venerdì 7 dicembre 2012

Calabresi famosi - Gianni Versace


Gianni Versace
Reggio Calabria, 1946 – Miami Beach, 1997
Stilista e imprenditore italiano.

Ha detto
"Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d'Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, dove ho cominciato a respirare l'arte della Magna Grecia".

La villa di Versace a Miami Beach dove è stato assassinato

giovedì 6 dicembre 2012

Quando i tifosi scandalesi resistono

Tifosi scandalesi asserragliati sotto una scala per non abbandonare la squadra turante il maltempo (foto By Ros).

mercoledì 5 dicembre 2012

Cosenza in una foto d'epoca

Cosenza - Corso Mazzini in una foto del 1956 inviata da Franco Papaianni

martedì 4 dicembre 2012

lunedì 3 dicembre 2012

domenica 2 dicembre 2012

Alberto Elia, il Pittore di Scandale

Scandale - Via Principe Umberto in un dipinto di Alberto Elia

ALBERTO ELIA

È nato a Scandale il 3 febbraio 1955, quando la provincia era Catanzaro. Opera e risiede attualmente nello stesso paese. È artisticamente autodidatta. Le sue opere sono un po’ dappertutto, principalmente in Europa. Ha vinto alcuni premi a livello di mostre nazionali, ma non crede nei metodi convenzionali di pubblicizzazione  in quanto l'arte in sé stessa non è soggetta a raccomandazioni varie né a speculazioni di natura politica, filosofica, critica o culturale e finanche commerciale.
L'arte (dice) è semplicemente l'espressione di un linguaggio particolare che serve a comunicare agli altri, con tecniche varie ed in modo semplice i molteplici aspetti della realtà del mondo e dell'universo che ci circonda. Un vero artista non insegue nessuna gloria, come i grandi del passato, ma semplicemente esprime se stesso con l'arte, e ciò a partire dagli autori dei graffiti delle grotte franco-spagnole fino ad artisti come Van Gogh, Gauguin, e via dicendo fino ai nostri giorni.
Inoltre l'arte non dovrebbe neanche essere classificata con le solite etichette come: arte antica, moderna, classica, romantica, impressionista, espressionista, divisionista, cubista, avanguardista, ecc. ecc., in quanto l'arte non è appunto classificabile, visto che molti artisti moderni ricalcano e mescolano temi e tecniche antiche e moderne. Ciò è comprensibile solo sulla base del racconto della storia dell'arte. Infine la vera arte non è neanche scolastica e metodica, ma è espressione di doni divini innati nell'uomo, per cui si può concludere che: "Un vero artista nasce artista".

Ho leggermente modificato la sua autobiografia, pubblicata dal sito Musica x Sempre.

venerdì 30 novembre 2012

Pagine di storia - Garibaldi privato

Giuseppe Garibaldi

Garibaldi e l'impresa dei Mille: questione di patria o questione di corna?

Il grande libro della Storia è ricco di biografie di personaggi che, anziché aderire a criteri scientifici di stesura, appartengono al genere fantasy delle agiografie, cioè le gesta dei santi considerati modelli di virtù da seguire. Provare ad applicare un po' di sano criticismo allo studio delle suddette biografie significa spesso attirarsi accuse di oltraggio, sacrilegio o addirittura, come nel caso di Garibaldi, di vilipendio; come se nel mondo esistessero uomini perfetti o infallibili.

I manuali scolastici, quando si soffermano sul Risorgimento, tralasciano di considerare le motivazioni contingenti che indussero l'«Eroe dei due mondi» a impegnarsi in un'impresa apparentemente folle e disperata quale la spedizione dei Mille. Nel gennaio del 1860, solo cinque mesi prima della celebre partenza dallo scoglio di Quarto, Giuseppe Garibaldi era divenuto lo zimbello della Penisola, l'abituale oggetto di scherno nei salotti mondani. Persino Vittorio Emanuele II, che tanto «galantuomo» non era data la scabrosa e per niente segreta relazione intrattenuta con la plebea Rosa Vercellana (la «Bela Rosin»), soleva sbeffeggiare il condottiero nizzardo, forse perché, per una volta, il sempre nutrito gruppo dei pettegoli italici sarebbe stato distolto dai rumors sulla chiacchieratissima vita privata del Re di Sardegna.
L'opinione pubblica nazional-popolare cristallizzerà il mito amoroso di Garibaldi e Anita, quando in realtà il generale visse avventure sentimentali continue e impetuose, tutte caratterizzate da un paradosso evidente: attratto dalle nobili benestanti (fra le tante la duchessa di Sutherland o la baronessa Esperance von Schwartz), finiva per procreare con le popolane. Nel 1859 ebbe una figlia dalla sua cameriera, Battistina Ravello. Ne approfittò per certificare la moglie di Anita, morta dieci anni prima fra le paludi malsane di Comacchio, cercandone e trovandone il cadavere alle foci del Po. Legittimare la sua vedovanza costituiva il via libero legale per contrarre un nuovo matrimonio.
La scelta cadde sulla diciassettenne marchesina Giuseppina Raimondi. L'aveva incontrata nel giugno 1859 sulle rive del romantico lago di Como e lì l'aveva stupita con una cavalleresca dichiarazione d'amore in ginocchio, venendo però respinto dalla fanciulla. Sarà tuttavia la stessa Giuseppina a rifarsi viva qualche mese più tardi, manifestando il suo assenso all'unione; ma questa volta fu Garibaldi a tergiversare, adducendo scuse quali la differenza di età (Garibaldi aveva allora cinquantadue anni) e il suo carattere malinconico. Accadde però che il buon Giuseppe, ospite nella tenuta dei marchesi Raimondi nel Comasco, incorresse in un brutto incidente a cavallo che lo costrinse a rimanere a letto per tre mesi in casa di Giuseppina, «prigioniero» dell'avvenente fanciulla e del di lei padre, fan sfegatato del generale. Fu così che il 24 gennaio del 1860 i due colombi convolarono a nozze.
Terminata la funzione religiosa nella cappella di famiglia, una volta benedetta solennemente la coppia, Garibaldi ricevette brevi manu una lettera in cui la neo-sposa veniva accusata di infedeltà ripetuta: pare che Giuseppina si intrattenesse con ben due amanti, uno dei quali, il bergamasco Luigi Caroli, l'aveva ingravidata poco tempo prima delle nozze. Era stato presumibilmente il marchese-padre a pianificare il matrimonio-riparatore con l'«Eroe dei due mondi» nelle vesti di marito-fantoccio.
Incalzata dallo sposo, Giuseppina ammise immediatamente la sua colpa. A questo punto, sulle reazioni a caldo di Garibaldi circolano voci contrastanti: per alcuni egli si sarebbe cavallerescamente limitato ad apostrofarla con la frase «Marchesa, voi siete una sgualdrina», ma secondo altri il generale le avrebbe addirittura messo le mani addosso. Fatto sta che i coniugi non si rividero più e per Giuseppe cominciò una sorta di «gogna mediatica» finché il siciliano Francesco Crispi non lo persuase a intraprendere la spedizione più importante della sua vita, cinque mesi dopo.
Garibaldi probabilmente pensò che un'avventura del genere avrebbe certamente riscattato il suo onore ed ebbe ragione: in fondo, oggigiorno, la storiografia ufficiale parla dei suoi Mille e non delle sue corna.

Articolo pubblicato sulla rivista Costa Viola Informa n. 5, Anno 2, Dicembre 2011