domenica 25 settembre 2016

Nuccio Coriale - Settembre



Settembre


Vorrei essere dipinto dentro,
in quel tempio
dove danzavano farfalle,
vorrei entrassi tu,
in punta di piedi
dove un tempo era primavera
e ora prematuro è giunto
già l'autunno.
Ho lividi che bruciano nel cuore,
che timoroso rifiuto di guardare.
Vorrei che lo facessi tu,
osservando nei miei occhi,
svelando in un ritratto
i miei colori,
che lentamente
stan perdendo luce
come foglie caduche avvizzite
nel mese di settembre.


Nuccio Coriale



Il mare di Palmi

Sant'Elia - Palmi in una foto di Calabria da sogno
Marinella di Palmi

C'era una volta Pinocchio

Scandale - Maestre della Fratelli Bandiera con Pinocchio - Foto By Ros

Rovine del castello di Amendolea

Rovine del Castello Ruffo di Amendolea
Rovine del castello di Amendolea, oggi frazione di Condofuri nella provincia di Reggio Calabria. Amendolea sorge a cinque chilometri dal mare e fino al 1811 fu comune autonomo.
Proveniva da questo castello quel Guglielmo di Amendolea, barone di Calatabiano e signore di Scandale, che Carlo d’Angiò compensò con ampie concessioni territoriali in Sicilia e Calabria. Nel 1272, come risulta dai documenti della Cancelleria Angioina, ebbe per pochi anni la metà dei feudi di Scandale e San Leone. L’altra metà era, dal 1269, della nobile famiglia dei Sanfelice che comprendeva anche il feudo di Turrutio.




Forza Crotone

Liceo Pitagora di Crotone (Immagini di repertorio)




sabato 24 settembre 2016

Come eravamo

Unione Sportiva Scandale in una foto By Ros (Immagini di repertorio)

Marcello Veneziani - Paese ipocrita che si estinguerà

Marcello Veneziani

Paese ipocrita che si estinguerà

L’Italia è il Paese che fa meno figli al mondo e i decessi superano le nascite. Ma se invochi la fertilità ti attaccano tutti, le elites, i media, le piazze che manifestano oggi contro il Fertility Day. E già, meglio lo sterility day. Persino il capo del governo critica la campagna del suo ministro della salute e dice una furba idiozia: pensare che con una campagna per la fertilità la gente si convinca a fare figli è una sciocchezza. Vero, allora abolite le campagne contro il femminicidio: pensare che gli uxoricidi si convincano a non uccidere con una campagna è pura idiozia. E così per le campagne contro il razzismo e l’omofobia. Si possono inscenare campagne per le nozze gay e per i trans, figli in provetta e uteri in affitto, aborti ed eutanasia. Ma guai a parlare di nascite e di fertilità. Chi promuove il valore della procreazione, dicono, offende chi non può avere figli, perché sterile o perché non ha i mezzi. È evidente che si vuol sensibilizzare alla fertilità chi non vuole avere figli per egoismo, per non aver fastidi, perché pensa solo al presente, e non certo chi non può averli. E poi, scusate, con la stessa logica chi inneggia ad altre unioni, altri gender e altre nascite, non offende la famiglia secondo natura e civiltà? Siamo passati dalla libertà di vivere ciascuno a suo modo al divieto di sostenere la maternità, la paternità, i figli secondo natura. È proibito ricordare che siamo un paese di morti, senza aspettativa di futuro, un paese che rifiuta l’idea stessa della nascita e si consegna alla decadenza; i dementi dicono che invocare più figli è fascismo. C’è un’abissale differenza tra chi incitava a far figli perché «il numero è potenza» e chi invece avverte che l’Italia muore se non fa più figli. Il sottinteso è che gli spazi vacanti della denatalità saranno poi occupati da migranti, i campi d’accoglienza sono le nuove cliniche ostetriche. E sappiamo chi sono gli imprenditori politici che ne traggono profitto. Una campagna a sostegno delle nascite dovrebbe farla il governo e non il ministero della Salute e affiancarla a un piano serio di tutela delle famiglie e delle nascite, tra agevolazioni, bonus, servizi. Sarebbe una campagna di civiltà, di fiducia nel futuro e di amore per la vita. Magari una campagna con un nome vero e non con una minchiata americana tipo fertility day, buona per un reality. Far nascere è un segno di vita, una risposta alla morte dell’Italia e ai suoi beccamorti.


Articolo di Marcello Veneziani sul giornale “Il Tempo” del 22/09/2016