lunedì 20 ottobre 2014

Armonie Divine - Poesia di Gino Scalise


ARMONIE DIVINE

Non ho mai scritto
una poesia tutta per te.
Non ho mai cantato con la vita
il tuo amore.
Ma oggi tu lo vuoi,
io son deciso!
E se qualcuno entrasse qui, nel cuore,
vi ascolterebbe armonie divine,
le musiche più belle.
E non avrebbe pace
e correrebbe il mondo,
e venderebbe tutto
per farle sue.

La poesia si trova nel libro di Gino Scalise, “Sui fiumi di Babilonia”. Cento canti in terra straniera, Fasano Editore, Cosenza, 1976



domenica 19 ottobre 2014

Addio al "Presidente"

Don Nicola Girimonti e Gino
Scalise
Ci lascia per sempre uno dei più importanti personaggi della storia di Scandale. Un uomo molto religioso che ha dedicato la vita alla Comunità Parrocchiale di Scandale. Tensione morale e ricerca di verità caratterizzano la vita e le poesie di Gino Scalise, che ha espresso nelle sue opere e nella sua vita un bisogno di partecipazione e di intervento attivo nella realtà. Un uomo umile e onesto, sempre coerente con le sue idee religiose, che accoglieva tutti in quella piccola casa di via Puccini.
Nei primi anni Ottanta cominciò fra me e lui un’intensa collaborazione. Aveva saputo da una persona di Scandale che io a Roma stavo facendo una ricerca di documenti sul paese. Lui venne a casa mia, dove stavo trascorrendo qualche giorno di ferie, a dirmi che stava raccogliendo notizie per scrivere la storia di Scandale e voleva una collaborazione. Così, tornato a Roma, cominciai a mandargli tutti i documenti che man mano trovavo e lui, dopo varie peripezie, pubblicò Scandale nella storia (Catanzaro, Sinefine Edizioni, 1988).
Per la pubblicazione del libro, prese accordi con l’Amministrazione comunale e con una Casa Editrice di Catanzaro: ma, per motivi che adesso non ricordo, l’editore fece causa al Comune di Scandale che fu obbligato a pagare 45 milioni di lire (22.500 euro di adesso) per chiudere la faccenda: una somma elevatissima per un libro di poche centinaia di copie. Il Presidente mi raccontava di aver avuto solo dispiaceri per quella pubblicazione.
A casa sua, quando l’andavo a trovare, c’era spesso Pasquale Minniti che andava a raccontare tutte le sue avventure al Presidente. Fu proprio Gino a dirmi che Pasquale si travestì da ferroviere per controllare i biglietti sul treno che da Roma andava a Napoli. Di Gino conservo molte lettere che un giorno, forse, pubblicherò.


Domani pubblicherò una sua bella poesia perché penso che sia il modo migliore per salutarlo. Qualche altra cosa Domenica prossima.

Barone Salvatore Drammis – Pagine di Storia

In questa foto d'epoca appare un amico del barone Drammis. Me l'ha regalata Giovannino
un po' di anni fa, si trovava in un vecchio album di famiglia

Al Generale d’Armata Sig. Alfonso La Marmora, Comandante il 6° Dipartimento Militare - Napoli

Oggetto: morte di due briganti della banda Monaco.

Catanzaro, lì 20 febbraio 1864
In continuazione della mia officiale del 15 andante N° 293, ecco quanto posso significare all’E.V. circa l’avvenuta morte di malfattori contro distinti.
Il Barone Drammis, ricco proprietario di questa provincia, venuto la sera del 12 stante in cognizione che due briganti appartenenti per lo addietro alla banda di Pietro Monaco si nascondevano in una grotta del territorio di Santa Severina. Spiegò a quella volta 15 de’ suoi guardiani sotto gli ordini del proprio segretario signor Raffaele Brittelli, per sorprenderli e arrestarli.
Giunti nel luogo indicato, ed appressatesi alla grotta la guida che ve li aveva condotti a nome Domenico Tallarico si diè ad alta voce a chiamare il brigante Rosario Mangone, e comparso questi all’imboccatura della grotta esplodevagli contro il proprio fucile senza menomamente ferirlo.
Da qui ebbe principio la zuffa poiché i due briganti fatti certi non restar loro modo di salvezza, pensarono a difendersi accanitamente. Scambiati vari colpi senza il minimo risultato, ed intimata inutilmente la resa ai briganti, i guardiani del Drammis pensarono vincerli con altro mezzo. Raccolta una quantità di fascine, le accesero sul limitar della grotta, pensando che il calore ed il fumo avrebbero certamente snidato dalla grotta medesima i malandrini, ma questi pria di cader vivi nelle mani di coloro, da cui si da presso erano incalzati, preferirono la morte ed in fatti asfissiati perirono.
Per verità mi ha fatto senso tale avvenimento, dopodiché forse gli assassini avrebbero potuto cadere in mano della Forza, senza che questa avesse ricorso al mezzo troppo decisivo, di cui ho sopra parlato. Comunque, mi sono già nuovamente rivolto al Sottoprefetto di Crotone, perché voglia darmi nuovi dettagli dell’avvenuto, indicandomi segnatamente se i guardiani del Drammis avrebbero potuto di fronte alla località nella quale si trovavano, procedere diversamente di quello che fecero, come ritengo per parte mia.

Il Prefetto

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Ufficio dell’Ispettore delle Legioni Meridionali

Al Generale d’Armata Comandante il Dipartimento Militare

Napoli, 20 febbraio 1864
Il 13 andante, alcuni guardiani del Barone Drammis da Scandale (Calabria Ultra), scoprirono che i due contro notati briganti, avanzo della banda Monaco, s’erano ricoverati in una grotta sita sulle fini di Santa Severina, ed assediata la caverna non essendosi voluto questi arrendere i guardiani radunarono molta paglia sul limitare della medesima ed appiccatovi fuoco li fecero morire asfissiati.

Il Maggiore Generale Ispettore



Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, Fondo Brigantaggio, G11, B 63, ff. 44, 45 e 46. Questi documenti che riguardano il barone Drammis sono stati pubblicati nel libro di Peppino Curcio, Ciccilla. Storia della brigantessa Maria Oliverio, del brigante Pietro Monaco e della sua comitiva. Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2010, pp. 226-228. Sempre in questo libro vengono riportate le testimonianze, rilasciate in Tribunale, di due briganti della banda Monaco (Giuseppe Rizzuto e Antonio Luca) accusati di aver partecipato al mancato sequestro del Drammis avvenuto sempre in quel periodo (Archivio Centrale dello Stato – Roma. Tribunali Militari Straordinari busta 132, fascicolo 1465).


Massime e aforismi - Louis Antoine de Saint Just

Louis Antoine de Saint Just

“Chi fa le rivoluzioni a metà si scava la tomba”

Louis Antoine de Saint Just
Louis Antoine Léon de Richebourg de Saint-Just
Decize 1767 – Parigi 1794
Rivoluzionario e politico francese. Avvocato. 
Fu tra i principali artefici del Terrore durante la Rivoluzione francese. Finì sulla ghigliottina.

Quando andavamo a scuola alle 6 di mattina

Studenti di Scandale in attesa del pullman della ditta Romano che li porta a Crotone (foto By Ros)


domenica 12 ottobre 2014

Massime e aforismi

Historia Patria (1503) - Xilografia di Bernardino de' Conti

“È bello doppo il morire vivere anchora”


Questa citazione figura in una delle xilografie di Bernardino de' Conti che accompagnano il libro Historia Patria dello storico lombardo, Bernardino Corio (Milano 1459 – Milano 1519)


Scandalesi lavoratori

Ciccio e Vincenzo Franco in una foto dell'Archivio Aprigliano