![]() |
| Carmine Vasovino e Lucio De Biase in una foto pubblicata su Facebook |
giovedì 7 giugno 2012
mercoledì 6 giugno 2012
Massimo Taparelli, marchese d'Azeglio
![]() |
| Massimo d'Azeglio in un dipinto di Francesco Hayez |
“Fatta l'Italia bisogna fare gli
italiani”
Massimo Taparelli d'Azeglio
(Torino 1798 – ivi 1866)
Politico, letterato, pittore e
patriota.
La frase originale si trova ne I miei ricordi e suona così: “Purtroppo
s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani”.
Etichette
Italia,
massime e aforismi,
Massimo Taparelli d'Azeglio,
Storia
martedì 5 giugno 2012
lunedì 4 giugno 2012
Quando meno te lo aspetti
L’amore arriva quando meno te lo
aspetti.
Io me lo aspetto sempre
quindi non arriva mai.
Virginia S.
Roma – Maggio 2012
domenica 3 giugno 2012
Scandale 1961 - Lettera delle bambine della Casa di Carità al settimanale “OGGI”
![]() |
| Foto d'epoca pubblicata dal sito della Casa di Carità |
Nei primi mesi del 1961 don Renato
mandò una lettera al settimanale “Oggi” per chiedere un aiuto ai lettori di
tutta l’Italia a favore delle orfanelle della Casa di Carità. Tutti aspettarono
per settimane che la lettera apparisse. In verità, sembra, non fu mai
pubblicata, così le orfanelle decisero di scrivere al direttore, Emilio Radius,
per esprimere il proprio disappunto. Il direttore, accortosi dell’errore, per
rimediare pubblicò la lettera che segue, che ebbe i suoi effetti, perché molte
persone mandarono le offerte, e don Renato ringraziò tutti con una successiva
lettera che ho già pubblicato su questo blog nel dicembre 2011.
FEDE
Signor
direttore,
sappiamo
che tempo fa il reverendo don Renato Maria Cosentini (nostro fondatore e
direttore) le rimise una lettera-supplica da pubblicare sul suo autorevole
settimanale e in nostro favore. Ogni venerdì è una delusione. Sappiamo che,
appartenendo alla Calabria, povera terra, abbandonata dal governo e dagli
uomini buoni, forse solo cara a Dio, non avremmo ottenuto nulla di buono, ma
avevamo tanta fiducia nel suo settimanale... A insaputa ora del nostro
direttore, le scriviamo almeno per conoscere il perché di tale trattamento e
anche per non attendere oltre invano.
Ci scusi,
capisca il nostro stile, signor direttore, siamo orfanelle, povere creature
innocenti, private delle gioie più legittime della vita, qui raccolte e
sfamate, e la nostra cultura non supera quella media di una scolaretta
elementare.
Scandale
(Cosenza) – Le orfanelle della Casa di Carità
Risposta del direttore
Figliuole
mie, scusatemi. Le richieste di aiuto sono tante: e a volte abbiamo
l’impressione di abusare della bontà dei nostri lettori. Ma forse il torto è
nostro, un torto di uomini di poca fede. Pubblichiamo la vostra lettera, dopo
avervi mandato un piccolo segno di solidarietà e di simpatia. Da oggi voi ci
siete particolarmente care.
“OGGI”, Anno XVII, n° 12, settimanale
di politica, attualità e cultura – 23 marzo 19 61
| Scandale - Particolare di Villa Condoleo sede della Casa di Carità |
Etichette
Casa della Carità,
Don Renato Cosentini,
Scandale,
Storia,
Villa Condoleo
sabato 2 giugno 2012
Scandale 2 giugno 1961 – Inaugurazione del Monumento ai Caduti
Il 2 giugno 19 61, alla presenza del
Sottosegretario alla Difesa Vittorio Pugliese, dell’Arcivescovo di Santa
Severina, Giovanni Dadone, e del sindaco di allora, Nicola Paparo, fu
inaugurato a Scandale il Monumento ai Caduti delle due guerre mondiali.
Purtroppo, la foto non è chiara perché
è soltanto una scansione che ho rimediato da un libro. Non so chi possiede
l’originale.
Foto d’epoca conservata da Luigi
Aprigliano. Dalla chiesa di San Nicola, la popolazione di Scandale si dirige verso
il Monumento ai Caduti a piazza Oberdan.
venerdì 1 giugno 2012
Crotone
Crotone come era alla fine del
Settecento in un disegno dell’abate Saint-Non Jean Claude Richard (De). Voyage pittoresque
ou Description des Royaumes de Naples et de Sicile. Paris, Clousier, 1781 - 1786. Traduzione italiana - Viaggio pittoresco o descrizione del Regno
di Napoli e Sicilia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1982.
“l’ultimo dei Crotoniati è il primo dei
Greci”
(proverbio ellenico)
CROTONE - Кρότων
Intorno al 710 a .C., il gobbo acheo
Miscello, originario di Rhypes nell’Acaia, volle fondare una colonia e scelse
il luogo più salubre della terra, indicatogli dall’oracolo di Apollo a Delfi. L’origine
delfica è confermata dalle monete coniate sin dal VI secolo dalla zecca della
città che riproducono il trìpode, simbolo dell’Oracolo di Delfi.
Originariamente
colonia messapica, secondo lo studioso J. Whatmough (Prae-Italic Dialects II 258), vantava un porto importante e una
eccellente posizione presso il famoso tempio di Hera Lacinia nel “piede”
d’Italia.
Città
fiorente, aveva un perimetro di circa venti chilometri. E quando era nel suo
massimo splendore, gli atleti di Crotone divennero i più celebri, e le donne le
più belle del mondo greco. Si racconta che quando Policleto volle dipingere
Elena, si recò a Crotone e scelse come modelle le cinque fanciulle più belle.
Gli atleti Milone, Faillo e Astilo vinsero molte volte i giochi olimpici,
Pitici e Nemei. La scuola medica vantava Alcmeone e Democede. Per lunghi anni
vi risedette il filosofo Pitagora e non va dimenticata la gloria filosofica della
crotoniate Teano di Brontino, secondo alcuni moglie di Pitagora.
Per la sua
posizione strategica fu al centro di quasi tutte le guerre tra le colonie della
Magna Grecia. Nel 560 a .C.
fu sconfitta dai locresi nella battaglia del fiume Sagra. Nel 532 vi si stabilì
Pitagora di Samo, che rimase in città per venti anni. Avendo coscienza della
sua forza militare, nel 510, guidati dall’atleta Milone, attacca Sibari e la
distrugge. Secondo Erodoto inviò perfino una nave alla battaglia di Salamina.
Nel 379 a .C.
venne sconfitta a Caulonia da Dionisio il Vecchio. Nel 380 a .C. circa fu occupata
per dodici anni dai siracusani, che saccheggiarono anche il tempio di Hera
Lacinia, impossessandosi di immensi tesori. Continuamente attaccata da lucani e
bruzi, chiese aiuto ai Romani. Occupata per un breve periodo dai cartaginesi
durante la seconda guerra punica, diventò successivamente colonia romana (194 a .C.). Perso il suo
antico splendore, venne abbandonata e finì i suoi giorni divorata dalla
malaria.
Fu sede
vescovile, e, per tutto il Medioevo e l’era moderna, l’unico centro abitato con
un porto notevole sulla costa ionica calabrese. Nel XIII secolo, Pietro II
Ruffo vi ottenne il titolo di marchese. Nel 1799 schieratasi con la Repubblica Partenopea ,
subì il saccheggio delle Masse di Santa
Fede del cardinale Fabrizio Ruffo; ma nel 1808, tornata fedele a Ferdinando
IV di Borbone, resistette per lunghi mesi ai Francesi. Negli anni Trenta
divenne città industriale e oggi è capoluogo di provincia. Della città greca
resta soltanto la maestosa colonna del tempio di Hera Lacinia e i resti del
santuario. Nel centro storico si può ammirare il castello detto di Carlo V, che
ospita il Museo archeologico.
Etichette
Acaia,
Calabria,
Crotone,
Miscello di Ripe,
Saiint-Non,
Storia
Iscriviti a:
Post (Atom)










