “io ho perso tempo, la mia è stata una vita mal spesa. Oltre al mio mestiere mi sono illuso di far altro, di incidere sulle scelte sociali in medicina e mi sono accorto che è spesso illusorio perché tu le cose incisive le puoi attuare solo se hai la forza. Ed io per forza intendo forza politica. Un isolato come io sono stato rischia di fare il profeta disarmato”.


Quella che segue è una lettera del dottor Mazzarone, mandata a Scandale a Lucia Trucco (Mimma), assistente di Rossi-Doria.

Nel contesto, il dottore fa riferimento ai medici di Scandale, uno giovane e uno anziano, senza fare nomi. La Lidia citata è Lidia De Rita, psicologa e assistente del professore a Scandale.


OSPEDALE CIVILE DI TRICARICO

Dottor Rocco Mazzarone

21 maggio 1955


Cara Mimma,

spero sia stato possibile avere le notizie sulle cause di morte su Scandale nell’ultimo venticinquennio.

L’indagine sulla popolazione scolastica, per cui si potrebbe usare la cartella che è già in tuo possesso, non può farsi prima di ottobre, quando si spera poter eseguire l’indagine schermografica, estendendo questa anche ad altri gruppi di popolazione e classi di età.

Se il giovane collega scandalese è ancora d’accordo, si può iniziare subito la raccolta del maggior numero possibili di storie cliniche. Per semplificare il compito del medico si potrebbe usare una scheda, simile a quella usata a Grassano, di cui accludo copia. Sull’anamnesi familiare le malattie a carattere ereditario e sociale dovrebbero essere segnate con la lettera e il numero corrispondente, secondo la chiave acclusa.

Chiedi al professore, che non si sa dove ora sia, se è d’accordo. In caso affermativo, farò subito ciclostilare copia sulla cartella, apportandovi eventualmente qualche modifica e semplificazione, e le invierò al collega accompagnandole con una lettera esplicativa. Naturalmente attendo un cenno di risposta in merito.

Sul vecchio medico non credo si possa contare molto: è fascista e, per giunta, nell’ultima campagna elettorale ha svolto azione propagandistica a favore di uno dei più sporchi industriali della tubercolosi, che ora è deputato al Parlamento. Ma non sono cose, queste, solo sulla Calabria e sull’Italia.

Spero poter ritornare altra volta e più utilmente a Scandale. Anche Lidia ritornerà per un periodo più lungo. Lidia è oramai legata a te da amicizia ed è ammirata delle qualità di maestro del professore. Non le dispiacerà collaborare con te e con lui con maggiore intensità e continuità.

Molti saluti. E buon lavoro. Rocco Mazzarone


Roma. Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia, Archivio Rossi-Doria, Scandale, vol. VI, fascicolo 37.

giovedì 4 febbraio 2010

mercoledì 3 febbraio 2010

Il territorio di Scandale secondo gli archeologi.

Scavi archeologici nei pressi di Scandale in località Lustra Visciglietto, in una foto presa dal sito http://www.ippo94scandale.splinder.com/ .


Tralasciando per il momento di parlare dei reperti trovati da Giuseppe Giovinazzi e degli scavi in località Lustra, riporto qui una sintesi di quanto scritto in passato da vari archeologi sul territorio di Scandale.

Per quanto riguarda gli insediamenti preistorici, nel nostro territorio è stata trovata una bella grande ascia neolitica di pietra scura e reperti litici e fittili che si possono ammirare nel museo di Crotone. In particolare il materiale rinvenuto in contrada Prebenda, già segnalato dall’archeologo Paolo Orsi, proveniente dalla stipe di un santuario rurale del IV-III secolo a.C. Tra le offerte votive alcune statuette con symplegma, una veste indossata in modo particolare, figure femminili in terracotta del tipo tanagrine e busti fittili con corone di foglie. Ragguardevole, per le dimensioni, è la parte inferiore di una statuetta in terracotta con schiniere, vestita con un corto mantello. Santuari rurali risalenti al VI secolo sono stati trovati a Mezzaricotta, Giammiglione, Santa Domenica e Centonze al confine tra il nostro territorio e quello di Crotone. Ma tombe e altri reperti antichi sono stati trovati dai contadini a Turrutio, nella contrada Corazzo, dove sono venute alla luce 150 monete di bronzo, bruzie.


Scandale località Santa Domenica

Si tratta di una località collinare distante circa sette chilometri da Crotone in direzione nord-ovest, interessata dalla presenza di sorgenti d’acqua.

Si ha notizia del rinvenimento nella zona di tombe presentanti fra gli oggetti di corredo anche ceramica figurata, le quali furono distrutte durante i lavori della Riforma Agraria negli anni Cinquanta.


Scandale località Manche del Vescovo.

La località occupa un’altura, distante circa sette chilometri dalla linea tracciata dalle mura antiche di Crotone, in direzione nord-ovest, ubicata poco a sud della precedente, a dominare la depressione nota come «Burrone di Cacchiavia» percorsa da un corso d’acqua che disegnando il suo tracciato attraverso le colline del Marchesato si getta nello Ionio poco a nord di Crotone.

Il sito è stato interessato in età classica da una occupazione umana attestata dal rinvenimento di corredi tombali presentanti fra l’altro ceramica figurata, distrutti durante i lavori della Riforma Agraria negli anni Cinquanta.


Scandale località Vituso

Si deve al marchese Armando Lucifero il ritrovamento nel 1901, di una Necropoli Preromana composta da più di 20 tombe. La notizia fu pubblicata dalla Rivista Italiana di Scienze Naturali e ripresa poi da studiosi come il Pigorini e il Topa. Il marchese regalò i pochi oggetti rinvenuti nelle tombe al prof. Thudlen, direttore del museo di Gotha (Germania).


Scandale località San Leo

La località occupa un’area collinare del Marchesato ed è attraversata, secondo Givigliano, da una direttrice di penetrazione che dalla fascia costiera si spinge verso l’altopiano interno, passando per San Mauro Marchesato e poi lungo il corso del fiume Tacina.

Provengono da questa zona monete greche pertinenti ad un ripostiglio databile, secondo il Kraay, all’inizio del III secolo (una moneta di elettro siracusana e dieci stateri d’argento di varia provenienza), e un’ancoretta decorata su fondo nero.


Scandale Contrada Prebenda

Emblematico è il caso della contrada Prebenda [sarebbero i terreni ecclesiastici nei pressi di Galloppà], dove la letteratura archeologica ricorda il rinvenimento sporadico di materiali ellenistici, oggi purtroppo dispersi, presumibilmente ascrivibili ad una stipe votiva. Lavori agricoli dei primi anni del secolo avevano rinvenuto un piccolo deposito con statuine femminili in terracotta, in cui l’Orsi aveva ritenuto di riconoscere una testina di Demeter, uno scudo raffigurante sul davanti il volto di una gorgone tra i serpenti, una statuina di tipo tanagrino, confrontabile con figurine fittili di ambito tarantino, ed altri frustuli. L’interesse è dato dalla presenza di questo scudo e da un frammento di figurina femminile, entrambi, riferibili più probabilmente alla tipologia dell’Athena armata, rappresentata in ambito greco a Timpone Motta di Francavilla Marittima ed a Locri. Nello stesso deposito vi erano inoltre resti di matrice coroplastiche e figurine muliebri, ritenute accostabili a statuette di Mirina, Tanagra e Centuripe.


Per chi volesse approfondire, queste ed altre notizie si trovano nelle seguenti opere:

G.P. Givigliano, Sistemi di comunicazione e topografia degli insediamenti di età greca nella Brettia, Cosenza, 1978, p. 94.

Massimo Osanna, CHORAI COLONIALI DA TARANTO A LOCRI. Documentazione archeologica e ricostruzione storica. Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. Libreria dello Stato, Roma 1992, p. 170, 186-187.

Maurizio Giangiulio, Ricerche su Crotone arcaica, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1989.

Francesco De Luca, Santa Severina all’alba del terzo millennio, Calabria Letteraria Editrice, 2002, p. 19.

C. Sabbione, Attività della Soprintendenza archeologica della Calabria, nelle province di Reggio Calabria e Catanzaro, «Atti Taranto» 1976, p. 929.

Luigi Pigorini, Necropoli preromana nel Comune di Scandale, Bollettino di Paletnologia Italiana, 1902.

Domenico Topa, Le civiltà primitive della brettia, 1927.

M. Thompson, O. Mornholm, C.M. Kraay, An inventory of Greek Coin Hoards, New York 1974, n° 1968.

E. Paolini Pozzi, Per lo studio della circolazione monetale in età greca nel territorio dell’odierna Calabria, «PP» XXIX, 1974, pp. 52, 64-65, n° 33.

Guglielmo Genovese, I santuari rurali nella Calabria greca, L'Erma di Bretschneider, 1999, pag.86.

T. J. Dunbabin, The Western Greeks, Oxford, 1948, p. 156. H. Philipp, RE II A, col. 2070.

S. Calderone, Arcaica Italia, «Messina», IV, 1956, pp. 117-118 (con bibliografia).

martedì 2 febbraio 2010

Quaderni Siberenensi.

Per chi fosse interessato, ricordo che sulla rivista “Quaderni Siberenensi”, anno X – dicembre 2008, da pagina 155 a 163, è stato pubblicato l’Apprezzo della città di Santa Severina e dei casali di San Mauro e Scandale, eseguito dall’ingegnere Giovan Battista Manni nel 1687.

lunedì 1 febbraio 2010

Rissa a Santa Severina nel 1598 che vide protagonisti Cesare Sculco e Giovanni Brescia di Scandale.

Nella foto, piazza Campo a Santa Severina.

Tra le liti che avvenivano durante la fiera a Santa Severina, ricordiamo quella che ebbe per protagonisti da una parte il canonico e mastro di fiera di Santa Anastasia, Camillo Infosino, e dall’altra Cesare Sculco e Giovanni Brescia di Scandale.

Il 4 maggio 1598 il notaio Scipione Palmerio, attuario ordinario della curia arcivescovile di Santa Severina, su mandato del Vicario generale della città prese la testimonianza del canonico, il quale affermò:


“Io come Mastro di fera ritrovandome nella piazza dove si dice il Campo dove è la fera di S. Anastasia p.ta viddi due uomini armati di scopette à focile con daghe et storte, mi volsi informare et accostandome con essi ad uno afferrai la scopetta, et dissi perche causa andavano armati per la fera senza licenza mia come Mastro di fera, et tutti ad un tempo me si calaro sopra et mi afferorno imbuttandomi et percotendomi et in questo uno delli predetti arrancò la dagha et l’altro calò lo cane della scopetta et io me ritirai acciò non mi donassero gridando a me queste cose, et così andorno verso le case della corte, et chiamorno certi altri che stavano illa armati, et uscirono fora delle case della Corte, et in questo affacciò Filippo Campagna capitano al presente di detta città della finestra dicendo che cosa è et quelli dui risposero mi voleno disarmare et detto capitano rispose ammazza aringo chi ni vole disarmare et così uno di quelli che mi percossero quale per quanto ho inteso si chiama Giovanne Blescia [Brescia] disse queste parole, si viene Gesù Cristo qua io l’ammazzo et questo lo replicò più volte et delle dette parole ne fu ripreso da D. Alfonso de Rasis Arciprete di S. Mauro et non ostante detta riprensione pure replicò dette parole et il detto capitano intese queste parole perché stava alla finestra. Sogionse Basilio Teodoro Procuratore della Corte arcivescovile di S. Severina che fe istanza al detto capitano che pigliasse carcerato al detto Giovanne Brescia che havea detto quelle parole in dispregio di Nostro Signore Iesu Cristo a causa s’era ritirato dentro le sue case et detto capitano non rispose”.


Santa Severina: Il luogo detto "lo Campo" di Andrea Pesavento (pubblicato su La Provincia KR n. 23-25/2009).