domenica 6 gennaio 2013

Ancora sui fratelli Bandiera nel casolare dei Drammis a Corazzo


In un altro articolo di questo blog avevamo già accennato al pernottamento dei fratelli Bandiera a Corazzo in un casolare dei baroni Drammis, dopo il loro sbarco alla foce del fiume Neto il 16 giugno 1844. Del gruppo faceva parte Giuseppe Ricciardi che, come si può vedere nel pezzo che segue, narra come i compagni lo obbligarono a regalare un pugnale a una persona del luogo. Per la cronaca, come risulta da un altro libro di storia (vedi sotto), questa persona era un guardiano della famiglia Drammis.

Storia dei fratelli Bandiera e consorti narrata da Giuseppe Ricciardi, Deputato al Parlamento Italiano, Firenze, Felice Le Monnier, 1863, p. 164.

“Nella notte del 12 c’imbarcammo clandestinamente a Corfù, e nella notte del 16, portati dal vento verso la foce del Neto, vi sbarcammo in numero di ventuno. Durante il viaggio Miller tirò fuori alcuni suoi proclami, uno diretto ai Calabresi e l'altro agl'Italiani, ed invitò il signor Ricciotti, mio fratello e me a sottoscriverli, come possidenti i nomi di maggior rilievo. Noi, dopo di averli letti, rifiutammo di firmare quello agli Italiani, perché troppo irragionevole ed esagerato, e firmammo quello ai Calabresi col patto di cancellare la parola Repubblica in esso contenuta.
Camminammo tutta la notte e all'albeggiare del 17, stanchissimi ed assetati, ricoverammo in una casa di campagna, ove, dopo aver bevuto dell'acqua, io ch'era affranto dalla fatica, mi sdraiai e presi subito sonno.
Non era molto ch'io cosi riposava, quando Miller mi destò e mi disse che era colà venuta della gente, che, mostrandosi di noi impaurita, conveniva che con qualche maniera la rassicurassimo, e che, secondo esso, la maniera più conveniente per pervenire a questo scopo era eh'io le donassi la sciabola che aveva al fianco. Questa sciabola come arma d'onore, oltre la decorazione ottomana del Nischan in brillanti, mi era stata graziosamente data da S. A. il Gran Signore Abdul Medgid, in ricompensa dei servizi da me prestati nella campagna di Siria nell'anno 1840. Essendomi, perciò, di essa una cara memoria, rifiutai di consentire alla domanda ed esibii invece un bellissimo pugnale persiano che mi stava attaccato alla cintura; il che parendo bastante al Miller, mi arrecai dov’era lo straniero e glielo offersi qual pegno di memoria di noi, eh’egli forse era inclinato a creder briganti, mentre invece eravamo gente onesta è incapace di fare del male a chicchessia. Poco dopo il Calabrese partì, ed io mi rimisi a dormire”.

Di questo fatto, riporto un passo del libro L’ascensione al calvario dei fratelli Bandiera (Catania, 1935), dello scrittore di Rocca di Neto, Attilio Gallo Cristiani, dove si parla di questo pugnale che i guardiani regalarono al barone Drammis, dicendogli di averlo trovato per terra.

Il bosco di Sant’Elena, dove essi avevano riposato la notte, era di proprietà del Barone Drammis di Scandale; ed un guardiano dello stesso Barone, qualche giorno dopo, trovò in quel posto un pugnale, fatto con la lama di una baionetta turca. Il Drammis ne fece dono al medico di casa, Dottor Francesco Gallo, mio nonno; ed ora quel pugnale è prezioso cimelio della mia famiglia”.