domenica 16 dicembre 2012

Articolo su Domenica Bomparola



Dalle traduzioni letterarie ai versi, Bomparola pubblica le sue poesie.

«Amo Leopardi e Byron, soprattutto il primo, la cui poesia ben si attaglia alla mia anima». Nelle parole e nella scrittura di Domenica Bomparola, autrice nata a Scandale trent'anni fa, che ha raccolto tredici delle sue poesie scritte per lo più in versi liberi in un agile fascicoletto, si colgono gli accenti di un'ispirazione che coglie la vita nei suoi molteplici aspetti.
Sposata e madre di due figli, diplomata al Liceo della comunicazione, Domenica Bomparola, che dal 1999 al 2003 ha anche vissuto in Germania, rivela: «Ho cominciato a scrivere fin da piccola per pura passione, descrivo il mio paese, rifletto su ciò che vedo, ma mi soffermo anche sul passato». «Ho avuto modo – continua l'autrice – di scrivere anche favole e di tradurre alcune opere dall'inglese, tedesco e dal francese: nel periodo in cui ero iscritta all'Istituto "Gravina" di Crotone ho tradotto in lingua italiana il noto romanzo della scrittrice anglosassone Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio"».
Le ultime confidenze della poetessa, mentre da un lato aprono un altro spiraglio sulla sua ispirazione, rivelano anche un'innegabile saggezza: «Le poesie parlano di me, credo che l'autoironia sia importante». I versi proiettano i desideri della stessa autrice sul futuro immediato, in maniera concreta: «Nel mio paese verrà aperto un Centro culturale: spero di poter collaborare alle attività che vi si svolgeranno».

Articolo di Ambrogio Ryllo, pubblicato dalla Gazzetta del Sud nel giugno 2011.

venerdì 14 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

mercoledì 12 dicembre 2012

Santa Severina

Sullo sfondo si vedono le luci di  Scandale
Questa foto è del sito viaggicalabria.it

martedì 11 dicembre 2012

Una Bottega d'Arte a Scandale

Scandale - Bottega d'Arte di  Anna Simbari in tre foto By Ros

lunedì 10 dicembre 2012

Io vorrei non vorrei ma se vuoi – Lucio Battisti



Dove vai quando poi resti sola
il ricordo come sai non consola
Quando lei se ne andò per esempio
Trasformai la mia casa in tempio
E da allora solo oggi non farnetico più
a guarirmi chi fu
ho paura a dirti che sei tu
Ora noi siamo già più vicini
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
Le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto
Dove vai quando poi resti sola
senza ali tu lo sai non si vola
Io quel dì mi trovai per esempio
quasi sperso in quel letto così ampio
Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei
io la morte abbracciai
ho paura a dirti che per te
mi svegliai
Oramai fra di noi solo un passo
Io vorrei non vorrei ma se vuoi
Come può uno scoglio
arginare il mare
anche se non voglio
torno già a volare
Le distese azzurre
e le verdi terre
le discese ardite
e le risalite
su nel cielo aperto
e poi giù il deserto
e poi ancora in alto
con un grande salto


domenica 9 dicembre 2012

Ezio Scaramuzzino - Il medico Mauro

Il medico Mauro con la famiglia in una foto dell'Archivio Aprigliano

Il medico Mauro

Al mio paese, a Scandale, molti della mia età, o almeno della mia generazione, hanno una cicatrice sul lato sinistro della gola. In passato i forestieri, una volta notato il fenomeno, sulle prime pensavano ad una patologia di carattere locale, come chi fosse capitato in quel paese di montagna dove tutti avevano il gozzo a causa della carenza di iodio. Se il forestiero avesse poi chiesto delucidazioni, di certo si sarebbe sentito raccontare qualcosa sul dottor Giuseppe Mauro.
Il medico Mauro, come allora tutti lo chiamavano, aveva fatto la guerra d'Africa e negli ospedali da campo, tra i tanti morti e feriti, aveva avuto modo di farsi una vasta esperienza di chirurgo. A guerra finita e con il suo raggio d'azione ridotto ormai ai pochi abitanti del paese, il medico non aveva deposto le sue velleità di chirurgo ed aveva scelto come obiettivo primario dei suoi interventi la ghiandola sottomandibolare, che egli sezionava o asportava evidentemente in un numero spropositato di casi.

Ho solo un confuso ricordo dell'intervento al quale anche io fui sottoposto. Mi rivedo bambino, tenuto stretto da alcune persone, che mi impedirono di muovermi, ma certo non poterono impedirmi di gridare. Mia madre mi raccontava spesso delle parolacce e delle maledizioni che, in quella circostanza, lanciai contro il medico Mauro. Mi diceva anche che l'offesa più sanguinosa che io gli rivolsi fu quella di chiamarlo "catalùagnu", come allora a Scandale venivano chiamati per scherno quelli di San Mauro Marchesato, da dove il medico proveniva.
Forse il medico Mauro, in qualche parte del cielo, sta ancora ad osservarci. Se così fosse, a nome mio e di tutti coloro che sono passati sotto i suoi ferri, gli chiedo scusa per le tante parolacce di quel giorno e le tante ricevute da altri bambini. Certamente lui avrà avuto i suoi buoni motivi per fare ciò che ha fatto e poi, se io sono ancora qui a raccontare queste vicende di tempi ormai lontani, per un po' è anche merito suo.

Ezio Scaramuzzino, Violetta spensierata e altri racconti, Gruppo Editoriale l’Espresso, 2012, pag. 29. - Il libro si vende solo sul sito ilmiolibro.it