mercoledì 31 marzo 2010

I baroni Drammis di Scandale


A destra la copertina del libro di Gian Paolo Callegari, “I Baroni”, pubblicato dalla Garzanti di Milano nel 1950. Questo romanzo, come anche “Janchicedda” (Roma, Casini, 1956) è stato scritto prendendo spunto dai racconti che Nicola Tiano di Scandale ha fatto a Callegari durante la seconda Guerra mondiale. È opportuno precisare che le vicende narrate nel libro non hanno niente a che fare con la vera storia della famiglia Drammis.


“La famiglia Drammis discende dal Colonnello Salvatore Drammis, che venne in Italia al tempo della calata degli Spagnoli in questo paese. Egli vi si stabilì e prese in acquisto le terre di Fota, come pure la Baronia che ne dipendeva”.

Così riporta un foglio dattiloscritto in possesso dei discendenti, probabile trascrizione di un diploma originale redatto nella seconda metà dell’Ottocento, di cui si sono perse le tracce.

Ma quando i feudi di Fota e San Leone (cioè Galloppà) passarono ai Drammis? Secondo la documentazione raccolta da vari storici, Fota era in possesso del barone Nicola Piterà di Cutro, figlio primogenito di Bruno, che alla morte del padre, avvenuta il 19 gennaio 1766, prese possesso del feudo in data 17 giugno 1772. Successivamente egli lo vendette a Raffaele De Fiore, con Regio Assenso dell’8 agosto 1798. Con intestazione definitiva del 26 febbraio 1801.

San Leone, invece, sul Catasto Onciario di Scandale del 1743, risulta “possedimento dell’Illustre Signor Don Pier Mattia Grutther Principe, Duca della città e stato di Santa Severina, residente con casa e famiglia nella città di Napoli”. Ufficialmente i Grutther persero tutti i possedimenti con l’eversione della feudalità, promulgata da Giuseppe Bonaparte il 2 agosto 1806. Quindi, in attesa di ulteriori documenti notarili dell’epoca, che non si sa quando vedranno la luce, dobbiamo ipotizzare che fu nei primi anni dell’Ottocento che questi due feudi vennero acquistati dai Drammis ad un prezzo vantaggioso.

Il cognome lo troviamo presente a Scandale già nel Seicento, ma va detto che nell’Apprezzo dello Stato di Santa Severina e dei suoi casali, redatto dall’architetto Onofrio Tango nel 1653, il cognome Drammis non figura fra le famiglie nobili dell’epoca presenti in paese che erano già, dal 1630: Peta, Clarà, Parisi, Melita, Borrelli, Bua, Cizza, Franco, Mannis, Brescia. E, in verità, nemmeno nell’Apprezzo del 1687, redatto dall’ingegnere Giovan Battista Manni.

Il primo documento ufficiale che parla di una o più famiglie Drammis è il “Catasto Onciario” del 1743, dove, oltre ad un Salvatore Drammis presente nell’elenco dei cittadini residenti, risulta che “Domenico Drammis, sacerdote di 34 anni, abita in una casa propria di 2 stanze con i due fratelli Antonio e Niccolò. Possiede ancora due magazzini che non danno rendita perché usati dalla famiglia, una casa ad uso di forno ed una fittata a 2 carlini con un orto attiguo. Una vigna che gli rende 8 ducati circa”.

Dobbiamo tenere presente, però, che delle 850 pagine manoscritte del Catasto, ne sono state trascritte solo alcune, e che quindi ancora non conosciamo tutti i cognomi delle famiglie residenti in paese, che vengono elencate minuziosamente dagli apprezzatori e dai funzionari con nome, cognome, figli, parenti, beni mobili ed immobili.

Comunque, anche se col tempo verranno fuori sicuramente altre notizie interessanti, va ricordato che sulla famiglia Drammis si sa poco, perché tutti i documenti e i libri che avevano in casa, sono stati buttati dalla finestra del palazzo, nella scena della rivoluzione, durante la lavorazione del film “Il Brigante”.

Quando Castellani finì di “girare” in piazza San Francesco, molti scandalesi presero i documenti e i libri e se li portarono a casa: ma non per leggerli, bensì per accendere il fuoco. Lo stesso Castellani, con la scusa di dover girare una scena in un altro paese, si portò via dal palazzo baronale due bellissimi quadri: uno di Vittorio Emanuele e un altro di Garibaldi, che non ha mai restituito.


martedì 30 marzo 2010

Banda Musicale “GAUDIOSI DI MARIA”

La Banda Musicale “Gaudiosi di Maria” di Scandale in una foto ufficiale.


La Banda Musicale "Gaudiosi di Maria" di Scandale è diretta dal maestro Francesco Pignataro, il quale esprime nel campo musicale una nuova sensibilità, attenta sempre alla tradizione, ma sempre in sintonia con le tendenze e i gusti di oggi, proponendosi con un accurato metodo in modo che possa funzionare come elemento catalizzatore nei confronti dei ragazzi che intendono interessarsi per la prima volta alla musica. La Banda è sempre partecipe alle principali manifestazioni culturali del paese e allieta le principali feste. Tante le manifestazioni importanti e i successi riscontrati sia a livello nazionale che sul palcoscenico Europeo: Il gemellaggio con St. Georgen in occasione dello Stadtfest; a Roma, a piazza "San Pietro" alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II. A Reggio Calabria, "Madonna della Consolazione" 2006-2007. All’ottava Maratona delle Bande tenutasi a Praga nel 2007 e a Crotone, Madonna del Rosario. Il terzo posto nella città di Santa Susanna in Spagna. Insomma, la nostra Banda nel corso degli anni ha acquisito una maturità musicale che gli permette di proporsi ad un palcoscenico Europeo, e quindi anche la nostra piccola comunità di Scandale ha l’opportunità di essere conosciuta in Europa. Un traguardo di cui andare fieri come Scandalesi.

Foto e notizie provenienti dal Blog di Ippolito e Gino Pingitore.



lunedì 29 marzo 2010

Foto Reggio Calabria

Il Teatro Cilea di Reggio Calabria.

domenica 28 marzo 2010

Scandale. Elezioni CAMERA E SENATO 1948.

Scandale in una foto d’epoca (Archivio Aprigliano).


Manlio Rossi-Doria, Note sull’organizzazione politica e le vicende elettorali nel Comune di Scandale, (1954-1955). A.N.I.M.I., Archivio Rossi-Doria, vol. II, fascicolo 6 (31 pagine dattiloscritte).


Dagli archivi comunali sono stati desunti i seguenti dati relativi alle varie consultazioni elettorali:


A = Elezioni politiche del 2 giugno 1946: mancano i dati.


B = Elezioni per il Senato del 18 aprile 1948:


al candidato Spezzano (P.C.I.) .................................................voti 453

al candidato Lucifero (P.L.I monarchico) ................................voti 552

...........................................................................Totale voti validi 1005


C = Elezioni per la Camera dei Deputati del 18 aprile 1948:


- Partito Repubblicano Italiano .....................................voti 23 = 2,0 %

- Partito Comunista Italiano ..........................................voti 530 = 45,5 %

- Partito Democratico Cristiano .....................................voti 385 = 33,0 %

- Mappamondo Stellato .................................................voti 3 = 0,3 %

- Croce – vanga – libro ...................................................voti 6 = 0,5 %

- Rombo con spiga ed uva ..............................................voti 1 = 0,1 %

- Partito Nazionale Monarchico .....................................voti 7 = 0,6 %

- Partito Socialista Lavoratori Italiani .............................voti 18 = 1,5 %

- Movimento Nazionale Democratico Sociale.................voti 5 = 0,4 %

- Partito Socialista Italiano ............................................voti 16 = 1,3 %

- Movimento Sociale Italiano ........................................voti 142 = 12,1 %

- Partito Liberale Italiano (Uomo Qualunque) ..............voti 32 = 2,7 %


..........................................................................Totale voti 1.168 = 100 %


venerdì 26 marzo 2010

Il terremoto del 5 febbraio 1783 in Calabria

Terremoto del 1783 in un quadro conservato a Polistena, uno dei paesi colpiti.


Nel febbraio del 1783 tutta la zona tra Catanzaro e Reggio Calabria fu colpita, alle 12,50 del giorno, da uno spaventoso terremoto, pari al decimo grado della scala Mercalli che provocò 30.000 morti. Molte persone si salvarono perché si trovavano in campagna a lavorare. Naturalmente la scossa la sentirono anche a Scandale che però non subì alcun danno secondo i documenti dell’epoca.

Lo sconvolgimento idrografico provocò decine di paludi che infestarono tutta la zona di zanzare anofele, provocando altri cinquemila morti per la malaria. I cadaveri trovati sotto le macerie furono bruciati per paura di pestilenze.

Considerando i mezzi di trasporto del tempo e le difficoltà delle vie di comunicazioni, i soccorsi sono stati tempestivi. Il sovrano, Ferdinando di Borbone, inviò il conte Francesco Pignatelli, dotandolo di carta bianca, centomila ducati, viveri, medicinali e truppe. Arrivato a Monteleone (ora Vibo Valentia) si accampò sotto le tende dove rimase, ricordiamolo, per quattro anni: prima per i soccorsi, poi per la ricostruzione. Per reperire i fondi fu creata la Cassa Sacra, presieduta dallo stesso Pignatelli, che doveva liquidare e gestire i beni del clero calabrese.


giovedì 25 marzo 2010

Scandale - San Giorgio

Via Nazionale a Scandale, in una foto pubblicata dal sito del Comune di San Giorgio in Germania.


St. Georgen im Schwarzwald è un Comune tedesco di 13.662 abitanti, situato nel land del Baden-Württemberg. Da moltissimi anni vi risiedono centinaia di Scandalesi.

mercoledì 24 marzo 2010

CURIOSITÀ. La poltrona di Andreotti al Senato è diventata meta turistica.



Il Senatore Giulio Andreotti e l’impronta sulla poltrona.


«…e questo è il posto di Andreotti». Il commesso del Senato si ferma davanti alla poltroncina foderata di cuoio rosso. E mostra agli studenti in visita scolastica all’aula di palazzo Madama uno scranno solo apparentemente uguale agli altri. Perché all’altezza della spalliera è visibile un piccolo cratere quasi perfettamente circolare, con un diametro di una quarantina di centimetri: l’impronta della schiena curva del senatore a vita. Si tratta di una sorta di certificazione della simbiosi fra Andreotti e la vita parlamentare, della sua presenza puntigliosa e indefessa alle sedute: al punto di aver lasciato l’impronta di quella che impropriamente centinaia di vignettisti hanno disegnato per anni come una gobba.
Ma è anche il trionfo della sua fisicità, e dei misteriosi significati che trasmette da sessant’anni all’Italia un corpo modellato per incarnare le versioni più immaginifiche e inquietanti del potere. Quel progressivo, inesorabile ripiegamento su se stesso, millimetro dopo millimetro, finisce per diventare la metafora del Belpaese «storto».


Cfr. Massimo Franco, ANDREOTTI. La vita di un uomo politico, la storia di un’epoca, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2008, p. 338.


martedì 23 marzo 2010

Scandale. Elezioni amministrative del 1952.

Scandale. Corso Umberto in una foto d’epoca (Archivio Aprigliano).


Le elezioni a Scandale nei documenti raccolti dal prof. Manlio Rossi-Doria.


Elezioni amministrative del 1952:


Furono presentate due liste: in una vi erano, prevalentemente, democristiani, indipendenti più o meno cattolici, appartenenti al M.S.I. ecc. (lista Iª); nell’altra comunisti, socialisti nenniani ed indipendenti (lista IIª). Comunque dovrebbe essersi trattato, secondo l’opinione diffusa a Scandale, più che altro di una competizione tra famiglie basata quasi esclusivamente sul personalismo.


Candidati della Iª lista:

- Pasquale Brescia: agricoltore, ha conseguito la licenza liceale.

- Antonio Petrone: responsabile della C.I.S.L.

- Francesco Guarascio: agricoltore, con allevamenti zootecnici e macchine agricole.

- Luigi Paparo: proprietario del bar “Centrale” e commerciante di generi alimentari.

- Antonio Barberio: contadino.

- Rosario Rizzuto: muratore, commerciante di generi alimentari, appaltatore con l’Opera Sila.

- Giovanni Audia: impiegato dell’Opera Sila.

- Francesco Lettieri: contadino.

- Orlando Scaramuzzino: commerciante di tessuti.

- Francesco Trivieri: contadino.

- Antonio Coriale: fabbro maniscalco.

- Mario Cirillo: calzolaio, macellaio, successivamente emigrato in U.S.A.

- Domenico Simbari: contadino.

- Cesare Grisi: contadino.

- Salvatore Scalise: contadino, padre di Luigi “fiduciario giovani A.C.”

- Mario Lazzaro: contadino, piccolo proprietario, “all’opposizione per abitudine”.


Candidati della IIª lista:

- Domenico Militi: contadino, iscritto al P.C.I.

- Francesco Scalise: invalido, iscritto al P.N.M.

- Mario Rizzuto: commerciante di generi alimentari, macellaio, autonoleggio da rimessa e camion per trasporti, ex gestore dell’ammasso del grano, iscritto al P.S.I.

- Antonio De Biase: falegname, iscritto al P.C.I.

- Giuseppe D’Alfonso: maestro elementare di Santa Severina.

- Carmine Ceraldi: contadino, iscritto al P.C.I.

- Luigi Bomparola: contadino, iscritto al P.C.I., fiduciario.

- Vincenzo Simbari: contadino, fratello di Domenico Simbari.

- Antonio Demme: contadino.

- Francesco Cacozza: contadino.

- Antonio Marino: contadino, iscritto al P.C.I., responsabile sindacale.

- Pantaleone Paparo: contadino, cugino di Luigi Paparo di cui alla Iª lista.

- Antonio Drammis: figlio del barone, proprietario.

- Carmine Esposito: contadino.

- Francesco Lopez: contadino.

- Ippolito Pingitore: contadino, indipendente di sinistra.

Risultati delle votazioni:

Elettori Votanti

Maschi 700 ............................................votanti 660 ...94.2 %

Femmine 745 ........................................votanti 686 ...92.0 %

...............................................................Totale 1445 totale 1346

Voti nulli 167 = 12.5 %

Voti validi 1179 = 87.5 %

Votanti 1346 = 100 %

Voti attribuiti alla Iª lista .....................687 = 58.2 %

Voti attribuiti alla IIª lista ....................492 = 41.8 %

Voti riconosciuti validi 1179 = 100%

Manlio Rossi-Doria, Note sull’organizzazione politica e le vicende elettorali nel Comune di Scandale, (1954-1955). A.N.I.M.I., Archivio Rossi-Doria, 31 pagine dattiloscritte, vol. II, fascicolo 6.

lunedì 22 marzo 2010

Foto Catanzaro.

Rotatoria nei pressi di Catanzaro.

domenica 21 marzo 2010

Quando i Drammis vivevano a Santa Severina.

Nella foto, il barone Don Antonio Drammis.


Nell’Ottocento, a causa del brigantaggio, molte famiglie benestanti di Scandale vivevano a Santa Severina, perché ritenuto un posto molto sicuro. A riguardo, cito un documento arrivato a Roma il 22 giugno 1821 dove si “concedeva ai fratelli e alle sorelle Drammis, Antonio, Francesco, Bernardo, Salvatore, Simone, Luigi, Aurora e Maria, della diocesi di Santa Severina, che vivono secondo l’uso dei nobili, la concessione dell’oratorio privato nella città e nella diocesi di Santa Severina”.


Questa notizia si trova anche sui testimoniali dell’Arcivescovo Salvatore M. Pignataro che, fra le altre cose, precisa che “essi sono figli di Nicolò Drammis, Barone di Fota e di San Leone, e di Domenica Orsini, della terra di Scandale”. Nicola Drammis morì nel 1830, Domenica Orsini nel 1845.


Francesco Russo, Regesto Vaticano per la Calabria, Roma, Gesualdi Editore 1978, vol. XIII, p. 300, doc. n° 71724.


venerdì 19 marzo 2010

L'antica Sibari.

Nella foto, una strada dell’antica città di Sibari.


Con circa 800 chilometri di coste, la Calabria ha un’importante presenza di reperti storici e archeologici riconducibili alla colonizzazione ellenica.

La città di Sibari era nell’antichità la più ricca e potente colonia della Magna Grecia. Il termine Magna Grecia, Megále Hellás, designava il complesso delle colonie greche dell’Italia meridionale: naturalmente senza la Sicilia che ha una storia tutta sua.

Sibari e Crotone furono certamente le due città più famose. Sibari è sicuramente la più antica tra le colonie greche della Calabria. Fu fondata dagli achei intorno al 720 a.C., nella piana presso la foce del Crati. La città era talmente potente, ricca e invidiata che il termine sibarita divenne sinonimo di raffinato e lussuoso. Dopo la sua distruzione, gli scampati fondarono una nuova città che chiamarono Turi (Thurii), che ha come legislatore Protagora e conta Erodoto tra i primi coloni. Divenne successivamente colonia romana con il nome di Copia e fu abbandonata nel Medioevo a causa della malaria.


giovedì 18 marzo 2010

IL “LUMINARIO”, in un articolo del nostro ex Parroco.

Luminario 2009 a Scandale, in una foto di Rosario Rizzuto.


IL “LUMINARIO”: di Don Renato Cosentini.


“È tradizione, che in questo piccolo centro del Crotonese (Scandale), la vigilia della festa di San Giuseppe (18 Marzo) accendere in ogni rione dei falò di molta legna, raccolta nelle campagne circostanti. Una tradizione che dura ancora nel tempo affondando le sue radici in antiche consuetudini, che se hanno perduto la sacralità rituale di una volta, restano ancora radicate nella memoria della nostra gente.

Uomini di ogni età, donne e bambini si mobilitano, quasi come una gara: rendere il “luminario” del rione più bello di quello degli altri.

Sono scene commoventi che ti toccano l'anima, il cuore: retaggio di una fede che il nuovo non riesce a scalfire. Non restarvi fedele è considerata mancanza di devozione e fiducia in Giuseppe, sposo di Maria e Padre putativo di Cristo. Una legge non scritta in alcun libro dei storia paesana, che vede ancora nei giorni precedenti la festività del falegname di Nazaret, in tutti i rioni, la gente intenta a preparare “U Cumbitu”, una minestra saporita e piccante di pasta e ceci che raccoglie davanti al desco più famiglie del vicinato come segno di comunione e riporta il pensiero a quella di Nazaret, nella tranquillità gioiosa di un piatto caldo che affratella ricchi e poveri alla mensa dell'amore e della solidarietà.

Dopo il vespro, mentre le campane con il suono dell'Ave annunciano il domani del dì di festa , bruciano i “luminari” attorno ai quali la gente sosta in preghiera con i canti rituali della quaresima, passione del Cristo, fuoco santo simbolo del Cristo risorto.

E per i vari rioni sciamano i ragazzi e le ragazze a raccogliere la “carbonella” che riscalderà le case dei poveri ove manca il tepore di un focolare sempre spento.

Con il nuovo che avanza, mentre va scomparendo o affievolendosi la pietà dei padri, ora, davanti ai luminari, la gente balla al suon della fisarmonica, ricordo dei vecchi zampognari, pastori di Betlemme, che vegliavano i loro greggi, e gli Angeli annunziavano la nascita del Bambino.

E la gente dimentica, anche se per pochi momenti, il tormento della disoccupazione, la tristezza di un emigrazione che va sempre più impoverendo e spopolando questo piccolo centro del Marchesato, fiduciosa, almeno, che il pane amaro dell'esilio non manchi, domani, festa di Giuseppe, sulla tavola parata a nuovo, ove un posto rimane sempre vuoto: quello del papà lontano al Nord, in Germania o nelle vecchi Americhe.

E sogna, tornata a casa, che domani il postino porti una buona notizia: forse per la Pasqua, l'agnello, cresciuto all'ombra del pergolato, farà la sua comparsa nella gioia ritrovata di una presenza che più vuoto il posto a tavola.

Ed intanto il “luminario” va spegnendosi, ma non si spegne la fiamma della speranza e dell'amore: l'avvento di giorni più belli perché le vacche magre sono state satollate dalle vacche d'Egitto e le sue cipolle renderanno più saporita la minestra condita di lacrime, olio dell'attesa, che rinfranca la solitudine e la mestizia di una vigilia caldeggiata dal ricordo del tempo che fu”.


Articolo pubblicato sul libro: “I Luminari”, Edizioni Marra, Salerno, 1997, p. 21.

Il Luminario, in una foto del sito di Cesare Grisi.

mercoledì 17 marzo 2010

Il Casale scomparso di Scandale Vecchio.

Per secoli Scandale ha fatto parte del territorio di Santa Severina che è generalmente identificata con Siberine (Siberene), una delle poleis enotrie elencate nel lessico di Storia Byzantina, sotto la voce Siberine. Nel secolo XVI, come scrisse l'Ortelio nella sua Synonimia Geographica; “hodie ab imperito vulgo Santa Severina dicta”. Del vecchio casale di Scandale non abbiamo molte notizie. Il documento notarile del 1034 che riporta la parola “Scandale” va messo, secondo il mio modesto parere, in relazione con un cognome di una famiglia della diocesi di Cassano e non riguarda il nostro paese. Alla fine del XII secolo, invece, a Santa Severina operava come giudice un certo Guarniero di Scandale. Da un documento del periodo svevo si attesta, infatti, l’esistenza di Scandale come paese del Marchesato e si menziona un suo illustre cittadino che amministrava la giustizia a Santa Severina. È un atto notarile conservato al Vaticano che, secondo gli storici, si può datare tra il 1184 e il 1217, rogato in presenza del bàiulo (giudice) di Santa Severina, Guarniero di Scandale. Questi, convocati alcuni testi giurati di San Giovanni Minagò (piccolo paese nei pressi di Papanice, poi scomparso) e di Cutro, fa tracciare da questi i confini del pascolo in località “Ferulluso” che Goffredo di Carbonara, Signore di Roccabernarda, deteneva in beneficio in territorio di Santa Severina. Attraverso il XIII secolo Scandale Vecchio passa a vari feudatari fino al 1269, anno in cui Giordano di Sanfelice cavaliere di molta stima, ebbe in dono dal re Carlo I d’Angiò, per il valore da lui dimostrato nella conquista del Regno, della metà delle terre di Turrutio, di San Leone, di Scandale e di Labonìa (piccolo feudo in provincia di Cosenza), pervenute al Fisco Reale per restituzione fatta da Giovanni di Notolio, che per primo gli erano stati conceduti.Nel 1272 la metà dei feudi di Scandale e San Leone passano a Guglielmo di Amendolea, barone di Calatabiano che Carlo d’Angiò compensò con ampie concessioni territoriali in Sicilia e Calabria. Dopo pochi anni, però, il milite Guglielmo abbandonò la parte dei feudi di San Leone e Scandale, che venivano confermati dal re (nel 1280) a Manassaio, figlio primogenito del quondam Stefano de Ramagio. Nel 1284 passano a Pietro de Foliuso che muore nel 1291 e le rendite del defunto, Carlo d’Angiò le concedeva a Giovanni Vigerio, sposato con Beatrice, figlia di Giordano Sanfelice, per i servizi resi al padre ed a lui. Al Vigerio andava una provvigione annua di 32 once d’oro, ricavati dai 4 feudi sopra menzionati. Per quanto riguarda la popolazione di tutti questi piccoli casali lo storico Pardi, che si avvale dei registri della Cancelleria Angioina oggi distrutti, nel 1276 conta 431 abitanti a Scandale, 300 a San Leone, 605 a Santo Stefano e 904 a Turrutio. Nel 1325 Scandale è menzionata per il pagamento delle decime nel Rationes Decimarum Italiae Apulia-Lucania-Calabria al n° 2804 riguardante la diocesi di Santa Severina, dove il cappellano di Scandale, “Presbiter Deonisius”, paga 3 tareni. Questo parroco paga la stessa somma fino al 1337. Del vecchio casale di Scandale non si hanno più notizie già dopo la peste del 1348, che determinò la scomparsa di numerosi centri abitati. Nel 1402, la contea di Santa Severina, e quindi anche il territorio di Scandale, passa a Niccolò Ruffo, marchese di Crotone, e successivamente (1430) alla figlia Enrichetta che la recò in dote al marito Antonio Centelles. In questo vecchio paese risulta che nel 1545 vi abitava solo una famiglia. Scandale Vecchio si trovava, molto probabilmente, al centro tra la Valle dell'Orco, la chiesa della Difesa, e un rudere ormai scomparso, conosciuto come Chiesetta di Santa Caterina. Infatti, in una nota a margine dell’elenco delle tasse dell’anno 1564/1565 di questo Scandale-Gaudioso, l’amministratore e tesoriere della Calabria Ultra Turino Ravaschieri, ha scritto che il vecchio casale di Scandale nell’antica numerazione dell’anno 1545 fu tassato per un fuoco (cioè una famiglia). In seguito l’antico Casale è dato per spopolato come riporta lo stesso documento che dice: “In la numeratione vecchia de Scandali se fa notamento per li numeratori dell’anno 1561 come essi sonno andati in ditta Terra et non ce hanno ritrovato persona alcuna ne segno di habitatione tale ditto loco ci e dishabitato”.

martedì 16 marzo 2010

Massime e aforismi: Sigmund Freud.



Sigmund Freud (1856-1939). Medico, neurologo e psichiatra austriaco, fondatore della psicoanalisi.



“Per educare non basta istruire”.


“Scherzando, si può dire di tutto, anche la verità”.


“La psicoanalisi è praticamente vietata ai poveri

perché non c’è nessun rimedio a questo male”.


“Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale”.


“Ogni adulto convive con il bambino che è stato”.


“La grande domanda alla quale non ho potuto rispondere è: che cosa vuole una moglie?”


“Il numero degli uomini che accettano la civiltà da ipocriti è infinitamente superiore a quello degli uomini veramente civili”.


“La nevrosi è oggi dunque quel che era in altri tempi il convento, in cui solevano trovare rifugio tutti i delusi della vita e tutti coloro che si sentivano troppo deboli per affrontarla”.


lunedì 15 marzo 2010

Serata della Comunità Scandalese a Reggio Emilia.

L’amico Carmine Grisi mi ha mandato delle foto sulla serata svoltasi a Reggio Emilia dove, da tanti anni, vivono e lavorano molti cittadini di Scandale. Si è mangiato “u cumbitu” per seguire quelle che sono le nostre tradizioni.

La serata ha avuto anche un momento musicale dove è intervenuto fra gli altri, il cantautore Scandalese, Franco Miliè (nella foto sopra).

Tutto si è svolto, naturalmente, su interessamento dell’Associazione Scandale in Emilia.




domenica 14 marzo 2010

I direttori d'orchestra Nicola e Salvatore Corsaro a Scandale.


Nella foto a sinistra, Nicola Corsaro, in quella a destra, Salvatore.



Sia prima che dopo la Seconda guerra mondiale, oltre al maestrino Antonio Barberio, abbiamo avuto come maestri di musica e direttori d’orchestra della Banda Municipale di Scandale due famosi personaggi: Nicola e Salvatore Corsaro.


Nicola è nato a Solofra in provincia di Avellino il 30 novembre 1902. Giovanissimo, apprende i primi elementi musicali da suo padre Michele, diplomato in trombone. Nel 1927 consegue presso il Liceo musicale “Salzano” di Nocera Inferiore, due diplomi d'onore: uno con Croce d'argento e l'altro con Croce d'oro, per due composizioni giovanili. Presso lo stesso Liceo si diploma come Maestro di Banda nel 1928.

Arrivato in Calabria con la famiglia, riprende l'attività di direzione di Bande musicali. Nel periodo 1932-1936 dirige le Bande musicali di Scandale, Caccuri e Belcastro. Sposa nel 1935 un'insegnante elementare, Laura Gangale, di Cirò Marina, dalla quale ha due figli, Michele e Luigi.

Dopo il richiamo alle armi durato 17 mesi, di nuovo dirige la Banda di Scandale (1946), e nel periodo 1947-50, quella di Isola Capo Rizzuto. Continua poi nel 1951 con la Banda di Careri (Rc), nel 1952-55 quella di Gerace superiore (Rc).


Salvatore è nato a Solofra il 7 ottobre 1904. Anche lui ha compiuto gli studi al Liceo Musicale “Salzano” di Nocera Inferiore, diplomandosi in tromba e strumentazione per banda.

Nel 1928, a ventiquattro anni, era già membro d’onore di quell’istituto musicale e insignito di medaglia di bronzo per le sue composizioni. Successivamente gli verranno conferite la medaglia d’argento e quella d’oro.

Seguì il padre, direttore di Banda, prima in Basilicata, poi in Calabria e si stabilì per lungo tempo a Scandale, dove si alternava col fratello a dirigere la nostra Banda Municipale. Salvatore morì a Catanzaro il 4 dicembre del 1986.

Secondo i documenti della famiglia, conservati a Solofra, la madre, Annamaria Liotti, che viveva con loro, è morta a Scandale nel 1935 a seguito di un incidente.

In poche parole, si racconta, uno scandalese a cavallo di una vecchia bicicletta la prese in pieno mentre attraversava una viuzza del nostro centro storico, uccidendola.




Banda Musicale di Scandale negli anni Trenta. Al centro della foto, il Direttore d’orchestra Nicola Corsaro (Archivio Aprigliano).



venerdì 12 marzo 2010

Foto di Crotone

PIAZZA GANDI A CROTONE



giovedì 11 marzo 2010

Chiesa di Santa Maria della Difesa.


Il piccolo Santuario di Santa Maria della Difesa di Scandale.


Come si può vedere dal passo del documento che segue, la chiesa di Santa Maria fu chiamata dall’inizio della Difesa perché tutta la zona intorno, nei documenti notarili del Cinquecento, si chiamava “Difesa delli Chiattrelli”. Mentre l’inizio del paese, cioè tutta la zona intorno a quella che adesso è piazza Oberdan, si chiamava “Difesa delli Chianetti”.

Nel 1653, in una relazione dell’architetto Onofrio Tango si legge che, “fuori dell’abitato sopra la Difesa delli Chiattrelli v’è una chiesa sotto nome della Difesa, et si celebra il lunedì et la quale è stata fatta a devotione del l’unità con tutte le cose che vi bisognano”.


Il Comune di Scandale pagava 5 ducati l’anno al prete che ogni lunedì vi si recava per dire la messa, come risulta dall’elenco delle tasse del 1653.

Nel 1687, l’ingegnere Giovan Battista Manni, ci ricorda che “fuori di detto casale vi è una chiesa sotto il titolo di Santa Maria della Difesa ad una nave coperta con tetto; vi è l’altare con l’immagine della Madonna del Rosario sopra muro, tiene una campana mezzana”.

Nel 1781 il vescovo Antonio Ganini, in un rapporto alla Santa Sede, afferma che “La chiesa di Santa Maria, volgarmente detta della Difesa, non ha nessun reddito; perciò solo nel giorno della sua festa si svolge il rito sacro per la devozione del popolo”.