Foto di famiglia e libro del nostro compaesano Antonio Fava che dirige a Reggio Emilia una scuola di Teatro.
Foto di famiglia e libro del nostro compaesano Antonio Fava che dirige a Reggio Emilia una scuola di Teatro.



Venendo a Scandale per motivi familiari ho comprato il mensile Kairos di settembre dove a pagina 8 c’è un lungo articolo su Giammiglione di Consuelo Ruggiero che apre dicendo: “Crotone città di Pitagora, di mare, cultura e tradizione, di siti inquinati, discariche a cielo aperto e cittadini avvelenati. Promozione turistica, pubblicità a tutto campo con testimonial d’eccezione, stagioni estive dai grandi nomi e gente che continua a morire di tumore. Da mesi al centro di preoccupanti polemiche su materiali tossici utilizzati nella costruzione di edifici scolastici e interi quartieri popolari, si ritorna a parlare di Crotone come centro preferenziale di una nuova discarica per la raccolta di rifiuti tossici”.
Nell’editoriale di apertura a pagina 6 dal titolo “Non parole ma progetti”, il nostro Iginio Carvelli ci ricorda che “I detentori della politica e delle istituzioni si sono inventati la regia istituzionale come primo atto di buona volontà per affrontare i problemi del territorio crotonese. Si tratta di un film che abbiamo visto tante altre volte. Medici intorno a un letto di un territorio malato. Ognuno con la sua diagnosi azzarda una ricetta. Però nessuno si muove verso una farmacia per acquistare una medicina, quella giusta ed efficace, naturalmente. Il detto antico ci avverte che mentre il medico studia, il malato muore”.
A pagina 14 interviene anche il sindaco di Scandale Fabio Brescia che dice: “Noi diciamo no alla discarica di Giammiglione con la coscienza che il problema va affrontato seriamente attorno ad un tavolo istituzionale”. L’intervista continua dicendo che “La realizzazione della discarica in quella località limitrofa al tratto di territorio in questione, dato l’allarmismo creatosi tra la popolazione, chiede il coinvolgimento dell’amministrazione comunale, in tutti i tavoli e le conferenze di servizio che abbiano per oggetto discussioni inerenti la discarica in questione”.
E continua: “La realizzazione della discarica in quella località, sarebbe causa di una ricaduta ambientale negativa, che imporrebbe una valutazione ambientale complessiva, con la previsione di successive misure di compensazioni ambientali delle quali questo Comune, sicuramente non potrebbe essere escluso”.

Sceso in paese, spara su chiunque gli si pari davanti e lo uccide. L’appuntato Fimiani, che è sotto inchiesta per aver favorito la sua fuga, gli si fa incontro col mitra imbracato. A lui Michele non ha il coraggio di sparare. E Fimiani, con le lacrime agli occhi, lascia partire una raffica che sembra non avere fine.


Ogni notte Michele scende in paese per incontrarsi con Miliella. Una sera è sorpreso da una pattuglia di carabinieri, ed è costretto a far fuoco, ferisce uno di loro. Gli stessi contadini che fino ad ora lo avevano protetto lo abbandonano. Ora è solo, braccato dalla legge e dagli uomini del barone.

Michele si è nascosto sui monti, il tradizionale rifugio contro la legge spesso ingiusta. Fa la vita del brigante, ma in paese tutti continuano a volergli bene e a prestargli il loro aiuto. Nino è sempre più legato all’amico, ancora di più ora che Miliella è legata all’amico.

Il barone vuole vendicarsi di Michele. Basandosi su un errore di procedura riesce a farlo incriminare di nuovo per l’omicidio di Aprici. Michele convince l’appuntato Fimiani, venuto ad arrestarlo, a lasciarlo fuggire, e l’appuntato che lo sa innocente, si distrae un attimo, quanto basta perché Michele fugga.

Niente li ferma, né le fucilate delle guardie del barone, né gli sbarramenti di filo spinato, nemmeno la morte di un compagno. Michele è alla testa dei contadini, è il loro capo. Quando il feudo è stato occupato i carabinieri sanciscono il diritto dei contadini sulle terre.
L’uomo sulla destra col bastone è Giovanni, padre di Franco Miliè.
I contadini vivono tra mille stenti, eppure ci sono le terre del feudo del barone che si stendono per ettari ed ettari, incolte. Basterebbe ararle per vincere la fame. Dopo molte esitazioni e paure, finalmente i contadini si decidono e con le loro famiglie occupano il feudo.



Nino è sconvolto dall’arresto di Michele, diventa riottoso e attaccabrighe, e trova comprensione e conforto solo nella sorella Miliella. Intanto il padre parte per la guerra e non tornerà più. Una notte alla casa di Nino bussa Michele: è fuggito dal carcere ed è tornato in paese per vendicarsi di Giulia.
Superata, però, la diffidenza iniziale, Nino diventa amico di Michele Rende, un giovane fiero, spavaldo, nemico di ogni ingiustizia e di ogni sopruso. Nessuno sa che Michele è l’amante di Giulia Ricadi, sorella del Podestà e promessa sposa di Natale Aprici, ricchissimo proprietario terriero.


Siamo alla fine dell’autunno del 1942. Nino Stigliano, un ragazzetto undicenne, per sfuggire ai bombardamenti che sconvolgono la zona costiera, si rifugia con la famiglia in un paesetto dell’entroterra calabrese. È Nino che racconta il film in prima persona.

Sopra la locandina del film. Sotto, una scena che riguarda l’occupazione delle terre nel Marchesato. Foto del film Il Brigante. Archivio cinematografico privato, Roma.
